Che il cielo mi abbia in gloria

cieloMa che succede? C’è una strana atmosfera oggi al bar aziendale, sembra d’essere in un film! Nessuna ressa, tutto in ordine, ovattato: quale bizzarra garberia s’è impossessata dei colleghi? In realtà mi puntano, mi studiano, sono attenti, ma fingendosi distratti, hanno lo sguardo diretto con noncuranza altrove. Non proprio disinvolti a dire il vero, li tradisce una certa imbranataggine mentre s’aprono a ventaglio ai miei lati per lasciarmi passare: non sono maestosi come le acque del Mar Rosso con Mosè, è evidente che si preoccupano solo di evitarmi, gli stronzi. Mah! Adesso ci scivolo dentro, fingo anch’io di guardare altrove mentre li osservo, gli stronzi. Avanzo con un passo asettico, come immobile su un tapis roulant. Cerco con lo sguardo i miei amici di caffè per riderci insieme e snobbarla questa misera performance ma non li vedo, dove i sono cacciati? Li hanno confinati in qualche perverso impegno di palazzo? In uno di quei gruppi di lavoro strappapalle che non producono mai un lavoro di gruppo? Peggio per loro, io l’avevo messi in guardia. Anche loro potevano avvisarmi, perché abbandonarmi qui con questi che non mi scrutano smorfiosi, ma che vadano a quel paese me lo gusto da solo il caffè, raccolgo il respiro e mi appoggio al bancone. Toh, è pure pronto, che solerzia! Si dev’essere sparsa voce di qualcosa di speciale che io non so ancora ma elettrizza già l’aria, hanno contagiato anche la barista, magari persino lei è stata informata ma io non ho il tempo di chiederle nulla: con i suoi modi spicci mi sbatte la tazzina sotto il naso e sparisce. Ancora un po’ e me lo tira il caffè, che il cielo se la porti in gloria.
Ora posso gustarlo. Gustarlo? Si fa presto a dirlo! Forse è meglio trangugiarlo in fretta. Già il solo aspetto mi mette ansia, è una cacchetta liquida, la solita mirabile ciufega. Secondo me ci mescola di nascosto nella miscela una polvere di ghianda bruciata, non c’è altra spiegazione. Oppure sarà l’acqua, sarà la mano sarà un colpo che se lo piglia quel caffè dal retrogusto che si appiccica al palato e non lo raschi più via. E le ali di folla del Mar Rosso che fingono di non guardarmi, che fanno? Eccoli là che sorseggiano ‘e ridendo e scherzando’, non prestano attenzione al caffè fingono che sia buono. Che avranno da ridere? Continuano a non filarmi e mi aprono di nuovo un varco appena accenno a muovermi: è forse un delicato invito a sloggiare in fretta da questo luogo, dove ero sceso per rilassarmi un poco, illuso di trovarmi immerso nel calore amico? Non sono più forse parte di questo branco? Che il cielo li abbia in gloria. (…)

(Incipit del racconto selezionato nel concorso rapida.mente e pubblicato nell’omonima antologia da fare editore; un altro racconto ispirato dallo stesso argomento, Ultimo benchmark, è stato pubblicato sulla rivista on line La macchina sognante)