“I foreign fighters che non vengono mai dal nulla” (articolo di Mario Boccia)

(Articolo pubblicato il 27 giugno 2015 sulla pagina FB di Mario Boccia).
L’inchiesta dei colleghi greci sulla presenza di combattenti dell’estrema destra greca nella guerra in Bosnia, in particolare nella caccia all’uomo dopo la caduta di Srebrenica, è molto interessante: http://ilmanifesto.info/strage-di-srebrenica-cera-alba-dor…/
Per quanto mi riguarda posso testimoniare di avere incontrato volontari greci anche a Sarajevo, nel quartiere di Grbavica, ma non c’erano solo greci nelle recenti guerre balcaniche.
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Sulla parete è appeso il ritratto di Draza Mihailovic, comandante delle formazioni cetniche (“Armata Jugoslava in madrepatria”) nella seconda guerra mondiale.
Monarchici, anticomunisti e nazionalisti grandi-serbi, i cetnici sono stati responsabili di crimini di guerra e pulizia etnica contro cattolici e musulmani, oltre che acerrimi nemici dei partigiani comunisti di Tito. Per combattere i partigiani Mihailovic collaborò spregiudicatamente sia con i fascisti italiani che con i nazisti tedeschi, che avevano occupato il regno di Jugoslavia. Inizialmente i cetnici avevano l’appoggio del re jugoslavo Pietro II Karadjordjevic (in esilio a Londra) e le simpatie di Churchill e degli americani per il loro anticomunismo. Solo dopo il 1944 (appello del re Pietro II alla unità contro gli invasori, riconoscendo la leadership di Tito nella resistenza) gli alleati scaricarono Mihailovic, che ormai combatteva solo contro l’esercito di liberazione jugoslavo. Fu catturato dai partigiani a Ravna Gora, processato e fucilato nel 1946.

Il 14 maggio 2015, Draza Mihailovic è stato riabilitato dall’alta corte di Belgrado che ha annullato la sentenza del processo del 1946 che lo condannò a morte per tradimento. Gli americani hanno preceduto di 67 anni la sua riabilitazione. Il presidente Truman gli concesse la “legion of merit” già nel 1948. Nel 2005 (amministrazione George Bush) quell’onorificienza è stata consegnata nelle mani di sua nipote Gordana Mihailovic.
L’americano nipote di cetnici nella foto del 1993 aveva quindi ragione a non sentirsi fuori posto, sparando sulla gente di Sarajevo. La sua presenza era nel segno di una continuità storica.
Il greco mi accompagnò in prima linea, accanto al cimitero ebraico, dove mi raccontò che si esercitava la mira sparando alle croci di David incise sulle lapidi. Mi parlò anche di una sua teoria: i codici a barre impressi sulle merci erano la prova di un complotto giudaico-imperialista di controllo dell’economia mondiale (non provai nemmeno a contraddirlo).
Nella caserma di Lukavica (appena fuori Sarajevo) incontrai un ufficiale di collegamento russo, che si occupava di coordinare l’arrivo dei volontari sul fronte (aveva un suo ufficio a Mosca). Tramite lui riuscimmo ad incontrare un gruppo di volontari russi che combattevano a settembre del 1993 contro i musulmani nella zona di Praca. Queste sono alcune delle foto che feci. Sulla tomba di uno di loro caduto in combattimento si può leggere il nome. Altre sono scattate in prima linea o in caserma. Le loro storie erano interessanti. Mi colpì la naturalezza con la quale uno di loro disse che non sentiva contraddizione nell’aver combattuto nell’armata rossa in Afghanistan e seguitare a combattere in Bosnia, dopo la conversione alla religione ortodossa. “Vengo da una famiglia di militari” – disse ai giornalisti presenti – “e sono orgoglioso di aver combattuto nell’esercito più forte del mondo”. “Ora il comunismo è finito e seguito a combattere contro i musulmani in nome di Dio, della mia patria Russa e della mia fede”. Amen.

Il fenomeno dei foreign fighters, non è nato con l’ISIS. Rimanendo nei Balcani, ne ho incontrati molti già nel 1991 in Croazia, sia sul fronte croato (i volontari della brigata internazionale di Eduardo Rosza Flores) che su quello serbo (i cetnici australiani di Sydney a Novi Grad), tutti di estrema destra, anche se potevano trovarsi a combattere su fronti opposti. Non solo l’ideologia, ma anche gli slogan erano identici. Dio, Patria e Famiglia, le parole più abusate (i miei amici credenti direbbero “bestemmiate”). E’ sui confini da attribuire alle diverse “Patrie” che salta la solidarietà ideologica e ci si spara addosso tra fascisti. Questo sarebbe il male minore se poi, da una parte e dall’altra, non si dedicassero soprattutto agli omicidi agli stupri e alle razzie dei beni di civili disarmati.
Poi c’erano i volontari islamici, superiori di numero agli altri gruppi appena citati. Ma questa è un’altra storia. Per ora limitiamoci a quelli che uccidevano con la croce al collo.

(pubblicato il 27 giugno 2015 sulla pagina FB di Mario Boccia)

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