E’ la post-democrazia di “che pensa quiz” ? (StopTtip)

schermata-03-2456743-alle-16-33-39T-tip. Mi ha fatto venire in mente un vecchio sketch di Renzo Arbore. Il concorrente doveva indovinare che cosa pensava Quiz, un signore che se ne stava seduto tutto tranquillo e in assoluto silenzio, senza dire, fare o lasciar intendere nulla. Se non leggo male (ad esempio il commento di  Alex Zanotelli su Micromega del 24 febbraio oppure l’articolo di Monica Frassoni – copresidente del partito verde europeo – su Sbilanciamoci del 1 aprile) da qualche tempo è in discussione tra Stati Uniti e Unione Europea un Trattato di libero scambio noto come Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (T-Tip), si tratta però di trattative iniziate in segretezza e di cui ad oggi non si conosce il testo, se non per  per il testo confidenziale che risale addirittura al giugno 2013 e pubblicato il 7 marzo scorso da Sven Giegold, deputato europeo dei Verdi ed ex Presidente di Attac Germany.

Scrive Zygmunt Bauman (La separazione di potere e politica che l’Occidente non sa risolvere, la Repubblica del 29 marzo): “Nel corso degli ultimi cinquant’anni i processi di deregolamentazione originati, promossi e controllati dai governi statali che si sono uniti volontariamente alla cosiddetta ‘rivoluzione neo-liberale’, hanno prodotto una separazione sempre più acuta (…) tra il potere (ovvero, la capacità di fare) e la politica (ovvero, l’abilità di decidere cosa dev’essere fatto). (…) Tale processo tende ad essere sempre più intenso e autoindotto. I governi nazionali, oramai privi di potere e sempre più deboli,  sono obbligati a cedere una ad una le funzioni un tempo considerate monopolio naturale e inalienabile degli organi politici dello Stato, per affidarle alle cure di forze dei mercato già “deregolamentate”, sottraendole così all’ambito della responsabilità e del controllo da parte della politica. Ciò provoca il rapido dissolvimento della fiducia  popolare nell’abilità dei governi a fronteggiare con efficacia le minnacce alle condizioni di vita dei cittadini. (…) Tuttavia, a differenza della maggioranza degli abitanti del Pianeta, il mondo degli europei è un edificio a tre – non a due – piani. (…) Da quale parte sta l’Unione Europea? Da quella della “nostra” politica (autonoma), o del “loro” potere (eteronimo)? Da un lato, l’Unione è considerata  uno scudo protettivo che difende l’aggregato dei singoli Stati. Dall’altro, appare come una sorta di quinta colonna dei poteri globali, un satrapo degli invasori stranieri, un ‘nemico interno’ e un avamposto di forze che cospirano per erodere e in definitiva annullare la possibilità che nazione e Stato mantengano la propria sovranità. Una percezione, questa, che viene spregiudicatamente  e slealmente sfruttata  dalle sirene dei neo-nazionalisti, che  a poche settimane dalle elezioni europee  stanno guadagnando sempre più consensi (…) Tuttavia l’Unione Europea è anche un laboratorio, forse unico, nel quale ogni giorno  si discutono e collaudano nuove proposte per far fronte a quelle sfide e a quei problemi (…)”

Se ho letto bene gli articoli che ho citato all’inizio, il T-tip va esattamente nella direzione opposta al lato “nostro”, come lo chiama Bauman, e va a favore di quello “loro”. Innanzitutto, il T-tip, scrive la Frassoni: “è negoziato nel massimo riserbo, senza che i deputati europei o nazionali abbiano accesso ai termini concreti di ciò che la Commissione, su mandato (segreto) degli Stati membri, discute con gli Usa. Tutto procede a nostra insaputa”.   Gli argomenti trattati dal T-tip, sono quelli riconducibili alle battaglie in difesa dei “beni comuni” e per un più, in senso sociale e ambientale, modello di sviluppo:: “Per quanto si sa del meccanismo che si sta costruendo, verrebbe introdotta una clausola secondo la quale se regole, standard, leggi nazionali o europee in materia di ambiente, salute, finanza, etc. si trovassero in contrasto con gli interessi delle imprese, gli Stati potrebbero essere portati di fronte a corti di arbitrato e obbligati a pagare multe salate. Si tratta dell’Isds (investor-to-state dispute settlement) e consiste in un sistema di regolamento dei conflitti tra Stato e imprese che permette alle imprese di scavalcare le giurisdizioni nazionali, facendo riferimento direttamente a dei tribunali di arbitrato internazionali, spesso composti da avvocati provenienti dalle imprese stesse. È evidente che se si può obbligare uno Stato a pagare una multa perché ha introdotto il salario minimo o regole ambientali che possono ridurre i profitti, la libertà di legiferare e scegliere da parte degli organismi democratici pubblici viene fortemente ridotta.”

