Di fatto la mimosa (la storia di Teresa Mattei)

“Ho imparato che la storia molto spesso è fatta di disobbedienze”, inizia così lo spettacolo “Di fatto Teresa, storia di una donna della Costituente” (di e con Silvia Bagnoli), presentato ieri sera all’ex teatro comunale di Santa Maria Nuova, introdotto IMG_4871dall’Assessore Paola Moreschi e dal Sindaco Angelo Santicchia, per ricordare la storia di Teresa Mattei, giovane partigiana, già cresciuta in una famiglia antifascista, già in piazza poco più che adolescente il 10 giugno del ’40, sfidando il fascismo, per manifestare contro l’entrata in guerra di Mussolini (“Chi ha fatto la guerra non sono certo i popoli”, recita in apertura la voce registrata di sottofondo, come un  coro che si alterna e sottolinea i passaggi della recitazione di Silvia Bagnoli).

Teresa Mattei è stata la partigiana Chicchi, prima staffetta poi direttamente in campo, partecipa alla liberazione di Firenze e si “congeda” col grado di capitano, responsabile di una brigata di 50 partigiani: “E’ qui, nella Resistenza, che ho imparato che è importante per le donne partecipare alla vita politica, oltre che alle lotte”.

Perché “di fatto”? A venticinque anni è eletta alla Costituente, la più giovane del parlamento e della pattuglia di 21 donne elette. “DI FATTO” Teresa, il titolo, non è scelto a caso ma vuole ricordare che fu lei a proporre, e poi far accettare alla Costituente, l’aggiunta di questa parola, per migliorare il testo dell’articolo 3 della Costituzione:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando DI FATTO la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Perché la mimosa? Teresa Mattei è stata “l’inventrice della mimosa”: quando si doveva scegliere un simbolo per l’8 marzo, lei propose un fiore semplice, che cresce ovunque in questo periodo dell’anno ed è dunque alla portata di tutti, DI FATTO un fiore popolare e non esclusivo.

Ma affronterà presto uno strappo con la vita politica; nel ’48 non si presenta alle elezioni ed è fuori dal partito, perché non condivide l’articolo 7 e l’entrata dei patti lateranensi di Mussolini nella Costituzione. ma lei è una disobbediente, non solo su questo, e lo ha già detto all’inizio. Una disobbediente attenta alle sue scelte: “La cosa più importante della nostra vita è aver scelto la nostra parte”.

Interessante anche la recitazione di Silvia Bagnoli. M’intendo poco di teatro e non vorrei dire qualcosa di sbagliato ma l’ho percepita, nel tono e nel ritmo della voce, in qualche modo volutamente un po’ meno “teatrale” e un po’ più “racconto” diretto, quasi a sottolineare una maggiore vicinanza, o naturalezza, nell’atto della trasmissione di una testimonianza.

Il racconto – spettacolo si conclude poi con la voce registrata di Calamandrei, nel suo discorso rivolto ai giovani, con la stessa frase che dal 25 aprile al 1° maggio prossimi porteremo sulle nostre magliette, in bicicletta sulla linea gotica: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo in cui è nata la Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani”. In rete ho trovato un video di Teresa Mattei del 2005, in un suo ricordo di Piero Calamandrei, attraverso la sua ricostruzione di quegli anni di scelte.

(la foto è tratta dal blog Vivere a Pierino)

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