Alimentazione, nutrizione e cultura

1 Una serata insieme a parlare di alimentazione e nutrizione, di produzioni bio, di come fare il pane con la farina del proprio sacco cioè quella del frumento coltivato nei propri terreni, mietuto e trebbiato nei modi adeguati e in tempi diversi, non per uno sfizio fine a se stesso di fare come una volta ma perché ha una sua ragione precisa rispetto al prodotto finale, poi macinato nel mulino adatto e nel modo adatto, perché ogni fase ha la sua motivazione.
Poi il lievito, di cui alla fine scopri che è il più vecchio abitante della casa, perché è vivo e si riproduce e per questo occorre seguirlo con rispetto, creargli attorno le condizioni migliori e le giuste attenzioni, mentre si riproduce assorbendo gli umori della casa e se lo porti a riprodursi in una casa qualche decina di metri più in là non sarà più esattamente lo stesso ma avrà altre caratteristiche, una nuova identità.
E’ il pane che mangiamo, spesso senza farci caso.
Poi si è parlato dei tanti altri prodotti ricavati da quelle farine, delle paste, ai biscotti, ai maritozzi, nonché degli altri prodotti di quelle terre, tra lenticchie, cicercha e cece. 2L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Shambhala e l’ospite che ci ha intrattenuto – introdotto da Roberta Ambrosi di Shambhala – è stato Emanuele Michilli, produttore agricolo dell’Azienda Agricola Michele-Il forno di Collina, di Montemonaco, un paese marchigiano sui Monti Sibillini.
Naturalmente anch’io ho avuto l’occasione di sottolineare, insieme al nostro ospite, come dietro queste attività ci sia anche l’importanza di riscoprire e riappropiarci delle conoscenze contadine, di quell’enorme lascito di cultura che è andato in gran parte disperso nei decenni scorsi, al tempo della grande fuga dalle compagne, tra gli anni cinquanta e sessanta. Paradossalmente, questa fuga s’è concretizzata dopo una grande stagione di lotte contadine che non ha avuto né precedenti né seguito nel nostro paese ma di cui non abbiamo conservato che una labile memoria. Ma i risultati concreti di quelle lotte, ahimé, non erano stati soddisfacenti, per migliorare davvero le dure condizioni di vita da cui volevano uscire. Lo commenta così, restituendoci questo grande senso di amarezza, il poeta Rocco Scotellaro:

“Ho perduto la schiavitù contadina,
non mi farò più un bicchiere contento,
ho perduto la mia libertà”

Dietro ci sono mondi interi, sconvolgimenti sociali senza precedenti, mutamenti che non abbiamo controllato, e il prezzo del progresso, per il miglioramento delle condizioni di vita che c’è stato, probabilmente non lo abbiamo ancora quantificato.
Oggi ci sono tante aziende che in modi diversi ritentano il cammino. Si è parlato di questo, e naturalmente si è anche assaggiato.

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