Tra i rischi che si corrono, per citare un solo esempio, il Ttip può diventare il mezzo per aggirare tutte le norme scomode: dopo gli Ogm. Oppure tutto ciò che riguarda la tutela del lavoro. Un abbassamento generale di tutti gli standard. Insomma, questa trattativa non può restare nascosta e fuori dalla nostra attenzione. Scrive Zanotelli: “Come cittadini non possiamo accettare un tale mostro economico-finanziario che sarà pagato caro da miliardi di esseri umani, costretti a vivere tirando la cinghia. Per questo il T-Tip deve diventare soggetto di pubblico dibattito nelle prossime elezioni del Parlamento europeo, che si terranno a maggio. Lo stesso lo abbiamo chiesto per l’Accordo di Partenariato Economico (Epa), che la Ue vuole imporre ai paesi impoveriti (Africa, Caraibi e Pacifico-Acp).”

Più sopra citavo Bauman. Penso che il “lato nostro” come lui lo chiama in modo “sintetico” nell’articolo, possa essere molto più aperto all’analisi, approfondito e qualificato; l’aspetto che mi interessa citare e porre all’attenzione, in questo momento, riguarda la questione della rappresentanza sociale, affinché il “lato della politica” recuperi la giusta dignità ed esca dal discredito e degrado crescente, il quale è funzionale solo al “potere”, come sta avvenendo. Probabilmente, in questa dialettica tra la politica (ovvero, l’abilità di decidere cosa dev’essere fatto) e il potere (ovvero, la capacità di fare) si gioca la questione della rappresentanza sociale dal basso, attraverso forme, dinamiche, modalità, principi che superino quelle fino ad ora sperimentate (da tutti e spesso con efficacia) ma che rischiano di essere sorpassate dagli eventi, e che nel migliore dei casi ci consentono oramai soltanto di “difenderci” ma non di essere davvero propositivi e incisivi. Ma non è facile immaginare, così dal nulla, nuove forme di rappresentanza. Forse vale, ancora oggi, la vecchia regola che le forme di lotta, e di partecipazione e mobilitazione, sono anche la scuola attraverso cui sperimentare nuovi modelli organizzativi e di rappresentanza. di lungo periodo. Dice ancora Zanotelli: “Solo una vasta protesta di massa in tutta Europa potrà sgominare questo nuovo Trattato. Nel 1998, con una grande protesta, noi europei siamo riusciti a sconfiggere il Mai (Accordo Multilaterale sugli Investimenti) che è quasi la copia del T-Tip. Abbiamo vinto dicendo Mai al Mai! Possiamo fare altrettanto con il T-Tip.”

(la foto in alto è tratta dal sito della campagna stop Ttip e lo striscione è stato esposto in occasione della recente visita di Obama a Roma; la campagna è promossa da: Una campagna promossa da: ALTRAMENTE, ARCI, ASSOCIAZIONE BOTTEGHE DEL MONDO, A SUD, ATTAC ITALIA, COBAS, COMUNE-INFO, COORDINAMENTO NORD SUD, COSPE, ENNENNE, FAIRWATCH, FONDAZIONE CERCARE ANCORA, FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA, MEDICI SENZA CAMICE, MST-ITALIA, MUNICIPIO DEI BENI COMUNI, RE:COMMON, RETE DELLA CONOSCENZA, REORIENT, SBILANCIAMOCI, SCUP, YAKU) (http://www.sbilanciamoci.org/2014/03/stop-ttip-italia/)

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