Engles Profili – 22 aprile 1944/2014

Aspettando il 25 aprile. Questa sera, alla Frazione Cancelli di Fabriano, commemorazione del partigiano ENGLES PROFILI, ucciso dai nazifascisti il 22 aprile del 1944 a Fabriano. h3La cerimonia è stata organizzata dall’Anpi di Fabriano ed è stata introdotta dal Sindaco di Fabriano; la storia di Profili è stata tracciata, con una relazione articolata e arricchita dal lavoro di ricerca svolto, da Alvaro Rossi dell’Anpi di Sassoferrato, che tra l’altro ha sottolineato come i nazifascisti, con il lavoro di intelligence che svolgevano, fossero andati a colpire in modo mirato, un capo e un organizzatore della Resistenza della zona, colpendo con lui la rete che a lui faceva riferimento.  Una scheda e informazioni su Profili sono disponibili anche sul sito a lui dedicato dal figlio Vincenzo: “Engles Profili, il partigiano senza armi, il medico dei poveri“. Anche la foto qui a fianco è tratta dallo stesso sito.  Sono stato invitato anch’io alla cerimonia e ho proposto una riflessione sul ruolo della Storia e della Memoria; ecco la traccia che avevo sotto gli occhi e che, più o meno, ho seguito:

L’importanza della memoria e della storia. Qualche giorno fa ho scherzato, sulla pagina FB creata per questa commemorazione, sul fatto che ero stato presentato come uno storico. Ho scritto:: esagerati, io sono solo, mettendoci però le virgolette attorno, un appassionato di memorie.
Quelle virgolette, alludevano al fatto che in realtà anche la Memoria è un insieme complesso, al pari e forse anche più della Storia. In realtà io mi sento un dilettante anche di Memoria ma vorrei provare a dire qualcosa sul rapporto, indissolubile, che deve esserci, tra la Storia e la Memoria.
La Storia è una disciplina dai metodi precisi, si basa sulla ricerca delle fonti e sui riscontri. Le fonti devono essere certe, valutate, messe in relazione, e quindi, anche contestualizzate, re-interpretate e fatte parlare, per interpretare anche il presente.
Quindi, anche la Storia è viva e vive nel presente, nel senso che anche a distanza di anni è in grado di descriverci in modo nuovo ciò che accadde, non solo i fatti nudi e crudi ma anche il loro significato, sotto nuove angolazioni. Sempre più, poi, negli anni più recenti, il dibattito sulle fonti ha dato via via maggiore importanza anche alle fonti orali, alle testimonianze dirette, alle rielaborazioni dei ricordi e delle memorie, o ai diari scritti al tempo dei fatti o immediatamente dopo, sulla base di riflessioni successive.
Tutto questo lavoro incessante e continuo è indispensabile, perché noi, ancora oggi, viviamo dentro le conseguenze di quei contesti, anche se tendiamo a perderne la percezione, perché molte cose odierne ci distolgono. Allora, il lavoro dello storico, che ritorna sui documenti, cercando relazioni che prima erano sfuggite, integrandoli con altri emersi nel frattempo, lavorandoci sopra per verificare le ricostruzioni già fatte o per aggiornarle, è fondamentale, per restituirci una visione d’insieme del nostro mondo, che sia adeguata a dare risposte anche i nostri problemi di oggi.
Il lavoro dello storico, dunque, non è il lavoro di un custode a guardia di documenti che stanno lì fermi, che ogni tanto vanno spolverati e tirati fuori, quando serve. È invece un lavoro vivo.
cid_EA82FEFD66A44008989667283F0E4CB9@xbc538002b3e541Se questo vale per la Storia, a maggior ragione vale per la Memoria: una dimensione anche più sfuggevole, antropologica. La memoria – lo ha dimostrato anche la scienza, sul modo di funzionare del nostro cervello – non è un archivio di ricordi, che stanno lì fermi, già fatti, identici al primo giorno, in attesa di essere ricordati.
È invece una continua ricostruzione e reinterpretazione, selezione, rielaborazione di ricordi individuali che possono anche cambiare nel tempo, e che noi reinterpretiamo dentro una dimensione collettiva, condivisa con gli altri, alla luce di come vediamo oggi il nostro presente.
Questo lavorio però non rende la memoria meno attendibile della Storia; si tratta di un’attendibilità di tipo diverso, di coerenza rispetto ai principi sui quali costruiamo la nostra identità, che ci consente di rivivere quei principi e orientamenti, nati in determinate esperienze del passato, anche nel presente, nei contesti diversi di oggi. E’ dunque un lavorio anche sociale, di ri-condivisione continua.
La memoria è un campo di battaglia, ho trovato scritto in un libro del filosofo Remo Bodei. A sottolineare anche il fatto che nulla è mai scontato e dato una volta per tutti. La Memoria va coltivata, e trasmessa, va condivisa.
