L’anniversario degli sciacalli

Lucia Vastano

2Da parecchi mesi a questa parte sono sommersa di richieste/offerte di collaborazione da parte di chi vuole occuparsi di “fare qualcosa” per il prossimo 50esimo anniversario del Vajont. Alcune delle proposte che mi sono state sottoposte partono da persone sinceramente interessate ad avvicinarsi alla storia del Vajont e del suo dopo. Ma per altri, vedi RAI , GIRO D’ITALIA, etc etc. è solo un pretesto per alimentare la tv delle lacrime oppure per cercare di guadagnare $ sulla pelle (viva) dei morti e del dolore degli altri.

Chi li ha visti questi signori in tutti questi anni? Oramai seguo da vicino i superstiti da oltre 11 anni e in tutto questo tempo non ho mai incontrato la sincera solidarietà di NESSUN PARTITO (con l’eccezione degli (oramai ex) onorevoli Gino Sperandio e Paolo Cacciari di Rifondazione, ma per cronaca devo ricordare anche un paio di altri dirigenti friulani dello stesso partito che non si sono comportati allo stesso modo), di NESSUN GIORNALISTA (quanti, anche famossissimi ne ho accompagnati su a Longarone e Erto e Casso che, una volta scritto/copiato (dal mio libro) il pezzo poi sono spariti;), NESSUN PRETE O SANTO.

NESSUNO DI LORO si è affiancato alla storia del Vajont anche per farne un simbolo e una chiave di lettura di tante altre storie più recenti. Dall’Aquila all’Ilva di Taranto.
E questa nostra solitudine è condivisa da altre associazioni che lottano per la giustizia (penso all’associazione vittime dell’amianto, ai familiari delle vittime dell’Eureco, agli amici del presidio di San Pietro).

Ora, in occasione di un importante anniversario, ecco una schiera di personaggi che si fa avanti, che telefona ai vari superstiti assicurando loro vicinanza, solidarietà e quant’altro.

So che molti di loro faranno dei danni, come tutti quelli che pretendono di essere accolti come i salvatori della patria.

Ci sono state due onorevoli del PD che voglio ricordare per nome e cognome , Sabina Rossa e Simonetta Rubinato che hanno messo la firma su quella vergognosa legge che ha fatto del 9 ottobre -anniversario del Vajont- la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri industriali e ambientali causati dall’incuria dell’uomo”.

Quella parola incuria è una violenza ai morti di moltissimi di questi cosiddetti disastri industriali, come i morti del Vajont, di Marghera, di Stava, dell’amianto e ora anche della Ilva di Taranto. Non c’è incuria dove c’è consapevolezza di causare morti, si tratta di omicidio premeditato a mio giudizio con l’aggravante di essere fatti a scopo di super lucro (potevano già guadagnare bene rispettando le norme di sicurezza).

Si fanno danni con l’ignoranza anche quando si pensa di fare bene. Ma la molla che sta alle spalle anche degli incompetenti (cosa grave se si è dei politici) è la voglia di mettersi in luce, di far vedere che si sta facendo qualcosa di bene, o perlomeno qualcosa. Trattano argomenti di cui non sanno nulla ed hanno paura ad avvicinarsi alla gente che ha vissuto tragedie sulla propria pelle: potrebbe attaccare loro il morbillo.

In questi tempi la politica continua a dire: bisogna riavvicinare la gente alla politica. Il problema è proprio l’inverso: bisogna che i politici si avvicinino alla gente. Come si dice: si devono sporcare le mani, devono camminare nel fango, conoscere il puzzo della miseria, della povertà e del dolore e non fare i professorini a distanza che della vita non sanno niente.

Scusato lo sfogo, come al solito mi faccio prendere la mano, ma non se ne può più di gente che parla e non sa nemmeno quello che dice, che conosce solo i salotti e che, quando commette reati, anche gravi, nemmeno finisce in galera, ma in appartamenti da 900 metri quadrati con piscina, bagno turco personale di servizio che serve gli aperitivi. O che fugge ai Caraibi o ad Hammamet e lo chiama esilio dalla persecuzione.

Per noi il prossimo 9 ottobre sarà un’occasione importante per mettere tutte le vittime delle tragedie causati da GRAVI colpe dell’uomo in nome dei soldi, del potere, e di un qualsiasi sviluppo che non tenga conto del reale benessere collettivo. Non si possono sacrificare bambini per far quadrare un qualsiasi PIL.

Voglio ringraziare tutti quei CITTADINI PER LA MEMORIA DEL VAJONT che sacrificando il loro tempo e soldi hanno partecipato ai presidi in diga, alle altre iniziative e che da anni stanno vicini alla causa del Vajont: insegnanti, gente comune, fotografi e giornalisti freelance (da Giacomo Scattolini a Francesca e Eirik e Inde Marisancho), attori, studenti, avvocati, i ragazzi che mi hanno dato una mano a impaginare locandine e libri e a farne l’editing, disoccupati, pensionati, quelli che viaggiano da Ravenna, Reggio Emilia, Rimini per stare con noi, quelli che ci seguono a distanza da Roma e da Salerno o dalla Sicilia, dalla Spagna, quelli che hanno lottato con noi anche su queste pagine FB. Insieme si potrà fare qualcosa di positivo per il prossimo anniversario. Per quello che mi riguarda TUTTO IL RESTO E’ NOIA.
(30 novembre 2012)

Lucia Vastano, giornalista professionista dal 1982, ha lavorato nelle redazioni di molti giornali e collabora da freelance con diverse testate italiane e americane. Come inviata di guerra è stata in Libano, in Angola, in Salvador, in Cambogia, nel Golfo e in Iraq, nei Balcani, in Albania, in Afghanistan e nel Kashmir.
E’ autrice di numerosi reportage da vari Paesi africani, dalla Cina, dall’India, dagli stati islamici dell’Asia Centrale. Nel 2004 ha vinto il Premio giornalisticointernazionale dell’UNESCO riservato agli inviati di guerra.
Tra i suoi libri,  “Vajont, l’onda lunga” e “I palloncini del Vajont, storia di una diga cattiva “. 
Lucia Vastano,  pagina FB

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