I lamponi della pace a L’Aquila

6 aprile 2015. Sono stato a L’Aquila, per partecipare alla giornata “Oggi non si parla di guerra”, organizzata, con la collaborazione del Comune, dalle associazioni aquilane Animammersa e Mettiamoci una pezza, che hanno invitato la Cooperativa Agricola Insieme, di Bratunac, Bosnia, quella dei lamponi della pace. lamponiUna giornata per non parlare di guerra, ma di pace, delle cose che si possono fare in pace, e che già si fanno, giorno per giorno. Il luogo, una “casa” di legno in piazza San Bernardino (laboratorio dell’associazione Mettiamoci una pezza, che sta lavorando ad un bellissimo progetto); dentro, la cornice costituita dalle fotografie di Mario Boccia, tratte dalla mostra “l’imbroglio etnico; al centro le marmellate della ccoperativa: “dentro ci sono le dolcezze dei nostri sogni e delle nostre pazzie” diceva Rada Žarković, raccontando la loro storia e la rete di amicizie e di relazioni sociali cresciute attorno e insieme ai lamponi. La stesso sapore intenso dell’amicizia che si respirava tutti insieme in quel luogo. I vasetti di marmellata erano “vestiti” dai cestini fatti a mano, ai ferri o all’uncinetto, dalle donne delle associazioni aquilane, un bell’effetto estetico, simile ad un abbraccio.

1215192425Poche ore prima c’era stata a L’Aquila la fiaccolata notturna, perché questo è il sesto anniversario di quella disgraziata notte. Girare oggi per L’Aquila mette ancora il magone addosso, per i mille ostacoli che impediscono a ciò che c’era prima di riprendere pienamente vita. Che c’entra la Bosnia?, potrebbe pensare qualcuno. Si potrebbe chiederlo alle donne aquilane che con vero entusiasmo, bastava guardarle, hanno promosso l’iniziativa. “Noi ci capiamo – ha detto sempre Rada – perché entrambe siamo rimaste al nostro posto e abbiamo ripreso a ricostruire”. Il 6 aprile. È la data del terremoto aquilano del 2009 e anche l’inizio della guerra in Bosnia, nel 1992. Che cosa significa il “capirsi” è sottolineato molto bene dall’emozionante reading di quattro donne delle associazioni aquilane, di un bel testo (drammaturgia di Rita Biamonti), in cui le due realtà si sovrappongono tra loro come una sola:  “Mi ricordo di quell’aprile. Quando ho lasciato la mia casa e la mia città. Che cosa fare? Dove andare? Non lo so, eravamo disperati. Ci siamo sedute in macchina dove abbiamo trascorso la notte. Il mattino seguente è cominciata la vera guerra?” Scorrono via così, intrecciate insieme, queste testimonianze che parlano linguaggi condivisi, che si capiscono, perché “Una città distrutta non è uno spazio vuoto. È peggio. È perché non è vuoto e non è più se stesso. Contiene già punti di riferimento ma non sono più validi.” I lamponi. Una pianta all’apparenza fragile, ma tenace, capace di affrontare i rigori del clima di montagna. È stato un volontario trentino all’inizio della loro esperienza, ad aiutare le donne della cooperativa di Bratunac, a insegnare loro come piantarli, in un terreno che era già adatto perché i lamponi vi erano già di casa, e a curarne e proteggerne la crescita. Ora le piante di lampone “tornano” in Italia, nel senso che a mezzogiorno ne sono state piantate alcune nel parco di San Bernardino, a simboleggiare ma non solo, una ripresa che come sempre nasce dal basso, e che è più forte quando è corroborata dall’amicizia. Tutto questo sta diventando anche un documentario, “Dert“, di cui ci hanno parlato i registi Mario e Stefano Martone, che hanno proiettato il trailer, hanno seguito la stessa giornata di ieri con le loro riprese e ci hanno parlato della loro prossima visita a Bratunac il prossimo luglio, al tempo della raccolta dei lamponi. Qualcuno non vede già l’ora di esserci, sarà una lunga amicizia.

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2 risposte a I lamponi della pace a L’Aquila

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