Terre e libertà

Terre_e_libertàTerre e libertà: lotte mezzadrili e mutamenti antropologici nel mondo rurale marchigiano (1945-1955), di Doriano Pela, editore il lavoro editoriale, 2000, Ancona.
Dieci anni di lotte mezzadrili e contadine nella regione Marche, dal passaggio del fronte di guerra tra il 44 e il 45 fino alla metà degli anni Cinquana, una ricerca storica articolata, attenta, ricchissima di riferimenti, documentazioni e puntuale nel seguire le diverse situazioni e contesti all’interno della regione. Più di ricostruzione storica nella prima parte, e nella seconda partecon un respiro volto di più ad un’intepretazione “oltre la contingenza dei fatti storici”, che costituisce quasi una premessa e uno stimolo per un eventuale e ulteriore lavoro di approfondimento.
“L’arretratezza culturale rispetto ai meccanismi socio-economici non è un elemento di poco conto per cogliere la consistenza delle agitazioni contadine. Tale arretratezza, infatti, determina la prevalenza, nel mondo mezzadrile, degli schemi mentali consolidati, e in particolare dell’inclinazione ad assorbire gli elementi di novità all’interno dell’orizzonte di riferimento conosciuto, a causa dei ferrei meccanismi di riduzione e adattamento da sempre attivi in tale contesto culturale”.
Si apre con queste parole la seconda parte, che poi prosegue: “La dinamica è attiva almeno fino ai primi anni Cinquanta, fin quando, cioè, si può parlare di ^periodo delle lotte mezzadrili^ e non ha ancora preso avvio la fase successiva, caratterizzata a sua volta dal massiccio trasferimento in città e dal prevalere di altri elementi che condurranno allo sfaldamento della cultura tradizionale.”

Il discorso, in questa seconda parte – che mi ha stuzzicato assai di più, ma dopo aver completato la ricca ricostruzione storica della prima parte, altrimenti non avrei avuto i riferimenti –  tende ad andare “oltre la storia” per aprirsi di più a sguardi sociologici o antropologici, o forse potrebbe essere più opportuno definirlo come un tentativo del discorso di passare dalla “ricostruzione della storia” alla “ricostruzione della memoria”, toccando quindi anche altri registri, rispetto ai quali ci sentiamo coinvolti in un modo più intimo.  L’autore mi confidava che se ne avesse tempo tornerebbe  volentieri ad approfondire questi temi, e sarebbe certo cosa buona anche se, comunque, quanto è contenuto in questo libro, risulta già piuttosto stimolante.

lavori copia - Version 2Prosegue ancora, sempre in apertura della seconda parte: “La stessa analisi delle forme di lotta adottate sembra supportare tale assunto: quando si connotano per originalità e intensità di partecipazione, le agitazioni muovo essenzialmente dall’interno del movimento, dalla base; quando vengono dirette dall’esterno, sono accentuate solo nella misura in cui il sindacato riesce a farsi riconoscere come organo autorevole di rappresentanza degli interessi contadini.  L’inserimento delle novità nel solco della tradizione potrebbe dunque essere definito come il connotato comune che struttura l’immaginario collettivo dell’epoca delle lotte. Un tratto recuperabile soprattutto considerando il piano dei valori: la trasformazione dei riferimenti  e dei comportamenti è lenta, parziale, mediata, ed anche quando entra direttamente a contatto con l’universo  ‘sconvolgente’ della civiltà industriale e urbana, la cultura rurale – pur subendo un tracollo – fornisce alcuni elementi basilari per procedere nella fase di transizione.”

La prima parte del libro, invece, è una lettura obbligata per quanti vogliono avere una visione storica d’insieme di questo grande fenomeno delle lotte contadine e mezzadrili che hanno interessato anche la nostra regione, come del resto l’intero paese in qegli anni. Il linguaggio usato è assai scorrevole, quasi come un reportage ricco di riferimenti e molto lineare, e la lettura ovviamente ne guadagna.

Una scheda del libro sul sito della Cgil Marche: http://www.marche.cgil.it/ancona/centenario/Books/terre_e_liberta.htm

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