Riscatto Mediterraneo

a b cdefghInteressante e piacevole serata sabato 29 marzo all’Istituto Comprensivo Federico II°, che ha ospitato le associazioni della rassegna Letture per Lottare (Arci, Anpi, Libera, Casa delle Culture, Centro studi libertari, Italia-Cuba, Spaziostello) e insieme hanno presentato Giancluca Solera con il suo libro Riscatto Mediterraneo. Un tema importante e attuale, come è spiegato sulla quarta di copertina del libro:  “Un viaggio nel Mediterraneo che ritorna al centro della Storia, perché tutto è cambiato dopo la Primavera araba, per noi e per loro. Una narrazione letteraria che racconta di coloro che hanno preso in mano il futuro, sfidando morte e ingiustizia. Con le rivoluzioni arabe e i movimenti contro crisi e austerità che le ha accompagnate, questa parte del mondo è diventato il fulcro del cambiamento, dove si sperimenta un nuovo progetto di civilizzazione.
Chi sono i protagonisti? Come si muovono, si organizzano e in cosa sperano i giovani di questa generazione in subbuglio? Perché il Mediterraneo è diventato la culla della resistenza civile? E come fare in modo che ciò che è iniziato produca frutto? Il libro cerca di rispondere a queste domande, parlando di Tunisia, Libia, Egitto o Siria, ma anche di Tel Aviv, Salonicco, Zagabria o Roma, e nelle storie di quei giovani in movimento, nelle loro battaglie, vittorie o sconfitte esplora le radici comuni.
Un libro che invita a sperare che il futuro immaginato nelle piazze delle città del Mediterraneo sia l’inizio di un percorso sociale, culturale e politico comune. Più giusto, più onesto, più democratico, più creativo. Più mediterraneo.”
Importante anche averne parlato all’interno di un istituto come il comprensivo Federico II, che un po’ di mediterraneo lo ospita e lo vive da anni nelle proprie scuole, e importante averla tenuta qui questa iniziativa anche per ricordare che le aule di questo istituto furono scelte quindici anni fa per ospitare un laboratorio internazionale nell’ambito del progetto Odysseus 2000, programma Comenius, per sperimentare metodologie interculturali e progettare modelli di accoglienza. Stimoli, storie, motivazioni e impegni sempre attuali e da riproporre continuamente.
Presenti all’iniziativa di sabato una sessantina di persone, tra insegnanti, genitori e amici delle varie associazioni; le testimonianze di Solera (perché il suo non è un saggio scritto a tavolino ma un reportage di viaggi e di storie incontrate) e le sue risposte alle domande delle persone presenti all’incontro, si sono alternate alle letture di brani del suo libro, accompagnate in sottofondo dalla chitarra di Massimo Agostinelli. Mentre si svolgeva l’incontro, in un angolo della sala il pittore Andrea Silicati eseguiva i ritratti dei partecipanti, e quindi tra questi non è mancato nemmeno un “ritratto mediterraneo” di Giancluca Solera.
Per l’Istituto Federico II si trattava del secondo sabato consecutivo di impegno pubblico culturale e sociale, in quanto seguiva la festa antirazzista tenuta a scuola il 22 marzo, con un convegno e attività diverse di animazione, con la collaborazione dei genitori e di ancora altre associazioni diverse dalle nostre. Come una specie di continuità su questi temi, quasi una staffetta di impegni, le associazioni di Letture per Lottare proseguiranno sabato prossimo con un’ulteriore iniziativa dedicata alla situazione siriana, con un momento di riflessione e approfondimento e il ritrovarsi insieme a cena per raccogliere una sottoscrizione a favore dei profughi siriani (sabato 5 aprile ore 20, presso il Centro Studi Libertari in via Pastrengo a Jesi).
In chiusura a questa nota riporto uno dei brani dal libro di Solera, letto sabato sera: Le 1897926_10203497239101281_1496378283_naree liberate di Aleppo sono state escluse dalla rete elettrica da quattro mesi. Niente frigoriferi, niente riscaldamento, niente lampade. Poca luce artificiale, a meno di non avere un generatore e di non potersi procurare il combustibile sul mercato nero. Nei quartieri regna il buio. L’oscurità è il colore di Aleppo.
«Se c’erano dei feriti, li mettevamo in case private e li curavamo lì. In caso di ferite gravi, li portavamo in un ospedale, altrimenti prestavamo soccorso in casa. In ogni manifestazione moriva qualcuno; uno, due, cinque, una volta dieci. L’importante era non far sapere del ferito e trasferirlo in un luogo sicuro, per evitare l’arresto». Salvare vite umane era un crimine in quei mesi di protesta. «Alcuni ospedali cooperavano, ma in modo clandestino, perché altrimenti il regime li avrebbe perseguiti. Altri no. La maggioranza dei medici aveva paura, perché se il regime veniva a sapere che curavano dei dimostranti, o li arrestava o chiudeva l’ospedale.»
Mentre i suoi assistenti medicano un bambino portando lampade da testa in un’improvvisata saletta di pronto soccorso, il dottore apre un cassetto della scrivania e tira fuori due candele. La luce è saltata e queste basteranno a illuminare l’oscurità di Aleppo per qualche minuto.
C’è tanta umanità in quelle stanze: una volta, in undici, hanno recuperato un soldato del regime che era ferito grave-mente. Il suo cuore si fermò per tre volte, e per tre volte lo rianimarono. Preoccupati per le sue condizioni, lo trasferirono in Turchia. Lui è sopravvissuto e non è più tornato al fronte.”
Gli stimoli ricevuti nell’incontro di sabato scorso sono stati tanti, non resta che approfondirli, svilupparli, discuterli ancora e portarli avanti.

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