“Se il popolo si ribella per noi è finita”

“Se il popolo si ribella per noi è finita”, una verità elementare, così ovvia che non la vediamo mai davvero. A pronunciare questa frase, nel caso specifico, sono due ‘ndranghetisti intercettati al telefono. Lo raccontava ieri sera a Jesi, all’iniziativa organizzata dal presidio di Libera, l’imprenditore di Reggio Calabria Tiberio Bentivoglio, Tiberio-Bentivoglio-560x407uno dei seimila italiani che si sono ribellati al pizzo. La sua storia inizia nel1992, lo stesso anno di Falcone e Borsellino e delle cosiddette trattative Stato-mafia. Sentire raccontare la sua storia direttamente dalle sue parole, che rimettono in piedi tutte le nostre percezioni distorte e lacunose, superficiali e disinteressate sull’argomento, crea un effetto di spiazzamento. Siamo sempre pronti a distrarci, viviamo in una società in cui anche la cultura viene utilizzata dal Potere – leggevo qualche tempo fa in un’intervista di Goffredo Fofi – viene utilizzata come sistema di distrazione di massa. Il racconto di Tiberio è un invito ad una riflessione non da bar, che non lascia segno, ma a chiedersi concretamente, che cosa posso fare, davvero? La sua storia – oltre che in giro in tutti i luoghi ove lo invitano, alla mattina ad esempio era stato in una scuola di Jesi – Tiberio la racconta anche nel libro “Colpito“, promosso da Libera e i cui proventi vanno a sostenere le attività dell’associazione. “Un grido di rabbia e di speranza, quello di Tiberio Bentivoglio” scrive Luigi Ciotti nella prefazione: “Queste pagine raccontano nel dettaglio le tappe di un calvario, come lo definisce Tiberio, una storia di giustizia negata, purtroppo non unica nel nostro Paese…”. 
Se il popolo si ribella per noi è finita. È interessante valutare questa materia da questo punto di vista. Una ribellione non nasce per grazia ricevuta, per miracolo notturno di qualche straordinario evento naturale ma si costruisce giorno per giorno, con atti sociali, va incoraggiata, aiutata, sostenuta, con azioni coerenti, costanti.
È interessante valutare da questo punto di vista la legislazione in materia, le azioni delle istituzioni, correggerne gli effetti distorti e paradossali, che da una parte non riutilizzano fino in fondo i beni confiscati e dall’altra non sostengono chi si ribella, lasciandolo solo ed esposto al fallimento delle proprie attività e alla loro svendita a favore dei mafiosi.
Diceva Tiberio: “Vorrei diventare contagioso e poter andare dal mio negoziante a fianco, che paga il pizzo, e potergli dire: guarda me, mi sono ribellato e lo Stato mi sostiene, sta risolvendo i miei problemi.” Insomma, Tiberio ci ha ricordato che nulla è ineluttabile ma c’è molto da fare ancora.

(Un articolo dall’Espresso e un intervista da Presa Diretta)

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