“Escrevo da Montese destruida”

11112849_471950166288500_3592888302499612973_nMercoledì 8 aprile, ho partecipato a Bologna alla giornata “Tenere accesa la macchina sognante”, omaggio allo scrittore Julio Monteiro Martins, scomparso lo scorso 24 dicembre. A tre mesi di distanza, il 24 marzo, la rivista on line El Ghibli aveva dedicato a Julio un bel supplemento, la letteratura come essere, con la partecipazione di tanti suoi amici. Julio era un amico anche per me, l’avevo conosciuto qui a Jesi quando venne per la terza edizione del festival letterario ALFABETICA, come ho avuto modo di raccontare nel blog dell’associazione culturale ALTROVÏAGGIO.
La promotrice e organizzatrice dell’incontro di ieri a Bologna, Pina Piccolo; l’occasione, la presentazione postuma dell’ultimo romanzo di Julio, “La macchina sognante”; il modo per ricordarlo, un reading di tanti amici, come una maratona o una “staffetta” di tante letture, poesie e racconti di Julio o dedicati a Julio, testimonianze, ricordi carichi di affetto. Non avevo partecipato ad altri appuntamenti che ci sono già stati in questi pochi mesi dalla sua scomparsa, ho voluto non mancare questo.

Per l’occasione, ho voluto scrivere anch’io un pezzo in suo onore, su un argomento a cui lui teneva molto, e ho cercato di farlo in un modo che lui sicuramente avrebbe apprezzato. Un paio di anni fa Julio aveva pubblicato su Sagarana un estratto del mio libro “In bicicletta lungo la Linea Gotica”, con la Staffetta della Memoria sui sentieri della seconda guerra mondiale.
In quel frammento citavo i soldati americani e Julio osservò: “Non ci furono solo gli americani ma tanti altri, dimenticati, come la Força Expedicionária Brasileira.” Nel libro li citavo i soldati brasiliani. Poco, a dire il vero, e nel frammento scelto per niente. Mi sembrava di avere un debito nei confronti di Julio, so che aveva visitato i luoghi e il sacrario brasiliano vicino Pistoia, dove fino al 1960 erano sepolte le salme dei 465 soldati caduti, poi trasferite e sepolte nel Monumento nazionale ai Caduti di Rio de Janeiro. Oggi, nel sacrario qui in Italia, ne rimane uno solo, un milite ignoto, ritrovato nel 1967 a Montese, sull’Appennino modenese; degli altri c’è il nome inciso nelle mattonelle in marmo disposte sul terreno.

Oggi, per questa occasione dedicata a Julio, ho voluto fare un gioco: ho ripreso corrispondenze di guerra e testi storici in italiano e in portoghese, e li ho smontati e ricomposti liberamente tra loro, gioco con le parole e mescolando le due lingue.
È un gioco serio, in onore di Julio e dedicato a quei ragazzi di venti anni, che settanta anni fa esatti, erano stati mandati a combattere sui monti tra Bologna, Modena, Pistoia e Lucca, e in memoria di quel milite ignoto, in particolare alla battaglia di Montese, nell’aprile del 1945.

*****

entrata monteseEscrevo da Montese destruida. Montese non esiste più. Nessuna casa intatta. Solo ora podemos avaliar l’effetto terribile dei colpi de artilharia. Montese è una cidade deserta, envolta em ruinas. Case in frantumi. Macchie di sangue testimoniano la violenza della battaglia.

Desde que la battaglia ebbe inizio a população… scomparve. Invano ho cercato un abitante: porte destroçadas, letti vuoti, camere em desordem.
La torre per metà abbattuta, il cimitero danificado. Carri armati distrutti, pareti cadute, una bomba de aereo inesplosa. Macerie e silenzio. O silêncio degli uomini cansados: este é Montese.

I brasileiros hanno vinto sui nazisti: un combattimento verdadeiramente épico, scontri de casa em casa, tra gli uccisi e i feriti muitos nostri combattentes.
Ragazzi de vinte anos, giunti sull’Appennino despreparados; oltre agli alemanni, altri due inimigos: o frio e la montagna; molti si ammalarono de pulmonite e pleurite; l’equipaggiamento fornecido dagli americani revelou-se inadeguato, e le armi parevano fazer parte de um stock muito vecchio. Arrivavano dall’altro capo del mondo para lutar por uma causa nota a todos, ma senza uma verdadeira motivazione ideologica.

Terminada la guerra il bilancio fu: 239 dias di battaglia; 457 morti e desaparecidos, 16 dispersi, 2.720 feriti e 38 prisioneiros de guerra. Catturarono 20.573 prigionieri e 80 cannoni, 1.500 viaturas e 4.000 cavalos. Combatterono contro três divisões fascistas (Italia, Monte Rosa e San Marco) e dez divisões alemanne. Gli aerei fecero 1.738 voli, fino al Brennero e in Austria, 445 missioni e 2.456 decolli para ofensivas.

DistintivoFEBCon il loro simbolo, un cobra che fuma, videro luoghi che le mappe non segnalavano: Ca’ Berna, Madonna dell’Acero, Montilocco, Mazzancana, Ronchi di Sopra, Bombiana, Guanella, Vidiciatico, Cravullo, Castellaccio, Ca’ d’Orsino, Montaurigola, Gaiano, Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano, Marano, Sassuolo, Vignola, S. Ilario d’Enza, Montecchio, Neviano. Fornovo. Gli abitanti di quei luoghi agradeciam como podiam: offrivano uova.

I brasileiros si fermarono in quei paesi e fu una rivoluzione culturale e politica. Il longo contacto tra popoli differentes non portò solamente destruição, ci fu anche convivenza tra abitanti e militari, e nascimento de amicizia, e relações de afeto che dopo la guerra deram em casamento.
In Brasile furono scritte canzoni. La “Canção do Expedicionario” parla com saudade di quanto i soldati avevano lasciato a casa.
Ogni anno, a Montese, unica cidade al mondo con luoghi dedicati al Brasile (uma praça, uma rua, dois monumentos e uma sala do Museu), giungono brasileiros per partecipare alla festa della Liberação, e la gente di quei paesi non offre più soltanto ovos.

*****

Il testo è liberamente ricomposto da un reportage di guerra, da Montese, di Egydio Squeff e dai due testi: “A Montese e Monte Castello, i successi più significativi” di Walter Bellisi; “E il cobra si mise a fumare…” di Dulce Rosa Rocque, disponibili QUI; per approfondire, si  può consultare il portale della FEB.  La foto dell’ingresso dei soldati brasiliani a Montese è tratta dal sito del Museo di Iola di Montese.

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3 risposte a “Escrevo da Montese destruida”

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