“Senzatomica”, “Un’altra difesa è possibile” !

testataAnche le Marche tra i siti possibili per lo smaltimento di scorie nucleari? Si è conclusa ieri sera al Teatro Moriconi di Jesi l’edizione 2015 della tradizionale giornata dedicata alla pace, organizzata dalle associazioni della Consulta della Pace, insieme al Comune. Il tema scelto quest’anno per la tavola rotonda – il disarmo e la moratoria per la messa al bando delle armi nucleari – era stato già anticipato a dicembre dall’iniziativa SENZATOMICA e dalla Mostra multimediale organizzata dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai in collaborazione con il Comune di Jesi, visitata daoltre 4 mila persone, come è stato ricordato durante la tavola rotonda di ieri sera da Elisa Polzoni, in rappresentanza dell’Istituto.
Tra gli altri relatori, Paolo Gubbi, dell’Avis, che a nome della Consulta ha ricordato in particolare tra le iniziative dell’anno, il mercatino dei bambini svoltosi a luglio, il cui ricavato è stato distribuito per concorrere a tre diversi progetti di solidarietà, per i bambini profughi siriani in Turchia, per i bambini disabili in Kenia e per l’ospedale di Emergenzy in Sierra Leone.
Senza titoloGiorgio Foroni, già noto per essere un giornalista che ha realizzato servizi per Report, ha parlato delle scorie nucleari, non solo come problema di smaltimento – già di per sé assai inquietante – ma inquadrandolo più in generale nel tema degli armamenti e della risoluzione militare dei conflitti, e ponendosi domande sul ruolo delle istituzioni internazionali, come l’Onu, che dovrebbero tutelare la pace e assumono risoluzioni che poi non applicano e restano sulla carta, innanzitutto per problemi di veto incrociati tra le maggiori potenze. Oppure sottolineando come le campagne, ad esempio contro l’armamento atomico dell’Iran siano “parziali”, dovendosi piuttosto porre il problema dello smantellamento da parte di tutti, in quanto non possono esserci Stati a cui è fatto divieto e altri no.
Foroni ha poi affrontato direttamente il tema della”Pattumiera nucleare”, mostrandoci l’analogo filmato di un suo reportage andato in onda su Report nel 2.000. Attualissimo, e inquietante, anche dopo 15 anni, soprattutto se non ci lasciamo sfuggire la notizie di questi ultimi giorni del nuovo anno, e cioè, pare che anche la nostra regione Marche sia stata inserita tra i territori in cui individuare un sito per lo smaltimento delle scorie nucleari. C’è solo da rispondere NO, con la massima chiarezza e decisione. È difficile riassumere in poche righe quanto mostrato nel video, la chiusura di intere città – “Majak non esiste nemmeno sulle carte geografiche” – le conseguenze sulla salute e sul territorio, il fatto che il periodo di decadimento della radioattività del plutonio è di 240 mila anni (andando altrettanto indietro nel tempo, c’era sì e no l’uomo di Neanderthal).
Foroni ha poi ricordato anche il problema dello smaltimento dei sommergibili nucleari della ex flotta sovietica, con una pericolosità pari a 12 mila volte la bomba di Hiroshima, nonché i depositi esistenti nel mondo di armi batteriologiche e chimiche. Una realtà che ci sovrasta.
Mario Busti, dell’università della Pace, ha parlato della campagna UN’ALTRA DIFESA E’ POSSIBILE. Occorre Uscire dal pensiero unico della difesa armata e promuovere la difesa civile non armata e non violenta. La campagna prevede una proposta di legge popolare, per dare compimento agli articoli 11 e 52 della Costituzione e per introdurre l’opzione fiscale per scegliere quale difesa finanziare, quella militare o quella civile. La domanda è: da cosa siamo minacciati?, invitando a porre l’attenzione ai disastri ambientali, alla difesa del territorio, alle calamità naturali. O anche, possiamo aggiungere, la sciagurata gestione degli armamenti e dello smaltimento delle scorie nucleari, che potrebbe interessarci non solo “per sentito dire” ma anche qui, direttamente a casa nostra o nei dintorni.
Tutti temi di enorme importanza, che nemmeno esauriscono le problematiche da affrontare – si è accennato ad esempio agli F35, all’accordo transatlantico Ttip e altro – e che non si risolvono certo con una conferenza, ma richiedono invece un grande lavoro di approfondimento, consapevolezza e di partecipazione attiva e condivisa. “Se individuano davvero un sito per la pattumiera nucleare da queste parti, ci sarà da lottare!”, sottolineavano i relatori.

Un’altra puntata di Report sull’argomento, il 2/11/2008

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