Le “inelezioni”

Ma chi li vota questi? Gli elettori sono meno della metà, gli inelettori oramai sono molti di più. In Emilia Romagna sono saliti al 68% e in Calabria al 60%, in pratica ogni tre persone, due si sono rifiutate di andare a votare. Ci sentite? Il Vispo Tereso pare di no e dichiara: “Vittoria netta, e i partiti che sostengono lo sciopero generale hanno percentuali da prefisso telefonico.” Il Vispo Tereso vince per abbandono del campo da parte degli avversari, perché già dal festival di Sanremo, quando vinse le primarie nel PD, non ha più avversari veri davanti a lui, e la mancanza di avversari fa sì che non ci siano nemmeno alternative quando si va a votare, e così molti preferiscono non andarci per niente.
13Appena sei mesi fa, alle europee di Maggio (e già i voti erano calati di molto, e già si diceva che alle europee l’affluenza è più bassa delle amministrative) in Emilia Romagna il PD aveva avuto 1 milione e 200 mila voti, mentre ora è sceso a mezzo milione e arriva appena a 600 mila insieme a tutte le altre liste associate, compreso il prefisso telefonico di SEL, come lo chiama il Vispo Tereso, che però il gettone se lo intasca: farebbe bene a farsi rattoppare le tasche, visto che in sei mesi ha perso un elettore su due.
L’Altra Europa di Tsipras a maggio aveva sfiorato i 100 mila voti, invece ora la più modesta Altra Emilia è sì e no sulla soglia dei 50 mila (ma gli manca Sel): i voti di un ristretto gruppo di affezionati che hanno(abbiamo?) già fatto il callo a ritrovarsi in pochi.
E la farfalletta Grillo? Sta tornando indietro, tra poco ridiventa bruco a tutti gli effetti. In Emilia Romagna scende da 450 mila voti ad appena 160 mila: due su tre non li hanno più votati. Non è male in soli sei mesi.
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E la destra? Sì, insomma, quella che da tempo conosciamo già come destra. Forza Italia, NCD e Fratelli d’Italia (scusate se faccio di ogni erba un fascio, sia di chi è all’opposizione, sia di chi fa parte di questo governo) sei mesi fa avevano avuto, sempre in Emilia, circa 400 mila consensi. Ma mettiamoci anche la Lega: tutti insieme erano sul mezzo milione. E ora? Sono scesi a 360 mila, quasi una federazione di affezionati. Perdono ancora in modo significativo però tra loro c’è uno che guadagna, uno che di quel fascio fa parte quando gli conviene: la Lega, che sale da 115 mila a 230 mila, raddoppia, e con il gioco delle percentuali sale addirittura al 19 e passa per cento, diventando il secondo partito. Occhio ragazzi!, direbbe Bersani.
E in Calabria? Magari cambiano a livello locale i singoli numeri, l’astensione è leggermente più bassa che in Emilia ma la sostanza è analoga. Qui è addirittura il movimento cinque stelle a scendere a risultati da prefisso telefonico. Da 154 mila a 33 mila voti, un’ecatombe.
Una volta si facevano gli appelli agli elettori, per convincerli di andare a votare e non sottovalutare le potenzialità della democrazia. Oggi forse l’appello bisognerebbe farlo a chi chiede il voto agli elettori, perché trovi il modo – certo non facile in questa società – di rappresentarli davvero. Ho diversi amici nel mondo della politica e conosco bene la loro sincera passione (gli altri non mi sono amici), ma più tempo passa e più mi appaiono ostaggi in mano ad altri poteri, fedeli ad una coerenza istituzionale importante, se non altro per i valori su cui un tempo è stata fondata, ma che oggi giorno appare svuotata.
Oramai, quelli che ovunque si apprestano davvero a governare lo fanno sempre più coscientemente attrezzandosi a gestire un governo di minoranza, con un consenso soltanto virtuale nel paese, fatto di trucchi e specchietti percentuali e di confronti mediatici a distanza, che si rivolgono ad un popolo astratto e oggetto soltanto di sondaggi. Il governo del televoto, che chiede il consenso sugli slogan e le decisioni vere le prende accordandosi con altri (un esempio: “Il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti ha l’appoggio totale e incondizionato del governo”, parola del Vispo Tereso).
5Tutto ciò che sta nel mezzo, l’ampia rete delle rappresentanze sociali, viene scavalcato a piedi pari, non interessa, deve farsi da parte, è a loro che è rivolto l’impatto maggiore delle cosiddette riforme. E dentro questa articolazione sociale possiamo metterci tutti, a diverso titolo e con i loro diversi ruoli e anche con i loro diversi gradi di responsabilità. Con problemi crescenti di reale rappresentanza anche al loro interno, con i propri associati reali o potenziali. Parlo delle grandi organizzazioni sindacali, capaci ancora di portare in piazza numeri non proprio da prefisso telefonico, ma poi devono anche “dargli uno sbocco”; delle grande associazioni e articolazioni del terzo settore, da quelle più impegnate anche politicamente a tutte le altre che comunque raggruppano numeri consistenti di persone, ai tanti comitati spontanei permanenti o anche occasionali, che si mobilitano per tanti diversi motivi, non sempre immediatamente decifrabili nemmeno per chi del “movimento” ha fatto la sua area di riferimento. Tutto questo mondo non esiste nel mondo della rappresentanza politica e nemmeno in quello della rappresentanza mediatica di cui i media ci danno spettacolo. E’ un mondo che viene relegato tutto insieme in modo indistinto e sbeffeggiato: “Vittoria netta” decanta il “Vispo Tereso”, “chi sostiene lo sciopero ha numeri da prefisso telefonico”.
E’ evidente che si aggira un vuoto da queste parti. Attenzione a chi vorrà farne bottino.

 (A commento, alcune foto da prefisso telefonico, dalla manifestazione del 25 ottobre).

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