Di solito facciamo appelli a “non dimenticare”. Dovremmo invece riflettere di più su come facciamo a ricordare, dice Bodei; vedremo allora che la memoria pubblica è “incessantemente promossa da forme di ricordare in comune, da commemorazioni appunto: festività civili e religiose, stesura di libri di testo di storia, diffusione della lingua. Quando un regime cade ( …) i vecchi criteri con cui si selezionavano le cose da ricordare e da dimenticare, non valgono più. Si scopre allora che la memoria è un campo di battaglia, in cui si lotta per la conquista del passato.”
Battaglia ideale, di passioni e riscoperte, di ricerca storica e di attestazione di impegno civile, di attualizzazione del passato. Un lavoro incessante, nel quale s’inseriscono anche i tentativi di revisionismo o manipolazione, come i tentativi di alcuni di abolire il 25 aprile.
La memoria, dunque, è un impegno costante, e non è nemmeno esente da errori.
Vorrei concludere con una riflessione sul modo di ricordare. Ci sono discussioni, anche di carattere pedagogico, sui risultati controproducenti della memoria quando scade in una retorica vuota e lontana dal sentimento dei singoli. È un discorso molto lungo, e non semplice, che non posso affrontare qui. Salto direttamente ad una modalità che stiamo sperimentando oramai da quattro anni con il progetto della Staffetta della Memoria. Un viaggio di 7 giorni, in bicicletta sui luoghi della Resistenza e della Linea Gotica, che parte il 25 aprile da Massa, sul Tirreno, e arriva il Primo Maggio a Pesaro, sull’Adriatico. Un progetto promosso dalla cooperativa sociale Costes di Jesi, con l’adesione di Libera nazionale, la Fiab nazionale, tante Anpi, Pro loco, Comuni e Scuole delle zone attraversate, con l’adesione anche dell’Anpi di Jesi e dell’Arci di Jesi-fabriano.
La Staffetta è un esercizio di Memoria che usa il metodo del viaggio. E’ un modo per far rivivere ricordi e condividere esperienze e sentimenti, calandosi dentro, in gruppo, tra amici che intraprendono il viaggio quasi per gioco, per godersi gli splendidi paesaggi dell’Appennino, stare bene insieme e divertirsi, per conoscere insieme i paesi, i luoghi e anche le persone. E partecipare anche a cerimonie, come questa sera qui, che se nascono spontaneamente e dal basso, possono evitare anche i pericoli della retorica. Si svolgono numerosi incontri durante la settimana di viaggio; la Staffetta quindi è anche un modo per condividere, stringere amicizie, raccogliere storie, stuzzicare attività, incuriosirsi alle attività già in corso, condividerle o progettarne di nuove, insieme. Io ho raccontato il viaggio della Staffetta in un libro, In bicicletta lungo la Linea Gotica, e così, per far conoscere il libro, ho avuto occasione di girare e conoscere ancora altre realtà, in altri luoghi,, altre iniziative e progetti in corso ovunque.
Ma la Staffetta è un progetto che va anche oltre il suo viaggio sulla Linea Gotica. E’ un’esperienza capace di stuzzicare anche le nostre memorie individuali e familiari, legate ai nostri luoghi. L’ultima di queste è il ritrovamento del diario del nonno di uno di noi, il partigiano Giulio Coltorti, attivo nei gruppi che operavano tra qui e il Monte San Vicino e che prese parte anche all’assalto al treno di Albacina. Partendo dal diario, che nessuno prima aveva pensato di utilizzare, integrandolo da un lato con i ricordi di famiglia e dall’altro con la ricostruzione storica del periodo e di quel contesto è nata una conferenza spettacolo dal titolo “Mi firmo compagno Giulio”, già rappresentata dagli amici della Staffetta della Memoria, per riproporre quella storia e condividerla di nuovo oggi, con proiezione di immagini, lettura di brani del diario, lettere e documenti storici, cantare canzoni e ascoltare musiche. Il ricordo e la Memoria, quando sono bene inseriti, con metodo corretto, completano di significato la ricostruzione storica e si completano a vicenda con la ricostruzione storica, restituendoci anche una parte del sentimento individuale, il punto di vista del singolo, avvicinandoci di più alla grandezza delle scelte e dell’impegno che queste persone decisero di affrontare, a rischio di tutto.  Ci restituiscono il punto di vista umano.
In questo senso la Memoria e la Storia, pur così diverse nei metodi, si integrano e convergono sullo stesso risultato, sono vive e rendono vivo il passato, e ci aiutano e ci accompagnano negli impegni del presente.

 

 

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