I martiri del Campo di Marte

(I martiri del Campo di Marte, ricordati anche come i martiri di Vicchio).
6 marzo 1944, il fronte di guerra è ancora bloccato a Cassino, non sono bastati i controversi bombardamenti che poche settimane prima, il 15 febbraio, hanno raso al suolo il LORO_NONVOTAVANO_I-FASCISTI_GLI-SPARAVANOmonastero. In quei giorni di marzo si sta preparando un nuovo attacco, di fanteria, vengono mandati avanti nuovi contingenti di neozelandesi e di polacchi[1]. I tedeschi dovranno ritirarsi prima o poi, già da alcuni mesi stanno fortificando la Linea Gotica, disturbati dalle bande partigiane; dal canto loro gli Alleati bombardano già da tempo tutte le principali città e vie di comuniczione del centro nord. Il 6 marzo, un gruppo di partigiani occupa la cittadina di Vicchio, nel Mugello, poco spra Firenze. La mattina del 12 marzo, alcuni reparti repubblichini fanno un rastrellamento nella zona e catturano diversi renitenti alla leva, sospettati di essere partigiani. Per lo più sono giovani contadini del posto, ma c’è tra loro anche un aviere sardo nascosto presso una famiglia. Inizia così il calvario di questi ragazzi. I fascisti vogliono qualcosa di plateale, trsferiscono i ragazzi a Firenze, li processano subito e ne condannano diversi a morte. Cinque li fucilano la mattina del 22, al Campo di Marte. Sono tutti ventenni, quattro di Vicchio (Antonio Raddi, Ottorino Quiti, Adriano Santoni, Guido Targetti) e uno di Maracalagonis, vicino Cagliari, si chiama Leandro Corona. Tre dei giovani muoino subito ma altri due proseguono la loro agonia dimenandosi, finché il comandante del plotone non li finisce con la rivoltella. Lo spettacolo è tale che alcune reclute repubblichine addirittura svengono o scappano. Si dovrà aspettare il 2008 prima che un Presidente della Repubblica assegni ai ragazzi uccisi la medaglia d’oro al valor civile.

Conoscevo solo il nome di questa strage – “i martiri del Campo di Marte” – poi l’ho sentita raccontare lo scorso anno durante la Staffetta della Memoria, in bici sulla Linea Gotica, da uno dei ciclisti, Sandro Targetti, nipote di uno di quei ragazzi martiri (ecco qui alcune note, dal diario della Staffetta dello scorso anno). La Staffetta consente anche questo, ricordare insieme tante storie importanti, da non dimenticare.

[1] Ho letto la scorsa estate un coinvolgente libro sulla battaglia di Montecassino – “Le rondini di Montecassino” di Helena Janeczek -, sulle storie dei neozelandesi e, in particolare, sull’epopea tragica dei polacchi; poi sono andato a visitare quei luoghi, il cimitero polacco – impressionante vedere le tante tombe dei soldati rimasti uccisi in quella battaglia – il mausoleo e il museo giù in città, per ricordare quella storia.

(la foto in alto è tratta dal sito di Radio Mugello, in un articolo che parla della commemorazione dello scorso anno da parte del Circolo Arci “12 marzo” delle Caselle di Vicchio)

 

 

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Una risposta a I martiri del Campo di Marte

  1. Andrea ha detto:

    E poi qualcuno si chiede come mai in Italia centrale ci sia una maggioranza schiacciante di sinistra. Non c’è da stupirsi con quello che hanno visto…
    È giusto continuare a ricordare.

    Mi piace

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