L’imbroglio nascosto

Il testo che segue è la parte conclusiva del testo di Paolo Rumiz, che a sua volta conclude gli interventi elaborati e raccolti nel libro Jugoschegge (Infinito edizioni) del 2011; mi è capitato di leggere questo brano un paio di mesi fa, in un incontro pubblico dedicato a riflessioni sulla pace, non commemorative di qualcosa oramai andato ma “attualizzate” ai nostri giorni. Quando più di quattro anni fa ebbi occasione di dialogare con Paolo Rumiz  e decidemmo poi di pubblicare il testo in questa forma, temevamo un po’ che fossero riflessioni troppo legate all’attualità di quello specifico momento (le 3“primavere arabe” e l’intervento militare occidentale in Libia), e quindi destinate ad essere superate da altre eventi, come accade purtroppo di questi tempi, e invece, un paio di mesi fa, quando cercai da Jugoschegge il testo più adatto da leggere in quell’occasione, trovai queste riflessioni ancora, purtroppo, tremendamente attuali (tra le stragi in mare, i profughi respinti a Ventimiglia, il muro che l’Ungheria vorrebbe ai confini con la Serbia, il default a cui l’UE sta spingendo la Grecia, ecc.). Come i versi dal suo La cotogna di Istanbul, che Rumiz mi aveva citato per condensare meglio il senso di quelle riflessioni. La frase in chiusura – dopo il 38 c’è il 39 – veniva invece dalla nuova introduzione alla ristampa nel 2011 al suo libro Maschere per un massacro; 0038 era il prefisso telefonico della Jugoslavia, 0039 è quello dell’Italia.

(da “L’imbroglio nascosto” di Paolo Rumiz):
A proposito di Europa e Balcani, mi viene in mente il discorso pronunciato dal generale dei Caschi blu Philippe Morillon alla gente di Srebrenica sotto assedio serbo bosniaco, quando nel marzo del 1993 fu letteralmente preso in ostaggio dalla popolazione come pegno della loro salvezza. Il generale contribuì all’accordo che portò alla consegna delle armi da parte degli assediati, e alla risoluzione 819 dell’Onu che dichiarava Srebrenica “area protetta”. Due anni dopo si concluse con l’eccidio di oltre 8.000 bosniaci musulmani. Morillon in quel mese di marzo disse agli assediati, “Tranquilli, sarete protetti”, e quando gli offrono il loro pane miserabile fatto di corteccia di nocciolo, decise di fingere ancora. “Salubre, ottimo per la digestione”. Questo è un grande monumento alla nostra ipocrisia europea.

Nel mio libro La cotogna di Istanbul (Feltrinelli), una ballata in versi ambientata tra Istan-bul, Sarajevo e Vienna, c’è un personaggio di nome Afan, un pittore pazzo, dozzinale, strano. Mentre si ubriaca in compagnia del personaggio principale della storia a un certo punto, per rica-pitolare un po’ la situazione bosniaca, gli faccio dire che non ne può più di questa parola vuota – l’Europa – che invece di capire la lezione si balcanizzava:

E poi, sì, c’era un’altra cosa ancora:
quella parola pomposa, “Europa”,
l’Occidente, che invece di capire
l’imbroglio nascosto dietro la guerra
a vista d’occhio si balcanizzava.

Oggi lo scenario non comprende più soltanto l’Europa e i Balcani ma l’intero Mediterraneo, con i Paesi del Nord Africa che ci stanno dando una lezione incredibile, con la loro capacità di ribellarsi a un potere corrotto. Come ho detto si tratta di territori che face-vano parte di un unico impero e questo aspetto lo ritengo molto interessante.

Credo però che le società nate dalla dissoluzione jugoslava non abbiano la forza e l’energia per potersi permettere una rivolta simile a quella dei Paesi del Nord Africa. Anche perché in vent’anni, in particolare durante la guerra, sono state depauperate delle risorse locali oltre che delle migliori intelligenze finite a creare una diaspora enorme.

Semmai, c’è da domandarsi che cosa potrà accadere da noi in Italia, soprattutto nelle regioni del meridione, dove molte persone dicono: “Avessimo noi il coraggio di fare come a Tunisi, al Cairo o a Damasco”. Provano una grande ammirazione verso la capacità che ha avuto la gente del Nord Africa di ribellarsi a quello stesso potere corrotto e malavitoso che tiene in ostaggio anche le loro regioni e che ha un grande peso in tutto il Paese.

Non è detto che non accada una rivolta simile, perché l’Italia del sud si sta avviando a uno stato di disperazione totale. Sono arrivati al capolinea dal punto vista economico e della semplice sopravvivenza, con gente costretta a rovistare nell’immondizia. E quando la gente non ha più nulla da perdere non ha più paura nemmeno della ‘Ndrangheta. Penso potrebbe accadere e sarebbe come rompere una diga.

Occorre far capire che il problema attuale non è quello dei migranti che arrivano a Lam- pedusa ma il fatto che l’Italia è un Paese tangentizio. Dove una grossa minoranza di evasori e sfruttatori vive a spese della maggioranza e che a causa loro il Paese – nel suo insieme – vive al di sopra delle sue possibilità.

È questa la vera crisi da affrontare, con aspetti simili alle crisi dei Balcani o del Nord Africa. Appunto, dopo il 38 c’è il 39.

(“L’imbroglio nascosto” di Paolo Rumiz è pubblicato in “Jugoschegge, storie e scatti di guerra e di pace” di Tullio Bugari e Giacomo Scattolini”, Infinito edizioni.)

(nella foto, l’università di Tunisi nel marzo 2013, durante il Forum Sociale Mondiale: il lungo lenzuolo steso sulla barca e oltre la barca, contiene in ordine cronologico i nomi delle vittime della strage continua nel Mediterraneo; in questi due anni quel lenzuolo ha continuato ad allungarsi)

Annunci

Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
Questa voce è stata pubblicata in Indignatevi, JUGOSCHEGGE e dintorni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...