30 aprile, Moggiona, visita al centro di documentazione (25)

Visita alla mostra permanente della Resistenza, a Moggiona, guidati da Luca Grisolini e Danilo Tassini. Molto interessante, non è un museo e non vuole esserlo, è una mostra permanente, per fare educazione alla memoria e coinvolgere soprattutto i ragazzi. Ci sono ad esempio molti manifesti dell’epoca, sia di bandi dei comandi nazifascisti o di Mussolini, diretti e tesi a terrorizzare, ma anche tanti manifesti di propaganda, per orientare e manipolare le persone.
imagePoi abbiamo visto un breve filmato, appena 15 minuti ma che sono sembrati lunghissimi. “Oggi un giorno del ’44”, dedicato ad alcune delle stragi della zona: San Polo, Vallucciole, Sant’Anna di Stazzema, Civitella Val di Chiana, San Pancrazio, Pedule di Fucecchio e Niccioletta, in provincia di Grosseto. Pochi minuti per ciascuna strage, con qualche testimonianza di oggi dei pochi sopravvissuti e di immagini dell’epoca, durante le stesse stragi: non “comuni” fucilazioni ma… non mi vengono le parole, mentre scrivo in auto e per ironia della sorte dal registratore acceso sento Guccini che canta Auschwitz. Le più strazianti sono le immagini dei corpi recuperati dopo che le vittime erano state seppellite vive sotto terra, imbottite di tritolo e fatte esplodere. Troppo crudi? Non erano effetti cinematografici, per fare effetto, ma immagini vere. Se ne parlava anche a Casola, gli aspetti crudi vanno raccontati nella loro crudezza e realtà, per comprendere meglio. Didattica della memoria? È un tema molto importante, non finiremo mai di trovare una risposta definitiva su come educare alla memoria. Nel filmato sul grossetano appariva anche lo scrittore Luciano Bianciardi, in una ripresa probabilmente degli anni ’50: sottolinea che i fascisti italiani furono solidali e corresponsabili della strage, furono loro a creare la fama del pericolo partigiano, chiedendo una spedizione punitiva, perché i fascisti, dice Bianciardi, stavano perdendo e non accettavano di essere messi da parte, lo consideravano un’offesa intollerabile.

“C’era spesso il gusto sadico creare la maggiore sofferenza possibile” dice uno dei testimoni intervistai, che si vedono nel filmato. O magari aveva ragione Hannah Arendt, quando scriveva sulla banalità del male? Furono in Toscana oltre 4 mila le vittime di stragi, in 85 luoghi diversi. La Staffetta è questo, ricordare, unire luoghi, raccogliere le testimonianze delle attività di oggi sulla Memoria. Fare riflessioni.

“La cosa che più colpisce sono le 4 mila vittime civile; le guerre precedenti riguardavano quasi solo i militari. È sintomo di una perversione progressiva da parte dei gerarchi nazifascisti, che nonconsidera niente la vita umana, consideravano oggetti le persone, le toglievano di mezzo solo per farsi strada durante la ritirata e davano fastidio” mi dice in auto Leonardo, neo staffetiista e ciclista, il più giovane del gruppo, al suo primo viaggio. Ogni anno c’è un momento di impatto maggiore. Lo scorso anno, anche se solo per il gruppo degli autisti, è stato a Ca’ di Malanca, nel museo ricavato dove allora ci fu il comando di un gruppo partigiano. Quest’anno è stato senza dubbio qui a Moggiona.

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