Viva la guerra?!

Viva la guerra?! E’ questo il titolo del ciclo di due seminari aperto ieri, sabato 7 marzo, alla Biblioteca Petrucciana di Jesi, con Wasim Dhamash, docente di lingua e letteratura araba all’Università di Cagliari, e Cam Lecce e Jörg Grünert, della “Rete di solidarietà con la Palestina e pace nel Mediterraneo” Abruzzo/Molise; l’incontro è stato introdotto da Roberto Frey, del Laboratorio Sociale di Ancona. Il ciclo di seminari si concluderà il prossimo sabato 14 marzo alle ore 16.00,  con Vincenzo Comito, collaboratore della campagna Sbilanciamoci e Lisa Clark, del direttivo nazionale dei “Beati i Costruttori di Pace”.

123Ci sono, nel titolo dell’iniziativa, un punto interrogativo seguito da un ironico, o forse perplesso punto esclamativo, come preoccupati di indicare ai possibili sguardi superficiali che si tratta di una provocazione, molto evidente invece a chi, come tanti di noi, alla parola guerra ha sviluppato una sorta di automatica allergia.  “Questo titolo – ha detto il primo relatore, Wasim Dhamashmi ha fatto sentire come un brivido addosso, la prima volta che l’ho letto.”  A lui il compito di aprire la serie di riflessioni proposte da questi incontri, la cui prima giornata ha focalizzato l’attenzione sulla ingarbugliata situazione in medio oriente, dove l’analisi di quanto accade può procedere soltanto con cautela, disponendo di informazioni parziali, o da filtrare, dentro il grande mare delle comunicazioni mediatiche ridondanti, di effetto e sbrigative, se non al servizio di interpretazioni di comodo e in contrasto tra loro. Per orientarsi, occorre ricostruire il disegno d’insieme, partendo – per questa era contemporanea che ci riguarda – dal sostegno finanziario e in armi nel 1979 ad alcuni gruppi in Afghanistan, in funzione allora antisovietica; ridisegnando poi gli scenari di lungo periodo, attraverso le innumerevoli guerre destabilizzanti di questi anni, fino alle varianti e alle vicende del “caos” attuale; cercando anche di coglierne l’impatto, le conseguenze e le reazioni, i punti di vista. Non un’analisi “dotta”, nel senso di fine a se stessa, ma preoccupata di comprendere ciò che sta avvenendo, per poterlo fronteggiare; Wasim ha citato il libro di Domenico Tosini “Terrorismo e antiterrorismo nel XXI secolo”: “Il presupposto per una lotta efficace contro il terrorismo è conoscerne la natura. La reazione peggiore è considerarlo come il prodotto di irrazionalità o fanatismo, e i suoi militanti come soggetti mentalmente disturbati. Il terrorismo ha una sua propria (senz’altro terribile) ‘logica’»: benvenuti nella sua nuova epoca, il XXI secolo.” E’ dunque una riflessione volta anche a denunciare coloro che strumentalizzano e alimentano la guerra, un invito a mettere in guardia contro la manipolazione delle coscienze, che impedisce la ricerca di soluzioni corrette.

456Il secondo contributo della serata è venuto da Cam Lecce e Jörg Christoph Grünert, due artisti di Pescara fortemente impegnati nel sociale, che hanno portato la testimonianza delle loro attività e visite nei campi profughi in Libano, l’ultima delle quali poche settimane fa. “Il teatro come corpo sociale e orizzonte di diritti umani” è il titolo di un libro che avevano con sé, che contiene alcune delle storie raccontate ieri sera: “Osama aveva 17 anni ed era seduto di fronte a noi, nel circle time…mentre raccontava con uno sguardo perso nel vuoto, dei suoi compagni saltati in aria nell’ambulanza della protezione civile durante la guerra appena conclusa.” Che significato hanno queste esperienze, come trasmetterlo? “Il laboratorio ha sicuramente effetto terapeutico in senso lato, l’esempio di Osama descrive la possibilità dei laboratori  di promuovere le capacità resilienti delle persone e delle collettività sottoposte a grandi traumi e stress.” Si tratta dunque di un’esperienza, diciamo, terapeutica? Non esattamente, sarebbe riduttivo o addirittura fuorviante. E’ di più, un di più che ha a che fare con la formazione dell’essere umano e con il valore della creazione artistica, con un qualcosa che richiede probabilmente una ricerca mai esausta e sempre aperta: “La sua dimensione è quella del gioco, e come ogni gioco si gioca seriamente, la sua posizione è quella del non-potere, non si afferma e non si impone, solo si fa.” Cam e Jörg hanno accompagnato la loro testimonianza con la proiezione delle fotografie del loro ultimo viaggio, che ancora di più ci hanno trasmesso il senso della difficoltà e della situazione tragica nella quale molti profughi sono costretti a vivere, oltre i limiti della nostra immaginazione, ma trasmettendoci al tempo stesso, visivamente, il vero senso della parola “resilienza”.

Il dibattito seguito ai due interventi, data la vastità dei temi trattati, non poteva che restare aperto, rivolgendosi – mi sembra corretto dire – alla formulazione di ulteriori domande; ad esempio: quali sono i disegni geopolitici, la geografia degli interessi sottostanti e contrapposti tra loro, le dinamiche che assumono, le manipolazioni a cui siamo sottoposti e così via: anche tutti noi, insomma, avremmo bisogno di potenziare la nostra resilienza.

Il secondo appuntamento presso la Biblioteca Petrucciana di Jesi è per sabato 14, alle ore 16, sul tema “SPESE MILITARI: a cosa servono, per difendere chi e che cosa”; intervengono Vincenzo Comito, collaboratore della campagna Sbilanciamoci, e Lisa Clark, del direttivo nazionale dei Beati Costruttori di Pace.

Il ciclo dei seminari è stato organizzato da “L’Altra Europa, comitato Jesi-vallesina”, con la partecipazione di Arci, Anpi, Libera e Comitato Italia Cuba.

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