L’inattualità sempre attuale del mito

Cannibals_The“Antigone” di Sofocle e “I cannibali” di Liliana Cavani, attraverso un’intervista alla regista, di cui riporto sotto anche alcuni stralci. E ancora altre (alcune delle tante) riscritture della tragedia raccontata da Sofocle.

“Il film é un happening sostanzialmente, – dice la Cavani – che si serve di una trama che è presa dall’Antigone di Sofocle, che può essere sempre attuale e sempre inattuale; questo é lo scopo che avevo io, una storia che potrebbe accadere e che va letta nella logica del mito, una storia che potrebbe accadere e che potrebbe anche mai essere accaduta, come quella della tirannide a Tebe, però puó accadere e allarma gli spettatori.”

Potrebbe accadere? O già accade, di continuo, sotto ai nostri occhi, ma in altre forme, o in forme che comunque fingiamo di non vedere, o di non  vederne le tracce dimenticando le storie? Mi vengono in mente, ad esempio, i tanti morti dimenticati in mezzo al Mediterraneo, anche loro tragedie della speranza estrema di cambiare, del sogno quando sembra sul punto di trasformarsi in realtà. Ma il film della Cavani nasce in un’altra epoca della nostra storia:
“Il film nasce in un’epoca molto importante. È un momento molto importante. Noi non ce ne rendiamo conto ma è un momento in cui si diventa cittadini del mondo e responsabili di tutto quello che accade ovunque, si esce dal concetto di nazione e di patriottismo del tuo paese, per un cannibali-460x230patriottismo che riguarda tutti. Ha molti significati quel momento lì. Se penso alle immagini da cui quel film può essere nato, sono quelle della liberazione che è avvenuta nella mia generazione, che non ha avuto la liberazione del ’45 ma quella del 68. Mi vengono in mente il pacifismo di allora, il sogni di Martin Luther King, il sogno di democrazia dei Kennedy, le lotte contro il razzismo, la teologia della liberazione; non può venirmi in mente Woodstock perché avvenne dopo il film ma accadeva ugualmente in quel momento, mi viene in mente Kerouac con il libro “On the road”, gli incontri, i giovani allora si sentono cittadini del mondo, si superano i confini, si va in giro, iniziano lasciare le famiglie, sviluppano un senso dell’amicizia che sconfina nella fraternità, è tutto un grande signo, solo che la borghesia li ha temuti, li ha visti come l’espressione di una rivolta sociale, e quindi sono diventati cattivi, i cannibali, per questo il titolo del film è I cannibali.”

“Non erano scene rubate. Era il set più complicato che abbia mai avuto, perché bisognava bloccare il traffico, al centro di Milano, all’angolo di via Manzoni, far passare questa macchina che lavava le strade, perché doveva essere l’immagine di una città pulita e tenuta in ordine, far stendere i “cadaveri” eccetera ma poi Milano ha assorbito questa cosa anche se non abbiamo mai avuto il permesso ma avevamo sempre dietro questi studenti, anzi aumentavano e quindi si vede che per non irritare e non creare tensione ci facevano lavorare; ogni tanto facevamo passare il traffico. Io volevo la Milano vera, non volevo andare in periferia e quindi è stato un po’ complicato. Una cosa curiosa è che subito dopo che s’erano sistemati questo “cadaveri”, anche davanti a questi bei portoni di grandi palazzi borghesi, le persone che uscivano guardavano stupite, facevano così poi scavalcavano i “cadaveri”, giravano da una parte, guardando eccetera. Questo, per dire, era il loro interesse verso il prossimo, eravamo noi stessi stupiti della reazione naturale della gente; qualche rara persona diceva “ma che è accaduto”. Mi ricordo di uno studente che è arrivato di corsa, ” ma c’è la rivoluzione? Io ci sto!”. Perché noi attaccavamo anche dei manifesti, contro le autorità del film però venivano intese come un invito reale.” (Una scheda sul film)

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Una risposta a L’inattualità sempre attuale del mito

  1. Pier ha detto:

    L’ha ribloggato su Hydrogen Jukeboxe ha commentato:
    Potrebbe accadere? O già accade, di continuo, sotto ai nostri occhi, ma in altre forme, o in forme che comunque fingiamo di non vedere, o di non vederne le tracce dimenticando le storie? Mi vengono in mente, ad esempio, i tanti morti dimenticati in mezzo al Mediterraneo, anche loro tragedie della speranza estrema di cambiare, del sogno quando sembra sul punto di trasformarsi in realtà. Ma il film della Cavani nasce in un’altra epoca della nostra storia

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