La tenda rossa

tendarossacoverwEh sì. Penserete che sono diventato un grafomane. Un po’ lo sono, lo confesso, ma ora vi racconto come è andata. È vero, è uscito un nuovo libro. In un periodo nel quale sono ben assorbito dalle presentazioni del mio ultimo, L’erba degli zoccoli,  con un fitto calendario di incontri  nei prossimi giorni, nonché la formula di viaggiare in coppia con un musicista, l’amico Silvano Staffolani, per offrire serate di racconti in parole lette e anche cantate.

È già assai impegnativo da solo tutto questo, anche se altrettanto divertente, e per di più alternato a diverse altre attività che mi vedono coinvolto, a iniziare dalla bella esperienza del circolo di lettura presso la Planettiana di Jesi, in questi giorni in partenza per la seconda annualità, dedicata alla Letteratura Medio orientale contemporanea, oppure il prossimo ciclo di incontri Le Marche in Biblioteca, sempre presso la Planettiana, il cui primo appuntamento sarà il 6 ottobre e la cui promozione non è ancora pronta, sta partendo in queste ore.

E in tutto questo, ecco che l’amico Alessandro Ramberti – Fara editore – riesce a infilarsi giusto giusto e far uscire il libro proprio in questi giorni, come una congiunzione di pianeti. Sto scherzando. Il lungo racconto pubblicato è in realtà un vecchio gioco, che risale addirittura a più di venti anni fa, ispirato al mondo della scuola quando i miei figli frequentavano le elementari, e io collaboravo con l’Arciragazzi, a costruire aquiloni o giocare con i libri.
Alcune di quelle attività poi riuscii anche a portarle in alcune scuole di Mostar, frequentate dai ragazzi delle famiglie sfollate da Stolac, a causa della guerra in Bosnia ed Erzegovina. Riuscimmo anche a realizzare un paio di numeri di un giornale scolastico bilingue tra quella scuola di Mostar e la scuola di Jesi frequentata dai miei figli. Il sottotitolo di quel giornalino era “BassoProfilo“, un concetto ripreso dall’Arciragazzi allora diretta da Carlo Pagliarini, che ebbi la fortuna di conoscere: il basso profilo è quello dei ragazzi, che stando più bassi riescono a vedere il mondo da un’altra prospettiva.
Il mio collega in quelle attività era un fotografo, l’amico Giacomo Scatolini, e questa idea gli piacque così che la utilizzò anche nel suo sito di fotografie: fotografie di basso profilo!
In quelle occasioni, qui a Jesi e là a Mostar, nascevano tante storie e una di queste storie prese corpo in un testo scritto, che poi col tempo però, esaurita quella fase di gioco, rimase lì, in qualche cassetto.

Infine, qualche mese fa, in una domenica di pioggia, di quelle che devi inventarti qualcosa, stimolato dalle iniziative che Alessandro con ammirevole costanza ripropone periodicamente, l’ho tirato fuori, l’ho ripulito un po’, ho aggiustato qualcosina qua e là e poi – soprattutto perché mi sono accorto che di nuovo mi divertiva questo giocare con le storie – l’ho mandato, senza preoccuparmi d’altro. E ora eccolo arrivato, tale e quale a una storia che ritorna. E di basso profilo, perché i protagonisti sono ragazzi.

Perché, poi, per giocare con le storie, in quell’occasione tirammo in ballo proprio un dirigibile? Forse lo stimolo nacque qui a casa, quando mio padre, già molto anziano, classe 1905, raccontò un giorno al suo nipotino di quando c’erano i dirigibili all’aeroporto di Jesi, finendo il suo racconto con un’immagine che aveva incantato anche me quando avevo avuto quell’età, e cioè la storia del contadino che quando vide per la prima volta in cielo quello strano coso cominciò a corrergli dietro, anzi sotto, in mezzo ai campi, per una decina di chilometri, fino al paese vicino. La tenda rossa è nata così. Per gioco, facendo spiccare in volo la fantasia, tentando di esplorare le dimensioni della vita guardandole da altre prospettive. Chissà, che non sia il caso di ritornare di nuovo a questo Basso Profilo.

La tenda rossa – viaggio nell’altrove, di Tullio Bugari, Fara editore

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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