Sinfonia d’autunno e Spezzone Precario

L’autunno è tiepido, non ci sono più le stagioni di una volta: 12 dicembre, un tempo giorno di anniversari, ricordando la strage del ’69, invece oggi era il giorno dello sciopero generale “Così non va” . Sciopero fuori tempo massimo? Così hanno commentato in molti. Intanto, ieri mattina, giovedì, mentre ascoltavo la rassegna stampa su Rai tre, condotta da Concita di Gregorio, un ascoltatore si lamentava che nessun giornale, nessuno, dava notizia dello sciopero. 1Ignorato. “E’ vero”, rispondeva Concita, “la stampa l’ha oscurato ma domani,”  prometteva “dedicherò l’intera rassegna stampa allo sciopero.” Questa mattina, mentre andavo in auto ad Ancona per la manifestazione regionale, ho acceso la radio e… che cosa? Musica classica. Oggi è sciopero e giustamente scioperano anche alla Rai, e quindi niente speciale di Concita. Anche lei fuori tempo massimo! In compenso ho ascoltato musica classica. Mi piace, non si sente mai per radio, tocca aspettare uno sciopero generale: ecco perché ne ascoltiamo sempre poca. Poi la manifestazione. Tante bandiere rosse e a un certo punto anche azzurre, fresche e precise, quelle della Uil. “Quelle dell’ultimo sciopero erano incrostate di polvere, così le hanno comprate tutte nuove” ironizzava qualcuno. Il corteo era molto partecipato, tutte le categorie e da tutta la regione. Un po’ di pubblicità per fortuna, nei giorni scorsi, l’ha fatta il ministro Lupi, con il casino della precettazione dei trasporti, poi ritirata, ma almeno qualcuno ne ha parlato. C’erano anche tanti studenti, con striscioni e bandiere, e tanti altri gruppi. Poi ad un certo punto c’è stato un cambio di programma. In coda lo “Spezzone Precario” è uscito dal corteo e ha occupato la strada che esce dal porto, che in quel punto corre parallela a quella principale ma più in basso, così chi si trovava ancora nel corteo poteva osservare la scena come da un balcone. Non c’era polizia a presidiare il punto d’ingresso della strada del porto, in quel momento. Uno sparuto gruppo di poliziotti stava più avanti, lungo la strada del porto, ma lontano, dietro una curva, non lì. Un altro gruppo di poliziotti, a piedi, s’è affrettato a fare il giro per posizionarsi e chiudere più avanti l’accesso al porto. Per fare questa manovra accerchiante sono entrati nel corteo e lo hanno atttraversato. Tranquilli. Sciolti. Col casco in mano. Chiedevano permesso. Qualcuno del corteo, più avanti, gridava “Fateli passare” e poi li incoraggiava gridando “Andate a fare il vostro dovere, cacciateli via quelli là!” Quelli là intanto s’erano posizionati bene, gli interessava solo bloccare la strada e non arrivare al porto. Anche qualcuno di loro gridava a chi dal corteo li stava osservando dall’alto: “Scendete giù anche voi, era il duce quello che stava sul balcone!” Così il corteo ha proseguito e la scena in quel punto ha continuato da sola. Non c’era tensione, da nessuna delle due parti. “I precari non possono fare sciopero” gridavano con gli altoparlanti, “e così per farsi vedere devono fare qualcosa di più: blocchiamo il porto!”  E’ andata avanti per oltre un’ora. Sono rimasto lì anch’io sul balcone, i poliziotti li sotto e lo Spezzone Precario più indietro: tanto oramai il corteo era andato avanti da solo, verso il comizio e la fine della manifestazione. Tanti nel corteo (8 mila persone secondo gli organizzatori) non se ne sono nemmeno accorti. Anche il blocco del porto, dunque, fuori tempo massimo? Non è mai troppo tardi s’intitolava la vecchia e storica trasmissione del maestro Manzi, che insegnava a leggere e scrivere e alfabetizzava l’Italia: forse anche noi abbiamo bisogno di alfabetizzarci un po’, nella comprensione dei fatti sociali di oggi. Però, ridendo e scherzando, di disagio devono averne causato parecchio con il blocco stradale, giudicando dalla fila di qualche chilometro di camion diretti al porto e fermi in attesa, che ho incrociato in auto tornando verso casa, naturalmente mentre ascoltavo di nuovo musica classica.

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