Una giornata dei ricordi al plurale

Foibe. Il 10 febbraio giornata delle memorie per le vittime delle foibe. Un’altra delle tante pagine oscure e dimenticate della nostra storia, forse una delle più controverse perché più di altre è stata utilizzata a fini di propaganda di parte, oppure aveva bisogno di essere occultata per distogliere l’attenzione da altre storie. Io stesso non ne ho una visione completa, d’insieme, ma soltanto una larga serie di frammenti. Ancora una volta mi chiedo come si possono fare buone operazioni di memoria. Forse partendo dall’oggi, vedendo che cosa esiste oggi ma forse è già altrettanto arduo; forse ci vuole la pazienza che meritano le questioni complesse, dove pazienza non significa rinviare ma iniziare a cercare e poi accumulare e ricomporre. Le iniziative di questi giorni, pur nella loro varietà o talvolta “retorica istituzionale”, potrebbero già offrire numerosi spunti.

2Ci sono anche rievocazioni “di parte”, come sulla sua pagina FB commenta un giornalista che si è occupato molto di Balcani, Mimmo Lombezzi: “FOIBE -IL GIORNO DEL RICORDO ( di parte ). Ieri sera il Tg2 ha parlato di “ORRORI DI TITO” ed “ERRORI DI MUSSOLINI”. “ERRORI”?….Negli unici due servizi che ho potuto girare sull’argomento (nel 2002 e nel 2006 ) avevo filmato oltre alle storie degli infoibati italiani , la Gramosna Jama: il fossato in cui le truppe fasciste italiane a Lubjana fucilavano ostaggi civili ogni volta che subivano perdite dai partigiani slavi e a pochi km da Pola una foiba in cui i fascisti scaraventavano i partigiani . Con Igor Vucic intervistai anche un uomo sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia e di altri 45 abitanti di un villaggio a mezz’ora da Pola. L’ordine di Mussolini era “MASSACRATE” .Venne obbedito con zelo. Il cappellano militare delle truppe italiane inorridito da quello che facevano scrisse , nel dopoguerra un libro intitolato “SANTA MESSA PER I MIEI FUCILATI” per ricordare i civili (persino ragazzini di 15 anni) uccisi dalle nostre truppe. 42 (QUARANTADUE) alti ufficiali italiani vennero denunciati al tribunale dell’Onu per crimini di guerra. Nessuno fu punito. Il problema è che l’unica tv che oggi potrebbe dire tutta la verità sulla storia delle Foibe …..è la BBC.”

Uno dei modi della memoria, che aiuta a entrare più in profondità, credo che sia quello di visitare i luoghi della memoria. Cito ad esempio questa proposta, che ho letto in questi giorni su un sito dell’Osservatorio dei Balcani dedicato ai luoghi della memoria, dal quale ad esempio leggo: “Oscurando la tragedia vissuta da migliaia di persone, i dibattiti pubblici con frequenza si concentrano sul numero delle vittime e sulla loro appartenenza politica. Per contrastare questa spersonalizzazione, luoghi della memoria come il museo dell’esodo istriano, fiumano e dalmata a Padriciano, in provincia di Trieste, cercano di dare un volto alle vittime e di riportare l’attenzione sull’esperienza vissuta dai profughi anche attraverso la ricostruzione degli spazi dove si svolgeva la vita del centro di raccolta.”

Ma certamente, oltre al presente, occorre riportare un po’ di ordine anche nella storia; in questo senso ad esempio ho letto qualche giorno fa un interessante articolo di Giacomo Scotti, Foibe, “un giorno per tutti i ricordi”, giornalista e storico istriano, sul quotidiano il Manifesto del 4 febbraio, con un’analisi che parte da un discorso discorso di Mussolini del 1920. Più o meno dalle origini, direi. Solo sei anni prima, allo scoppio della prima guerra mondiale, che qui avvenne nel 1914, giusto cento anni fa, queste terre erano sotto il governo imperiale austro-ungarico, senza confini interni tra italiani, sloveni e altri, con l’unico confine nei confronti del regno italico. Terre di frontiere e di mescolanze, sottoposte sempre nella storia, come tutte le terre di frontiera e di mescolanze, a opposti interessi nascosti dietro rigurgiti nazionalistici e pulizie etniche.

1Tra le letture più lontane mi vengono in mente diverse pagine dello storico Angelo Del Boca, quello di “Italiani brava gente”, quando ricorda alcuni aspetti della seconda guerra mondiale da queste parti.
Ricorda Giacomo Scotti nell’articolo sopra citato: “I fasci­sti ita­liani, pas­sati al ser­vi­zio del tede­schi dopo il set­tem­bre 1943, con­ti­nua­rono a bat­tersi “per l’italianità” dei ter­ri­tori ceduti al Terzo Reich. Fra tanti sia ricor­dato l’episodio di Lipa (30 aprile 1944) dove 269 vec­chi, donne e bam­bini sor­presi quel giorno in paese, furono ster­mi­nati: parte fuci­lati, parte rin­chiusi in un edi­fi­cio e dati alle fiamme. Di tali eccidi ce ne furono a cen­ti­naia in Istria, nel ter­ri­to­rio quar­ne­rino, in Slo­ve­nia, in Dal­ma­zia, in Mon­te­ne­gro, ovun­que arri­va­rono i mili­tari fasci­sti e le altre for­ma­zioni inviate da Mussolini.”

Dopo la seconda guerra mondiale ci fu anche la questione dell’esodo forzato, circa 300 mila persone, certe volte lunghi treni fermi fuori dalle stazioni per non far vedere troppo questo effetto collaterale della pace, o trasferiti in ex campi di prigionia o raccolta del tempo della guerra: ce ne fu anche uno nella nostra regione, mi pare, a Servigliano. Un paio di mesi fa, quando io e Giacomo Scattolini siamo stati invitati a Gabicce per parlare del nostro libro Jugoschegge, abbiamo trovato due membri della sezione di Pesaro della associazione di istriani, dopo settant’anni ancora presenti e attive: uno dei due membri, il più anziano, testimone diretto di quell’esodo e l’altro testimone attraverso i ricordi del padre, come memorie che si tramandano. O di “lingue” che permangono: nel modo di parlare del più anziano erano evidenti espressioni e cadenze ancora di quella variante di veneto che parlavano al suo paese quando era ragazzo. Tutti e due avevano la “loro” storia di guerra e dopoguerra da voler raccontare, mentre noi invece quella sera eravamo lì per parlare della guerra del 92-95 (primo atto) e del 99 (secondo atto).

Però, per integrare questi due aspetti, come ho già accennato sopra a proposito dei destini di tutte le terre di confine, forse si potrebbe concludere questa breve riflessione con un’altra citazione di Giacomo Scotti, che travalica i confini sia del “tempo” che dello “spazio” storici, mantenendone aperte naturalmente tutte le problematicità: “Il mio sogno, che non è sol­tanto il mio, è l’istituzione di una Gior­nata dei Ricordi, al plu­rale, nella quale poter unire nei loro dolori ita­liani e slavi, indi­cando nel fasci­smo e nel nazio­na­li­smo di ambe­due le parti i veri col­pe­voli delle guerre, delle distru­zioni, degli eccidi, delle ven­dette, e degli esodi del pas­sato, addi­tando in essi i peri­coli che incom­bono sul comune futuro di ami­ci­zia e cooperazione.”

(le foto sono di Basovizza)

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