Le memorie in senso lato

Staffetta, meno tre al via. Il 25 aprile partiremo dalla costa tirrenica, a Montignoso (provincia di Massa), e arriveremo alla sera del primo giorno a Barga, in Garfagnana 1(provincia di Lucca). Quest’anno ho nella testa le memorie in senso lato. Ho scoperto che a Lucca ha la sede la Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’Emigrazione Italiana, dedicata ai migranti di ieri e ai migranti di oggi, di nuovo in cammino. Nella striscia in alto scorrono delle foto doppie, un montaggio in una sola foto della nostra emigrazione di ieri e delle immigrazioni qui oggi: scopriano allora che “badante” e “vucumprà” sono solo parole inventate oggi per stigmatizzare, dimenticando che quei “mestieri” li hanno già fatti anche le nostre nonne e i nostri nonni. C’è anche una foto con gli italiani sulle banchine dei porti, in partenza per l’America, e i barconi odierni carichi di un’umanità che ugualmente ci appartiene. Deve appartenerci.

Altre notizie sull’emigrazione che ha interessato le terre che attraversiamo nel nostro primo giorno, in particolare la recensione del libro “Mi par centanni che vi hò lasciati” L’emigrazione dalla Garfagnana,” di Lorenza Rossi,  le trovo nel sito della “Banca dell’identità e della memoria della Garfagnana” .

“Il perché andiedi in America” è invece il titolo di una raccolta di interviste a protagonisti dell’emigrazione dalla Garfagnana, che ho trovato citata nel sito del “Museo dell’emigrazione italiana online”. E’ un museo virtuale, si può entrare nelle sale, vedere le foto e i video, ascoltare le voci. Nelle foto immagini di famiglie contadine radunate sull’aia, come ve ne erano ancora durante la guerra. Anche in questo sito, WatermarkedImage-SetWidth460-guide01l’attenzione ai perché della partenza, le mete, la valigia di cartone, i legami con l’Italia, e poi i migranti di oggi. Diverse pagine di approfondimento rimandano direttamemnte al sito della Fonfazione Cresci, i due siti sono collegati. Una foto – non ricordo più da quale dei due l’ho scaricata – riproduce la copertina di una guida del 1886, da San Paolo del Brasile: consigli per chi deve partire. Oggi si stima che siano oltre due milioni i discendenti di italiani che vivono a San Paolo, la città “italiana” più popolosa al mondo. Poi, sul finire dell’estate del ’44, arrivarono qui in Garfagnana, risalendo da Borgo a Mozzano, i soldati brasiliani. Leggo in un blog che addirittura salvarono il ponte del diavolo: quando passiamo una sosta la facciamo sempre, lo scorso ci salimmo su con la bici per scattarci una foto ricordo.

Tra le cose, di nuovo curiose, trovo un libro pubblicato sempre dalla Fonfazione Cresci, “La via della Scozia, l’emigrazione barghigiana e lucchese a Glasgow tra ‘800 e ‘900” della ricercatrice Nicoletta Franchi. Cito direttamente da un articolo della Gazzetta del Serchio: “L’attenzione che questo studio, nell’ambito del flusso migratorio, pone sulla presenza di giovani e di giovanissimi, sulla loro vita di lavoratori spesso a rischio di sfruttamento e sui rapporti con le autorità locali e con il Console italiano a Glasgow, costituisce un approccio innovativo che offre al lettore un punto di vista originale e ricco di spunti. Altrettanto stimolante poi risulta – nell’analisi sulla trasformazione da figurinai a venditori di gelato e gestori di “fish and chips” – lo spaccato di quotidianità e di vita reale che in questo modo si apre, andando oltre la mera elencazione statistica e la ricognizione numerica. L’autrice analizza inoltre “Il business degli emigranti lucchesi in Scozia” sotto molteplici aspetti e con forme d’indagine coinvolgenti, mettendo a disposizione di studiosi e appassionati un documento prezioso.
Sono cariche anche di tutte queste storie, le terre che dal 25 inizieremo ad attraversare, da una costa all’altra.

621864_4327773039902_236665095_oInsomma, sono bastati soltanto cinque minuti di ricerca in rete e subito sono saltati fuori innumerevoli fili, perché innumerevoli sono davvero i fili, quelli reali, della nostra storia di popolazioni in movimento, per tanti tantissimi svariati motivi. Immaginate cosa potrebbe venir fuori, quali conoscenze recuperare, da un lavoro più continuo. Da un lato, mi entusiasma constatare ogni volta questo pullulare di vita, e di fatiche sacrifici speranze, ingegnosità, progressi guadagnati giorno per giorno – insomma, la vita che siamo noi, che siamo stati e che saremo – e al tempo stesso mi rende ancora più incredulo constatare come, troppo spesso, sembra che di tutto questo ce ne dimentichiamo completamente, quando sono altri, per altri loro motivi, che partono, devono partire, o addirittura scappare.

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