I martiri del XX giugno (1944-2015)

20 giugno 1944 – 20 giugno 2015, 71° anniversario dell’eccidio di via Montecappone, che costò la vita a Armando e Luigi Angeloni (fratelli, 25 e 18 anni), Mario Saveri (23 anni), Alfredo Santinelli (18 anni), Francesco Cecchi (18 anni). Enzo Carboni (20 anni, di S. Eufemia d’Aspromonte) e Calogero Graceffo (carabiniere, di Agrigento).
Anche quest’anno una partecipata cerimonia.  L’intervento commemorativo ufficiale di Daniele Fancello si può leggere per intero sul sito dell’ANPI di Jesi; un discorso ampio e articolato, con la ricostruzione storica di quei 1 2 3 4 5 6 7 8tragici avvenimenti, il ricordo degli altri jesini che hanno perso la vita in quelle settimane, e il significato di quelle battaglie e dell’impegno di quelle vite, visto dai problemi e dalla situazione di oggi:

“Spesso ci chiediamo: perché bisogna essere, ancora oggi, antifascisti? Perché, a distanza di 71 anni da quei fatti dolorosi, bisogna ancora ricordare la Resistenza? Tutti gli oratori che mi hanno preceduto negli anni scorsi hanno affrontato questi quesiti, trovando, ognuno, un senso alla nostra presenza qui, oggi. Le risposte sono state diverse, legate a motivazioni storiche, sociali, emozionali. La Resistenza ci ha insegnato la solidarietà, a non dover odiare per forza, a cercare di poter vivere tutti rispettando le regole della Democrazia che lasciano spazio a tutti, anche a chi combatteva contro di essa”.

L’anniversario dell’eccidio coincide con la giornata mondiale del rifugiato, e una parte ampia della relazione di Daniele è stata dedicata proprio a questo tema: “La questione dei migranti ne è l’esempio più evidente. I profughi e gli emigranti sono sempre esistiti nella storia dell’umanità, ma quanto sta accadendo in questi ultimi anni è un fenomeno assolutamente nuovo, per quantità e qualità, ma è certo che quanti oggi abbandonano il proprio Paese, lo fanno spinti dall’idea che sia l’unica possibilità per sopravvivere. La disperazione, la fame, la speranza di vivere meglio non conoscono frontiere e non rispettano i confini degli stati ed ecco i barconi che attraversano lo stretto di Sicilia carichi di disperati che si sono messi nelle mani di gente senza scrupoli, che ha trovato negli espatri clandestini una nuova e ricca fonte di guadagno. E questa è la conseguenza della politica coloniale prima, e neocoloniale oggi dei Paesi europei che considerano l’Africa soltanto come un serbatoio inesauribile di materie prime, i cui prezzi vengono fissati a Londra o a New York.”

Come ogni anno, in chiusura i presenti hanno intonato spontaneamente Bella ciao, accompagnati da un bel suono di tromba, per sottolineare anche la dimensione di condivisione corale di un importante momento identitario della nostra città.

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