“La visiòn final” (quando un muro significa libertà)

1 “La visione finale. Quanto rimane degli occhiali di Allende, reliquia politica e morale, reca riflessa l’immagine del veliero abbozzato dal pennello visionario di Lorenzo Lotto nell’orizzonte della pala della Deposizione. Nel momento mori gli occhi di Allende rivedono in una sublima allucinazione l’origine della storia moderna dell’amata nazione cilena.”
Questo, di Simone Campanelli, è uno dei tanti lavori presentati sabato sera alla presentazione della mostra “Quando un muro significa libertà”, che resterà aperta fino al 15 marzo, per ricordare i murales cileni di piazza Allende a Jesi e farli rivivere, reinterpretandoli, riportandoli all’interno del patrimonio culturale della città. Molti, in questo senso, gli accostamenti con il pittore rinascimentale Lorenzo Lotto, tra cui in particolare quello documentato nella foto qui sopra, che ne rappresenta una sintesi 2immediata. O di rimando, nella seconda foto, questa citazione, nel quadro in basso, dell’angelo nunziante lottesco, che “non porge  il giglio ma sospinge l’aquilone sottratto ai dipinti cileni di Largo Allende”, e ancora continua così la nota dell’autrice, Irene Barboni: “L’aquilone solca il cielo azzurro della bandiera cilena dove l’angelo plana legandosi alla stella. La buona nuova, la speranza di un futuro migliore.”
Ma sto facendo torto a tutti gli altri citando solo questi due lavori. All’iniziativa, promossa a settembre, nel giorno del 40° anniversario del golpe cileno, hanno lavorato in questi mesi classi di tutte le scuole superiori jesine, non solo dell’Istituto d’Arte che ha sviluppato soprattutto la ricerca grafica e pittorica, ma tutti gli altri, che hanno ricostruito anche le vicende politiche, sociali e culturali, ospitando nelle 354loro classi testimoni della nostra città ed esuli cileni, cercando nelle opere letterarie e nelle produzioni musicali i segni e le testimonianze di un popolo e di una cultura che nel 1973 subì un bestiale e tragico attacco, e cercando soprattutto di comprendere quegli accadimenti.
Le modalità di didattica attraverso i laboratori e la partecipazione diretta degli studenti ha prodotto risultati assai interessanti, non semplici riflessioni e “compitini” da fare, ma già produzione autonoma di una rivisitazione e attualizzazione di quelle storie e di quei murales; materiali quindi che meritano già di per sé di essere ripresi e approfonditi ancora, come un percorso; c’è da augurarsi che dopo la promozione di questo percorso e lo sviluppo dei lavori, anche questa terza parte, quella della documentazione di tutti i lavori svolti, possa giungere a buon fine, condensando intanto in un dvd ma anche dando visibilità ai prodotti stessi, per farli conoscere e riprenderli ancora.
Serata molto bella, con i ragazzi che a turno presentavano i loro lavori, e tantissime le persone ad ascoltarli, in una città che questa sera, in corrispondenza dell’8 marzo, ospitata altri eventi altrettanto importanti e altrettanto partecipati.
Non dico  nulla qui dei promotori (c’ero anch’io a introdurre la mostra ma tutti siamo stati essenziali, e curiosi di ascoltare i ragazzi), basta andare a vedere la locandina di promozione, nel quale si ricorda comunque che la mostra resterà aperta fino al 15 marzo, ci saranno durante la settimana incontri delle singole scuole che illustreranno in modo più approfondito il loro lavoro, e poi si concluderà sabato 15 al teatro Moriconi, con la presenza del diplomatico Enrico Calamai, che allora svolse a Santiago del Cile una lavoro importantissimo per mettere in salvo tanti cileni in fuga attraverso l’ambasciata italiana, e poi Carlos Viveros, uno degli autori dei murales realizzati in piazza Allende a Jesi nel 1984, 11 anni dopo il golpe. All’interno della mostra c’è anche la documentazione dei lavori di realizzazione dei due murales. (ALTRE FOTO DELLA SERATA)

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2 risposte a “La visiòn final” (quando un muro significa libertà)

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