Partizanska bolnica Franja

Ho visitato, qualche giorno fa, il Partizanska bolnica Franja, l’ospedale costruito dai partigiani sloveni e italiani nella gola di Pasica, nel dicembre 1943 e attivo fino a maggio 1945. L’entrata era nascosta nella foresta, e l’ospedale poteva essere raggiunto soltanto attraverso passerelle sul torrente che venivano tolte quando c’era pericolo. I pazienti venivano bendati durante il trasporto verso l’edificio; l’ospedale era protetto da campi minati e postazioni di mitragliatrici, gli alberi e gli edifici camuffati impedivano agli aerei di passaggio di vedere l’ospedale. Era stato progettato per fornire cure e assistenza necessarie per un massimo di 120 pazienti alla volta, ma arrivò ad ospitarne fino a dieci volte tanto. Tra i materiali appesi alle pareti di legno delle varie baracche, .per ricreare il clima di allora, ho visto anche un manifesto della razza, di propaganda fascista, in lingua italiana: giusto per ricordarci che anche propagande odierne in tal senso non nascono dal nulla ma hanno radici lontane, strumentali e sempre organizzate. Si dice che il razzismo nasca dalla paura, e invece nasce di più da chi la paura la inventa e poi la alimenta. Ci voglione sempre delle regie a indirizzare e sostenere le campagna xenofobe o le pulizie etniche.

Visitare l’ospedale è stata una vera emozione: costruito nel mezzo di una guerra feroce che insanguinava tutta Europa, condotta da governi che per fortuna furono sconfitti, vedere questo luogo ricorda la capacità infinita di reazione e ricostruzione, di resistenza anche delle intelligenze, che è possibile mettere in campo.  È quasi impossibile immaginare davvero cosa significhi trovarsi lì, immersi in un contesto storico che sembra sempre sul punto di sovrastarti. Tra le tante cose scritte su questo episodio della Storia, c’è anche un romanzo, che ho avuto occasione di leggere qualche anno fa: “Come la foresta ama il fiume“, di Anna Laura Biagini.

(le altre foto)

  

  

 

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