La tenda rossa

tendarossacoverwLa tenda rossa. Viaggio nell’altrove, di Tullio Bugari, FaraEditore, 2016. Opera finalista al VI Concorso Faraexcelsior e terza al Premio Prunola.

Facciamo che io ero…; è nata così questa storia, per gioco, diversi anni fa, rievocando vecchie e suggestive storie di imprese di altre epoche, ricostruendole anche per come davvero si sono svolte, ma raccontandole dentro un contesto fantasioso che le fa anche diventare altre, o forse più nostre. Ecco l’incipit e di seguito il commento di Stefano Martello per il concorso Narrabilando:

«1. Quando si dice che un ragazzo deve andare a scuola.
Sembrava una giornata normale, come tutte le altre, di quelle invernali e buie, con la sveglia che interrompe i sogni ancora caldi e le voci del babbo e della mamma che chiamano una… due… più volte… dentro un dormiveglia dolce come un pensiero che si attarda.
È con questo spirito che il nostro piccolo eroe stava emergendo dal torpore… quindi i primi movimenti con studiata lentezza… gli stiracchiamenti di braccia e gambe… e le immagini della mente che si riordinano… ma con calma, ha bisogno di un po’ di tempo ogni mattino prima di realizzare che ora si trova in questo mondo.
Una giornata come le altre, per il nostro piccolo eroe che possiamo chiamare Robinson. Ora era seduto sul letto, mentre con i sogni oramai svaniti la sua memoria tornava al film della sera prima, La tenda rossa, la storia degli esploratori sfortunati che volevano raggiungere il polo nord con un dirigibile, ma sulla strada del ritorno erano precipitati in mezzo ai ghiacci.
Dopo il caldo del letto il solo pensiero del pack – si chiamava così quella bianca distesa – faceva venire i brividi. Non di freddo, perché i brividi immaginati non mettono freddo, si limitano a farci trattenere il respiro, quando tra i denti stretti aspiriamo con rumore l’aria e agitiamo le spalle, senza provare freddo ma limitandoci a mimarlo.
Come si chiamava quel generale che come un padre malinconico cercava di fare del suo meglio? Anche se c’era ben poco da fare se non aspettare che qualcuno li andasse a cercare, e li trovasse davvero.
Perso dietro alla sua domanda il nostro piccolo eroe non poteva certo prestare attenzione ai ripetuti richiami di suo padre e sua madre: “sbrigati che la colazione è già pronta, sbrigati che facciamo tardi, sbrigati che il latte si raffredda, sbrigati che dobbiamo fermarci in pizzeria, sbrigati, sbrigati, sbrigati… hai capito che devi sbrigarti o sei diventato sordo, o vuoi che la mangi io la tua colazione, o pensi che stiamo qui ai tuoi comodi, Signor signorino: insomma, vedi di sbrigarti!”
“Come si chiamava, babbo, quel generale che si era perso al polo nord?”
“Nobile, il generale Umberto Nobile, con il dirigibile Italia, nel 1928, molti anni prima della guerra: volevano arrivare al polo nord ma durante il viaggio di ritorno una tempesta li ha fatti precipitare. Che sfigati! E adesso sbrigati per la miseria che non è l’ora di chiacchierare: mangia, lavati, indossa le scarpe, il grembiule, prendi la borsa, la giacca, il cappello, la sciarpa, ma ti sei pettinato, ti vuoi sbrigare. E la borsa? Cosa fai? La lasci a casa? Dai, muoviti, andiamo, svelto, corri che la tua scuola è l’ultima, ai margini della città!” (…)»

«Questo racconto è un gradevole omaggio. A quella Fantasia sregolata e anarchica tipica dei bambini. Che non tiene conto di alcun limite temporale, spaziale e fisico. Che è pronta a far parlare elefanti seduti su di una nuvola, senza preoccuparsi in alcun modo di quei parametri che un giorno circonderanno le vite di quei narratori strampalati e divertenti. Le ascolto o le leggo sempre con piacere, queste avventure bizzarre; questo processo di incubazione che sottende alla crescita ed al cambiamento. Con la speranza che rimanga qualcosa, tra il mutuo da pagare e l’accreditamento professionale, tra le righe o ostentato, poco importa.» (Stefano Martello)

(La recensione di Giovanni Antonini)