I luoghi della lettura

“Se hai qualche curiosità, io sono qui” ho detto ad un ragazzo che s’era avvicinato al tavolo dei libri esposti. “Sì ma il problema è che io non leggo” è stata la risposta pronta, quasi a dire “grazie al cielo sono immune.”
Esperienza interessante al mercatino solidale delle associazioni, il 20 e 21 dicembre, alla nostra prima uscita, sperimentale e anche un po’ frettolosa, con i nostri primi libri, di quattro piccoli editori e di qualche amico. Qualcosa si è venduto, per lo più ad amici e conoscenti; che si sarebbe venduto poco l’avevamo previsto, ma poi il concretizzarsi delle previsioni è sempre un’altra cosa.
Avevo scorso, alla mattina prima di andare, alcune statistiche Istat: tra gli uomini solo 3 su 10 circa leggono almeno un libro all’anno. Beh, mi sono detto, tra poco è anno nuovo, è la volta buona che si rinnovi il rito. Tra le donne invece la media sale a 5 su 10: sempre un passo più avanti le donne ma uno solo, senno ci lasciano soli! Questi valori, inoltre, sono in calo negli ultimi anni. Se va avanti così tra poco chi leggerà un libro verrà visto di traverso, una persona da cui guardarsi.
Perché si legge così poco? Dalle indagini e dalle statistiche non si capisce, eppure si stampano in Italia circa 50 mila titoli ogni anno. Forse è come diceva Troisi? “Non è colpa mia, io leggo ma sono da solo e voi siete in tanti a scrivere!”
Un bel problema per un’associazione appena nata, che vuole promuovere la lettura, con un’attenzione particolare ai nuovi autori e alle piccole case editrici. “Io oramai leggo solo classici” rispondeva il poeta Di Ruscio alla scrittrice fermana Luana Trapè (come racconta lei in “Femminile plurale”). Un bel ginepraio di domande, con risposte da cercare a tutto campo, ed è faticoso poi rimetterle in ordine. Una tra le tante: come dev’essere il luogo dove si vendono, e si propongono, i libri? Bisognerebbe chiederlo ai librai, innanzitutto, che lo fanno per mestiere e spero anche per passione, da una vita: che cosa sta avvenendo? Certe volte penso che le librerie, così come le conosciamo, rischiano di fare la fine delle vecchie sale cinematografiche, ma non è una ineluttabile legge di natura, è soltanto una dinamica sociale.
Tornando “al nostro piccolo” il nostro luogo di questi due giorni (lo spazio del mercatino) non era un granché. Un po’ squallido e un po’ emarginato, condividevamo tutti questo sentimento parlando tra noi, ciascuna associazione presente con le sue cose da proporre. Questo sentimento di sentirsi fuori non valeva solo per noi, con i nostri libri da proporre, ma per tutti, per qualsiasi discorso che cerca un punto d’incontro. Rimedieremo. Mi veniva in mente il libro di Marc Augé sui “non luoghi”, cioè di quegli spazi fisici privi di significato, cioè di relazioni e di storie. Il paradosso è che ci trovavamo non sotto un capannone anonimo in qualche periferia ma al centro storico (ieri mattina anche il mercato degli ambulanti era quasi deserto): che cosa è avvenuto in questi anni, che ha svuotato questi luoghi delle sue storie?
Ma davvero oggi “i luoghi” nel senso proposto da Augé sono diventati i nuovi centri commerciali?! Siamo noi, ostinati, a non aver capito, o il tutto va verso direzioni che ci lasciano perplessi? Invito a non banalizzare queste e altre possibili domande, vorrei qualcuno in grado di darmi risposte sensate al sottile senso di disagio che comunque permane. Insomma, anche per questo è stata un’esperienza interessante quella dei mercatini, che ha stuzzicato tante domande e che suggerisce anche di non abbandonarsi a risposte sbrigative. Forse bisognerebbe chiederlo anche ai “lettori”, e anche ai non lettori. O forse, non è nemmeno la lettura in quanto tale a cui rivolgere l’attenzione, indipendentemente dal resto e come valore in sé: dovremmo, forse, guardare la “lettura” come un termometro del mutamento sociale, una specie di segnale? E comunque, tornando al”non luogo” in cui ci siamo ritrovati in questi due giorni: in realtà, anche se poteva sembrare tale perché fuori dal centro dell’attenzione della città, non è stato un luogo privo di significati, perché riempito da noi: le persone delle associazioni presenti, e tutti i loro amici che sono venuti di proposito a trovarci, costituiscono insieme una fitta rete di relazioni e significati. Anche se ciascuno aveva il suo obiettivo, non sono stati operatori economici venuti per vendere ciascuno isolato dagli altri e poi via. Ho rivisto in questi due giorni diversi amici e scambiato tante idee e proposte, propositi fecondi, e dunque quando dicevo “rimedieremo” è perché già se ne è parlato, e condiviso, con la sensazione che è andata bene questa esperienza e che si può fare ancora di meglio, sviluppando questi significati. Il da fare non manca. Per tornare ai libri e parafrasando Bertolt Brecht – lui parlava del comunismo – potremmo dire: la lettura è semplice, ma la semplicità è difficile a costruirsi.

(pubblicato su Altrovïaggio)

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