Amazzoni

Copertina_Quando_le_004QUANDO LE AMAZZONI DIVENTANO NONNE, di Loretta Emiri
Presentazione di Fernanda Elisa Bravo Herrera
Edizioni CPI/RR – Comissão Pró-Índio de Roraima
Fermo, 2011

NARRATIVA

Loretta sciamana umbra? M’è apparsa subito questa immagine scherzosa, fin dalle prime righe che leggevo, e altrettanto subito m’è venuta la voglia di iniziare a scrivere mentre ancora leggevo, per seguire da vicino – per quanto questo sia mai possibile – il metodo di Loretta di sentirsi scrivere addosso e dentro, per “ascoltare solo ciò che l’istinto avrebbe suggerito”, anche se “il fluire di quest’ultimo (è) intralciato spesso dall’azione del cervello”. E mentre si scrive non si è soli, nel senso dell’isolamento, no, c’è già dentro al nostro corpo in agitazione tutto il mondo di fuori, sia quello che vogliamo rivivere e trasmettere, sia quell’altro capace di accogliere la nostra scrittura con “superficiali e sminuenti etichette”. E dunque, ecco che in questa fatica corporea – sciamanica – il cervello non deve ritrarsi davvero, piuttosto ha il compito di aiutarci a “trovare esattamente cosa (scrivere) in modo da non soffrire troppo”.

E’ in questo senso che ho usato questa immagine scherzosa della scrittura “sciamanica”, demiurgica interiore e consapevole, che getta sguardi precisi lungo tunnel della vita e dell’immaginazione altrettanto precisi e profondi, ricchi di una strumentazione vasta – di ricordi, parole e mondi – da cui attingere, cercando con cura la giusta modalità di raccontare: “senza lasciarle posare, avrebbe cercato di far svolazzare le sue parole alla ricerca di sensazioni minute e stille d’emozione”.

Quando tutto è pronto – ma forse lo è già da un’intera vita e anche più –  la storia può librarsi e correre “il rischio di perdersi nel cosmo e nei tempi dei tempi”, contemporanea a sé e ai diversi luoghi e tempi, vedendosi nel prima ma anche nel dopo, altrettanto curiosa nel camminare in avanti o a ritroso. Non solo in senso cronologico – tornando alle origini sue e dei racconti delle persone che l’hanno preceduta, in un’altra vita, che però ora, per questa magia che è il racconto, è chiamata a vivere di nuovo  –  ma proprio come lettura e quindi scrittura a ritroso, che va oltre ciò che appare, scava e disvela altro, anche pungendo: “Se individuava un vizio, una tendenza, una debolezza, forgiava un soprannome tremendo, di quelli che fanno rizzare i capelli all’interessato.”

Uno sguardo che si sottrae proprio nel momento in cui nulla gli si può sottrarre. Uno sguardo leggero, come il volo di un colibrì, che scivola sicuro tra gli accidenti della vita che da sempre “ci” accadono. Uno sguardo che per essere davvero leggero – la sua leggerezza se la guadagna – deve posarsi su un sostrato “duro come il più stagionato dei legni.” O su una profondità interiore, custodita e ricostruita con tenace e vibrante pazienza: “esercitando la memoria, facendola procedere gradualmente, ogni notte ricostruiva la sua ‘prima volta’, senza tralasciare nessuno dei particolari che ne avevano fatto parte”. E poi… e poi segue, si sviluppa, un’intera vita e anche di più. Le vite di quelle persone che per un’incredibile serie di piccoli eventi del tutto naturali, un giorno si sono incontrate per condividere i propri destini e inventarne di nuovi. Più itinerari che scelgono uno stesso cammino, lo stesso che anche Loretta ora ripercorre con la sua scrittura – avanti e indietro – lungo la storia della sua famiglia, in un arco di tempo che copre la prima metà del novecento, che lei ricostruisce e accompagna con uno sguardo ampio, rivolto al contesto di quel mondo e alle sue pieghe più intime, da penetrare. Uno sguardo attento alle percezioni che i singoli hanno di quel mondo, di quelle pieghe. Non siamo figli soltanto dei nostri genitori e dei nostri avi ma del mondo che loro hanno percepito e vissuto, plasmato plasmando se stessi.

Ed è in questo senso che lo stesso sguardo che Loretta esercita e usa per accompagnare i suoi racconti come una cornice, che questo stesso sguardo si svolge a ritroso non solo nel tempo ma anche nello spazio, spiazzandoci, con delicatezza ma spiazzandoci.  Dalla terra umbra al mondo Yanomani.  Per noi lontano e remoto, ma nel quale Loretta ha vissuto una parte importante della sua vita. E’ lo sguardo Yanomani che attraverso Loretta accompagna quei racconti, cesellandoli con una saggezza naturale, nel senso proprio di millenaria esperienza di vita che si tramanda senza perdersi, e ci aiuta a descrivere e comprendere le trame universali più profonde dei caratteri umani. Anche quelli a noi più vicini. L’altro lato di noi, quello che stiamo riscoprendo, perché c’è già stato una volta. E’ per questo che m’è venuta questa immagine scherzosa della sciamana umbra, che diventa o ridiventa sciamana proprio mentre diventa o ridiventa umbra. Loretta ci presenta così la prima delle donne sue ave che incontriamo : “una piccola donna piacente, tenace, discreta; e forte come la roccia delle sue montagne”.

A lettura terminata riguardo le storie appena lette, come se anch’io ora riuscissi a spaziare con lo sguardo, spiazzandomi un poco. E’ un romanzo breve questo di Loretta, o forse un ampio racconto, che scorre via al tempo stesso leggero e tranquillo, tenace e profondo, assai ricco di stimoli, generoso per la sua capacità di addentrarsi nelle intimità che ci portiamo dentro quasi nascoste – da più generazioni – mostrandole nel giusto modo e restituendole all’orgoglio che meritano. E’ anche un meta-racconto, che racconta se stesso mentre racconta e si osserva, studia se stesso mentre osserva le storie che racconta, le parole che usa, le emozioni che rimette un circolazione. Il mondo che risveglia. Come se insieme volesse penetrarne il ritmo, le ragioni che l’hanno mosso, e anche le ragioni nostre che ce ne interessiamo. Sotto certi aspetti è un romanzo antropologico, ma di parte, nel senso che l’autrice ne è parte, vi è immersa, è lei stessa l’oggetto del suo racconto, e il mondo che rievoca pare quasi che – più che dai racconti raccolti, dai vecchi diari ritrovati o dagli archivi di paese che ha consultato – lo tiri fuori da se stessa, scavando, ricercandone le tracce dentro. E dunque non è nemmeno antropologico, si colloca oltre. Il suo è uno sguardo partecipe, che riesce a comprendere solo comprendendo se stessa, che è sempre operazione assai complessa. E complesso e articolato è l’insieme degli stimoli che i racconti di vita di questi sei personaggi ci regalano. Il tutto con una scrittura che procede con una forza leggera e tranquilla, densa, stillando emozioni che sono lì ad aspettarci. E’ un libro da leggere e da consultare, una storia di vite “semplici” da assaporare, e un testo impegnativo da assimilare con calma, come un retrogusto.

Il sito di Loretta Emiri:  www.emiriloretta.it

Una recensione:
AMAZZONI, di Carlo Vitali Rosati

Un brano del libro pubblicato sulla rivista Sagarana:
Claretta

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