Una serata sull’aia, con la luna piena (2 Ruote di Resistenza)

Senza titolo2 Ruote di Resistenza. Alla fine, dopo tanta indecisione sullo spazio da utilizzare – se il fienile ristrutturato, più raccolto e più suggestivo, o il palco, che del resto era anche già pronto – abbiamo scelto l’aia di fronte alla casa, per la serata con Nica Mammì e Daniele Contardo, “2 Ruote di Resistenza, alla ricerca del popolo che manca”, perché in fin dei conti è proprio l’aia dove si riunivano le nostre generazioni precedenti – veniamo tutti dalla campagna – per le feste più importanti o per la raccolta dei prodotti nei vari momenti del ciclo annuale. Era l’aia il cuore della vita in campagna, il luogo dove tutto confluiva o da dove tutto partiva.

3Il luogo era reso ancora più suggestivo, l’altra sera (sabato 29 agosto), da una bella luna piena sorta al momento giusto proprio davanti alla casa: Nica e Daniele, lanciati come due cantastorie, alternando l’oralità alla musica dell’organetto, con le loro biciclette appoggiate un poco più in là, potevano vederla alta di fronte come a chiudere l’aia, e le tante persone raccolte attorno a loro per ascoltarli potevano sentirla rassicurante alle proprie spalle.

“Alla ricerca del popolo che manca”: fin dalle prime battute, il racconto del loro viaggio in bicicletta attraverso l’Italia, da Bussoleno in Valsusa fino a Diamante in Calabria, si è intrecciato con le tante storie raccolte anche da altri prima di loro, a iniziare da Nuto Revelli, con diverse citazioni dai suoi libri e dalle sue Langhe. E poi altre storie, tratte dal tempo e dai tempi che ci hanno preceduti, quelli delle nostre origini, e tratte dai diversi luoghi attraversati nel viaggio, tutti partecipi, ciascuno con la sua unicità di esperienze di vita, della stessa cornice storica e popolare. Come le lotte dei contadini nel dopoguerra, ricordando in particolare quelle dei contadini siciliani, calabresi, lucani e pugliesi, con gli eccidi di Melissa, Torremaggiore, o il ruolo condiviso anche dalle donne, sempre in prima fila in quelle lotte, come ad esempio Angelina Mauro, uccisa a Melissa nel ’49 o Giuditta Levato, uccisa a Calabricata nel ’46. È stata letta la poesia che il poeta e sindaco contadino Rocco Scotellaro dedicò a Giuseppe Novello, ucciso a Montescaglioso nel ’49.

1“Alla ricerca del popolo che manca” più che un progetto sembra quasi una sperimentazione in continuo divenire, nel senso di ricercare, viaggiando lenti, alla velocità di crociera di un ciclista che non deve vincere trofei di un giorno, e quindi può fermarsi, ascoltare, guardare un po’ più da vicino, lungo l’Italia dei paesi e delle contrade, gli echi non solo delle storie di ieri – da ricordare, ricomprendere e valorizzare, evitando anche i miti frettolosi che dimenticano le fatiche di quel mondo e la condizione di sfruttamento, ma evidenziando che quella marginalità poteva essere superata seguendo altre strade rispetto a quelle imposte da una logica di sviluppo che ci crea anche oggi continuamente nuovi problemi, rispingendoci indietro – ma ponendo attenzione anche agli echi di oggi, dalle tante esperienze di ritorno all’agricoltura, mai banali e nemmeno queste da mitizzare in base alle mode di un giorno ma che richiedono come sempre la concretezza del lavoro e la tenacia dell’impegno 2quotidiano, fino a prestare un’attenzione maggiore e più rispettosa alle tante Resistenze, che ancora ci sono, come quelle contro le grandi opere in tutte le loro infinite gamme, a cui si oppongono “i comitati”. Ecco che il viaggio allora ha inizio proprio dalla Valsusa, con la sua storia antica, e poi attraversa tante altre realtà nel paese: dal NoTav al No Triv, si diceva, per condensare questo mondo in una battuta.Una sperimentazione aperta, dunque, e un cammino che prosegue, in cerca di altre storie e di sempre nuove contaminazioni, sperimentazioni.

Ho parlato qui solo di alcuni aspetti di questo viaggio, la cui stessa documentazione raccolta nel sito bikepartisans è tuttora in elaborazione, così come lo sono i viaggi tuttora in corso, e non ho detto nulla della musica, che non è certo un semplice accompagnamento ma è l’anima stessa del raccontare giullaresco, raccogliendo i rumori di fondo e le voci dal basso per restituirle sotto forma di emozioni, echi, sonorità, vibrazioni che ancora oggi sentiamo e continuiamo a creare. Ne parla Daniele nella pagina di Abesibe.

11951603_420963551430050_4916066567871015303_oPersonalmente, ho avuto il piacere di introdurre Nica e Daniele con una lettura, dal mio libro L’erba dagli zoccoli in corso di stampa, di un brano sulla storia di Rocco Scotellaro e le lotte contadine in Lucania, dedicandola a Giuseppe Novello, e ho avuto il piacere anch’io di sperimentare qualcosa di nuovo, grazie all’accompagnamento grafico di Andrea Silicati, che mentre io leggevo disegnava in una tavola unica – un po’ come quelle dei cantastorie, per restare in tema – il profilo delle colline lucane che alla fine inglobavano il volto di Scotellaro dietro le sbarre, e insieme le ombre della notte tragica di Montescaglioso. Ho voluto fare un’introduzione vera al racconto di Nica e Daniele sul popolo che manca, che avrebbe poi riempito la nostra serata di luna piena.

La serata è stata organizzata da Musica Distesa, Altrovïaggio e NotteNera, con la partecipazione di Arci, Anpi, Libera , Shambhala e Fuori dalle vie Maestre.

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