La questione meridionale (o la civiltà contadina, o la rivoluzione), secondo Levi

lucania_61_immagini-13L’individuo non è un’identità chiusa, ma un rapporto, il luogo di tutti i rapporti.  “Noi non possiamo prevedere quali forme politiche si preparino per il futuro: ma in un paese di piccola borghesia come l’Italia, e nel quale le ideologie piccolo-borghesi sono andate contagiando anche le classi popolari contadine, purtroppo è probabile che le nuove istituzioni che seguiranno al fascismo, per evoluzione lenta o per opera di violenza, , e anche le più estreme e apparentemente rivoluzionarie fra esse, saranno portate a riaffermare, in modi diversi, quelle ideologie; ricreeranno uno Stato altrettanto, e forse di più, lontano dalla vita, idolatrico e astratto, perpetueranno e peggioreranno, sotto nomi nuovi e nuove bandiere, l’eterno fascismo italiano.  Senza una rivoluzione contadina, non avremmo mai una vera rivoluzione italiana, e viceversa.  Le due cose si identificano. Il problema meridionale non si risolve dentro lo Stato attuale, né dentro quelli che, senza contraddirlo radicalmente, lo seguiranno. Si risolverà soltanto fuori di essi, se sapremo creare una n uova idea politica e una nuova forma di Stato, che sia anche lo Stato dei contadini, che li libera dalla loro forzata anarchia e dalla loro necessaria indifferenza.  Né si può risolvere con le sole forse del mezzogiorno: ché in questo caso avremmo una guerra civile, un nuovo atroce brigantaggio, che finirebbe, al solito, con la sconfitta contadina, e il disastro generale; ma soltanto con l’opera di tutta l’Italia, e il suo radicale rinnovamento. Bisogna che noi ci rendiamo capaci di pensare o di creare un nuovo Stato, che non può più essere né quello fascista, né quello liberale, né quello comunista, forme tutte diverse e sostanzialmente identiche della stessa religione statale. Dobbiamo ripensare ai fondamenti stessi dell’idea di Stato: al concetto dell’individuo che ne è la base; e, al tradizionale concetto giuridico e astratto di individuo, dobbiamo sostituire un nuovo concetto, che esprima la realtà vivente, che abolisca la invalicabile trascendenza di individuo e di Stato. L’individuo non è un’identità chiusa, ma un rapporto, li luogo di tutti i rapporti. Questo concetto di relazione, fuori della quale l’individuo non esiste, è lo stesso che definisce lo Stato. Individuo e Stato coincidono nella loro essenza, e devono arrivare a coincidere nella pratica quotidiana,  per esistere entrambi. Questo capovolgimento della politica, che va inconsapevolmente maturando, è implicito nella civiltà contadina, ed è l’unica strada che ci permetterà di uscire dal giro fazioso di fascismo e antifascismo.  Questa strada si chiama autonomia. Lo Stato non può essere che l’insieme di infinite autonomie, un’organica federazione.  Per i contadini,  la cellula dello Stato, quella sola per cui essi potranno partecipare alla molteplice vita collettiva, non può essere che il comune rurale autonomo.  E’ questa la sola forma statale che possa avviare a soluzione contemporanea i tre aspetti interdipendenti del problema meridionale; che possa permettere la coesistenza di due diverse civiltà, senza che l’una opprima l’altra, né l’altra gravi sull’una; che consenta, nei limiti del possibile,  le condizioni migliori per liberarsi dalla miseria; e che infine, attraverso l’abolizione  di ogni potere e funzione sia dei grandi proprietari che della piccola borghesia locale, consenta al popolo contadino di vivere, per sé e per tutti. Ma l’autonomia del  comune rurale non potrà esistere senza l’autonomia delle fabbriche, delle scuole, delle città, di tutte le forme della vita sociale. Questo è quello che ho appreso in un anno di vita sotterranea.”
Carlo Levi, da “Cristo si è fermato a Eboli”

Sullo stesso argomento:
E’ il fondo poetico della loro fantasia (contadini e briganti)
“Come divenni brigante”

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