Il giorno del ricordo

250px-Pfo_Toscana_a_Pola2Dopo la giornata della memoria, il 27 gennaio, oggi 1o febbraio è il giorno del ricordo, dedicata alle vittime delle foibe. Una vicenda storica che ha con la nostra memoria un rpporto molto complesso, per il suo intrecciarsi negli anni di rimozioni, ricostruzioni parziali o strumentali, e dall’altra tentativi di una corretta ricostruzione e adeguata commemorazione. Voglio citare qui un’intervista di dieci anni fa – nel primo anno in cui la giornata è stata celebrata – di Andrea Rossini a Giacomo Scotti, storico istriano, che ricostruisce la complessità di quella realtà, tra il ’43 e il ’47.
Mostrarne la complessità e la diversità dei singoli avvenimenti che si succedono, credo che non ne diminuisca la tragicità, ma al contrario ci aiuta ad avere una visione più lucida, proprio grazie alla maggiore comprensibilità della Storia.

“I veri infoibati” – risponde Scotti – “che sono stati fucilati e i cui corpi sono stati gettati nelle foibe sono verosimilmente alcune centinaia. La storiografia dell’estrema destra parla tuttavia di parecchie migliaia”.  Nei passaggi successivi Scotti ricostruisce la varie fasi storiche, iniziando dalla rivolta popolare in Istria dopo l’8 settembre ’43, per circa un mese fino all’inizio di ottobre: “un’insurrezione di contadini che hanno assalito i Municipi, hanno assalito anche le case dei fascisti, di coloro che facevano parte della milizia volontaria della sicurezza nazionale, degli agenti dell’OVRA (la polizia segreta fascista, ndr) ammazzandone parecchi nelle loro case, e alcuni gettandoli nelle foibe.” Queste violenze in Istria non si ripeterono più, in questa forma.

Una seconda fase si ha invece a Trieste, i famosi 45 giorni dopo l’occupazione titina: “Qui ci sono stati effettivamente episodi di pulizia etnica perché la cosiddetta guardia popolare – di cui facevano parte tra l’altro moltissimi Italiani, triestini, goriziani e friulani – e che a Trieste dava la caccia ai gerarchi, ai fascisti, ha colpito anche molti antifascisti la cui colpa era quella di battersi perché Trieste restasse italiana. Da una parte c’era l’idea di molti combattenti di costruire il socialismo fino all’Isonzo, però c’era anche molto nazionalismo da parte delle truppe di Tito arrivate a Trieste. (…) Inoltre c’erano alcuni reparti del Nono Corpus sloveno, quindi uomini che avevano direttamente subito angherie dal fascismo. (…) Quindi c’era rabbia, c’è stata anche vendetta, un revanscismo da parte di questi soldati e sono stati commessi crimini.” Quindi Scotti ricorda di aver trovato un telegramma di Tito che ripmprevera e rimuove dal comando il comandante della piazza di Trieste per non aver saputo controllare il regime di occupazione.

“Quanti siano stati i cosiddetti infoibati in questa fase non saprei dirlo”, dice Scotti, “stando a storici triestini come Galliano Fogar che era un azionista, oppure Raoul Pupo, oggi professore universitario, si tratta anche là di alcune centinaia di persone finite nella foiba di Basovizza, che ora è diventata monumento nazionale italiano. Di fronte a queste vittime bisogna certamente inchinarsi. Però bisogna anche dire che quelli che parlano di 10.000 o 20.000 infoibati infangano le vere vittime perché con le menzogne finisce che la verità viene coperta e anche chi dice il vero non viene creduto.”

Il terzo episodio storico citato nell’intervista è quello del grande esodo degli istriani, altra grande rimozione del nostro passato. Anche qui, però, per uscire dalla rimozione occorre ricostruire in modo adeguato: “Alla fine sono partite 240.000 persone. Tra queste c’erano, veniamo alle cifre, 44.000 funzionari che erano venuti dall’Italia negli ultimi 18 anni di presenza italiana in Istria, maestri elementari, insegnanti, questurini, carabinieri, finanza ecc. che si iscrivevano nelle liste della cittadinanza ma non erano autoctoni istriani o dalmati o fiumani. Non li voglio certamente togliere, ma questi erano 44.000. C’erano poi 20.000 Croati. Quindi quando si parla di Italiani bisogna fare attenzione. Parliamo degli Istriani, di qualsiasi nazionalità, non erano soltanto Italiani i profughi.”

Nella parte finale dell’intervista Rossimi chiede che cosa significa, per un istriano, questo “giorno del ricordo”? “Io e molti altri, quasi tutti gli Italiani qui”, – risponde Scotti – “stiamo vivendo questi giorni con molto disagio, ci sentiamo veramente avviliti. Le destre, ovunque, i nazionalismi, ad esempio il nazionalismo dei dieci anni di Tudjman, durante il quale hanno cercato addirittura di chiuderci le scuole italiane, ci hanno perseguitato, ed ora questo nazionalismo da parte italiana, che è un’euforia insopportabile, con questi film che dicono menzogne, queste cifre che dicono menzogne, queste parate, ci avviliscono… Questi nostri vicini, amici con i quali viviamo qui nell’Istria, a Fiume, questi Croati, ci dicono: ‘Noi che abbiamo subìto un’aggressione durante la guerra, abbiamo subìto 360.000 morti dall’occupazione italiana, abbiamo subìto i campi di concentramento italiani… Invece di chiederci perdono ci attaccate ormai continuamente…’ Come può fare un Italiano che vive qua a guardare in faccia questa gente?”

L’intervista poi prosegue, su altri aspetti ancora, e molti altri li ho sorvolati, in questa mia sintesi veloce. Chi vuole approfondire però può andare direttamente all’originale: La memoria delle foibe in Istria: intervista a Giacomo Scotti, di Andrea Rossini. Nella finestra in alto accanto all’articolo sono riportati altri articoli, anche di altri autori, sullo stesso argomento, pubblicati anche successivamente all’intervista.
(nella foto in alto, cittadini di Pola s’imbarcano sul piroscafo Toscana)

Fenomenologia-di-un-martirologio-mediatico_mediumIn data odierna, invece, sempre su Osservatorio dei Balcani e Caucaso, è stato pubblicato questo nuovo articolo: “Le foibe nella rappresentazione pubblica”, di Gorazd Bajc, una recensione del libro di Federico Tenca Montini: “Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi”.

Sul tema della memoria, vedi anche sul sito ALTROVÏAGGIO, la sezione “AL ROGO, profezia & memoria

 

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