“Che volete che sia, non avete mai visto un dirigibile?”

Sabato scorso, 11 marzo, ho partecipato come finalista della sezione editi, una delle quattro  previste, al Premio Letterario “Prunola” a Castelfranco Veneto.  Il mio libro – un racconto per ragazzi dal titolo «La tenda rossa, viaggio nell’altrove» pubblicato nel settembre scorso da Fara Editore – si è classificato terzo; di seguito ecco il breve brano che è stato letto, in un bel teatro affollato, con i posti esauriti.

«… Qualcosa d’insolito stava però accadendo in quella pausa nel mezzo di una giornata qualunque. Una grande ombra stava oscurando il cielo. Tutti i ragazzi si erano precipitati alla finestra, giusto in tempo per scorgere la sagoma di un immenso dirigibile che sorvolava il tetto della scuola, prima di sparire via verso il lato opposto. Per un attimo aveva lasciato dietro di sé il debole rumore del piccolo motore dell’elica, che sottile come un trapano bucava l’aria leggera nella quale sembrava volersi aggrappare. Imponente.
Poi lo rividero laggiù, lontano e piccolino, che continuava a navigare al centro di quella landa, dritto verso la sua meta.
Si trattava senza dubbio di una novità, era fin troppo evidente. Dopo alcuni secondi anche il sole sparì e iniziò a fioccare la neve. Una vera tempesta. Un vorticoso turbinio di fiocchi che tutto nascondeva e racchiudeva come dentro un soffice e candido guscio. I ragazzi avevano smesso di mangiare le merende e da dietro i vetri osservavano incantati quella nuova magia. Erano allegri e si davano spintoni. Si appoggiavano gli uni sulle spalle degli altri, scambiandosi scherzi. Qualcuno cercava di spiegare qualcosa a qualche suo amico, ma più per capire lui stesso, dato che nessuno poteva saperne più degli altri.
Tutto rischiava di assumere un andamento inconsueto per quei ragazzi e quindi la maestra intervenne per richiamarli alle più collaudate abitudini: dopo tutto era l’ora della merenda e dovevano sbrigarsi a mangiare, andare al bagno, fare ricreazione, riposarsi, essere pronti a riprendere il compito non appena il bidello avesse suonato la campanella:
“Su, non attardatevi.”
E poi, con l’aria di chi la sa lunga:
“Che volete che sia, non avete mai visto un dirigibile?”
Dentro di sé però era preoccupata, anche lei si rendeva conto che stava accadendo qualcosa di non proprio normale, seppure la sua mente vi resisteva grazie a quel sano scetticismo collaudato in tanti anni di paziente e regolare insegnamento quotidiano. Si chiedeva:
“Non sarà mica uno di quei nuovi progetti che s’inventano al Ministero?”
I ragazzi, con un fare noncurante, simulavano soltanto una scettica adesione al richiamo della maestra e tardavano ancora a mangiare o giocare, come si pensa che dovrebbero fare normalmente i ragazzi di tutto il mondo, divertirsi spensierati durante la ricreazione, in modo che nessuno si senta obbligato a capire cosa gli passi davvero per la testa.
Non era così. Loro continuavano a lanciare furtive occhiate fuori dalla finestra. Qualcosa era cambiato, non era possibile negarlo. Il turbinio di neve s’era dapprima diradato e poi, come accade alla nebbia quando l’aria si fa limpida, anche il guscio bianco di nevischio che li aveva avvolti era svanito. Davanti alla scuola ora si scorgeva una grande distesa bianca, profonda come l’orizzonte, e laggiù, poco prima della linea ultima dove lo sguardo arriva appena, s’intravedeva un puntino rosso. Sembrava quasi di udire delle voci che chiamavano… e la campanella ancora non suonava…»

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