I murales cileni di Jesi

Quando un muro significa libertà: mostra sui murales cileni di largo Allende a Jesi.
Personalmente ho esperienza diretta soltanto dei murales (o “murals”, in lingua inglese) di Belfast e di Derry nell’Irlanda del Nord, e di altri visti a Vitoria-Gasteiz e in altri luoghi del paesi baschi.
allende-manifesto-lI murales nascono in Messico all’inizio del Novecento, in una stagione e in un contesto sociale e culturale molto caratterizzato, in senso rivoluzionario e di grandi cambiamenti e aspettative. Tra gli artisti più noti vi sono Orozco, Rivera e Siqueiros, che proponevano non solo un’arte comprensibile e al servizio di un popolo, ma anche veicolo di messaggi  sociali e politici che nascevano direttamente dalle esperienze di quelle lotte, e per questo costitutivi di una presa di coscienza sociale dal basso. Il loro valore estetico si salda dunque fin dall’inizio con il valore sociale. I murales, diversamente dalle altre forme di arte murale o di strada sviluppatesi in seguito, non hanno un carattere figurativo o astratto tendenzialmente aperto, senza fine,  ma rappresentano un soggetto compiuto, finito, con scene riferite a episodi reali di una comunità o rappresentativi di una storia o di una tradizione, e utilizzando in genere una tecnica di esecuzione “facile” e “veloce” e colori che offrono una cromaticità molto marcata e brillante, di fruizione immediata. Soprattutto interagiscono con la parete, adattandosi  o inglobando le superifici “estranee”, come finestre, sporgenze, o altro. Dal Messico si sono diffusi nel nord america e in Europa, soprattutto tra le comunità di minoranza, ad esempio quelle giamaicane o portoricane, incontrando lungo la sua strada anche altri artisti importanti, ma sempre legati a questa dimensione sociale e di lotta. Non mancano nemmeno, nel corso della storia, l’utilizzo di pitture murali da parte dei regimi, compreso quello fascista, per veicolare propaganda, oppure anche espressioni artistiche “alte” senz’altro di interesse, ma ciò che distingue il murales anche sotto il profilo estetico deriva direttamente dal suo carattere spontaneo, capace di dare espressione o di veicolare un messaggio dal basso. Quelli che ho visto e ammirato per le strade di Belfast e di Derry, che erano espressione non di una sola parte ma di entrambe le “comunità” contrapposte durante la Troubble, ad esempio è possibile distinguerli non solo per i diversi soggetti che propongono ma anche in senso estetico, per i colori che prevalgono e per il tratto del disegno. Differenze evidenti anche per uno sguardo esterno come lo era il mio.

Negli anni Settanta i murales trovarono un po’ di diffusione anche da noi in Italia, ma anche con caratteri diversi e mescolati con altre modalità espressive; l’unico esempio che conosco – ma forse ce ne sono anche altri, meno noti – paragonabile ai murales “classici”, è quello di Orgosolo, dove ugualmente i murales – purtroppo li ho visti solo nelle foto . ripropongono e riflettono direttamente il contesto sociale e culturale in cui nascono.

Naturalmente, l’area di maggiore diffusione è quella del continente centro e sud americano, dove ha sviluppato a seconda dei paesi e dei contesti, delle sensibilità e dei tratti peculiari. I due murales realizzati a Jesi dagli artisti cileni esuli dopo il golpe di Pinochet sono molto belli e, sembra, siano i più grandi del genere realizzati in Europa. Rappresentano i momenti più importanti e costituivi dell’identità culturale di quel paese, proprio nel momento in cui questa identità e la presa di coscienza del popolo cileno venivano maggiormente attaccate. Il significato dei due murales è descritto in un articolo di Sergio Vuskovic Rojo. A settembre, nel giorno dell’anniversario del golpe, sono state ricordate quelle tragiche vicende storiche e insieme anche la storia dei murales, nella stessa piazza dove i murales si trovano, e in quella occasione è stato avviato un laboratorio con alcun scuole della città. Il lavoro sviluppato in questi mesi da questi ragazzi di Jesi sull’ argomento, ora verranno esposti al palazzo dei Convegni dall’8 al 15 marzo (vedi il programma).

Non li conosco ancora questi lavori e sono curioso di vedere come lo spirito dei murales sia stato ripreso e fatto proprio, per riproporlo e riviverlo nel nostro contesto.
Nell’attesa, mi viene in mente una frase di Mimmo Cuticchio, l’artista dei ‘pupi’ e anche dei ‘cunti’ siciliani: “la tradizione non è per fare uno spettacolo ma per essere rivissuta ogni giorno.

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