Una caduta all’indietro mentre sembra di andare avanti


1167-3Terra di rapina, di Giuliana Saladino.
Un piccolo libro, agile e di lettura veloce ma molto denso, che va direttamente in profondità, a scovare il significato delle storie proprio lì dove nascono, e dove terminano. Un episodio di cronaca nera nel Piemonte degli anni ’60, una rapina forse iniziata male e finita anche peggio, con spari vittime e uno dei rapinatori, siciliano, che la polizia salva a fatica dal linciaggio della folla. La Saladino ricostruisce la storia, il contesto, raccoglie storie, documentazioni, testimonianze, “restituisce le voci” di tanti altri che hanno vissuto, da altre pieghe della realtà, quegli stessi anni del dopoguerra in Sicilia, dentro l’epopea delle lotte dei contadini per la terra, le repressioni, le speranze di riscatto e poi le delusioni per quello che fu l’esito della riforma agraria.
Scrive in proposito Paolo Randazzo, in una recensione al libro della Saladino: “Una legge che consentiva in sostanza ai contadini di possedere, acquistandoli a costo di ulteriori grandissimi sacrifici, solo degli appezzamenti marginali e poco produttivi: “una rapina” insomma, l’ultima di tante, e di qui l’indebitamento, il senso assoluto di frustrazione, di qui la partenza per il nord Italia, o per la Germania, l’Inghilterra, la Francia.”
Il libro è al tempo stesso un romanzo di vita vera, una ricostruzione storica e sociale di avvenimenti che dovrebbero essere meglio conosciuti e compresi, un reportage giornalistico, la ricerca di testimonianze dirette a cui restituire la possibilità del racconto. Il tutto, attraverso una scrittura incisiva, che esprime in modo diretto il senso della partecipazione dell’autrice, il suo sentirsi dentro, compresa l’amarezza del senso di una sconfitta non solo individuale ma anche collettiva, alla quale è difficile sottrarsi.
show_img.php“Una caduta all’indietro mentre sembra di andare avanti”, come lei stessa scrive:
“In pochi anni, con pochi tocchi e senza che nessuno ci metta qualcosa di suo, la Sicilia diventa irriconoscibile e indecifrabile. Le città si dilatano, gli uffici si stipano, le strade si ingorgano, i negozi rigurgitano di merce, le case di elettrodomestici e le teste di immagini, anziché al braciere ora ci si scalda alla televisione, che ogni sera ha un racconto nuovo, migliore di quello dei paladini di Francia. Il benessere dello sviluppo altrui piove prima rado e poi sempre più fitto sul sottosviluppo, lo camuffa sotto una coltre di cianfrusaglie, di falsi bisogni, di nuove abitudini. Piovono i gioielli della tecnologia su massaie ai cui polsi d’acciaio si chiede ora solo di premere un bottone per fare il bucato o accendere il fuoco, il frigo abolisce le finestrine a tramontana in cui diventa acida, a 30 gradi di calore, la salsa di pomodoro, le magliette colorate travestono i bambini di Palermo e di Agrigento, i pescatori hanno stivali di gomma come nei film senza che il loro tenore di vita e il livello del loro abbrutimento mutino di una virgola, i contadini hanno l’Ape e continuano a partire per la Germania. Gente estasiata e impaurita del nuovo dice “che tempi!”, e se si volta indietro, benché non ci sia nulla da rimpiangere, comincia a confondere il cattivo tempo antico con la propria gioventù. In campagna scompaiono le grandi fatiche collettive della mietitura e della trebbiatura, solo i vecchi rimangono a tu per tu con la zappa, scompaiono le teorie di muli sostituiti da sciami di motorini, scompaiono i carretti soppiantati dai furgoncini, nulla da rimpiangere, scompaiono ogni sorta di attrezzi di zinco di vimini di terracotta di giunco intrecciato di tela di sacco e dilaga la plastica in tutte le sue accezioni, indistruttibile non biodegradabile, secchi e bidoni non fanno più rumore, le bottiglie non si rompono, scompaiono gli scapolari di panno blu foderati di panno verde dei contadini, gli scialli neri delle donne, nulla da rimpiangere, scompare il pane che ciascuno fa per sé e deve durare una settimana, scompare il pagliaio in cui dorme il contadino con la sua bestia, nulla, nulla da rimpiangere, scompare il padrone, il carabiniere, la manodopera, si può davvero parlare di un vuoto, di una disarticolazione dei rapporti sociali, di una caduta all’indietro mentre sembra di andare avanti.”

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