La memoria è un cammino incerto, che ci spinge però ad andare avanti

27 gennaio giornata della memoria. Periodo di commemorazioni, incontri, manifestazioni. Partendo dalla Shoah per ricordare tutti gli olocausti, troppi nella storia e di cui molti perfino dimenticati. Per il terzo anno di seguito mi ritrovo in questo periodo, quasi casualmente, in iniziative pubbliche che mi riguardano, per parlare di memorie. Lo scorso anno coinvolto nella presentazione della mostra fotografica 5_bosnia-2-1-1Frammenti di Bosnia, dell’amico Matthias Canapini, e due anni fa, sempre sulla ex-Jugoslavia (oltre 100 mila morti, più di venti mila dispersi e oltre un milione di persone non più rientrate), insieme a Giacomo Scattolini, con il nostro libro Jugoschegge, alle grotte di Osimo. Quest’anno è in programma per sabato 25 a Senigallia, la presentazione del mio libro In bicicletta lungo la Linea Gotica e il programma della quarta edizione della Staffetta della Memoria, dal 25 aprile al 1° maggio di quest’anno. La Linea Gotica, quasi 200 mila morti, tra militari di entrambi i fronti (nei cimiteri di guerra, quello imponente 1dei tedeschi alla Futa e gli altri qua e là dei diversi eserciti Alleati, mi hanno colpito sempre le età sulle tombe: venti anni, perché questa è l’eta con cui si muore in guerra). E poi i partigiani, i civili vittime di rappresaglie o di bombardamenti, e alcuni tra gli eccidi più grandi d’Europa, come a Monte Sole (circa 800 vittime) o a Sant’Anna di Stazzema (circa 600 vittime). Possibile che la storia, da qualunque angolo la guardiamo, ci offra sempre anche questi scorci di orrore? L’indicibile è tale che, appunto, non si 2riesce a dire nulla di veramente adeguato. Anzi, si può correre il rischio di ottenere l’effetto opposto, l’indifferenza, la noia, la retorica anacronistica, il solito vizio dello “scordiamoci tutto”. Eppure, sono sempre tante le iniziative capaci di trasmettere e lasciare la loro emozione. La memoria è come un cammino incerto, che ci spinge però ad andare avanti, a cercare sempre qualcosa di nuovo nel futuro.

Ieri sera, sempre sul tema, ho partecipato al teatro Moriconi di Jesi ad una coinvolgente iniziativa organizzata dall’Anpi, con Alexian Spinelli per ricordare le 500 mila vittime del Porrajmos, il “grande divoramento di rom e sinti nei forni crematori dell’olocausto. 1525140_10202418140166062_2113768528_nDurante la mattina c’era stato già un incontro con le scuole e la proiezione di un film; alla sera è seguito il concerto di Alexian e il suo gruppo, un’occasione per condividere – in modo interculturale, attraverso tre ore di intensa e  bellissima musica, con il pubblico non solo pubblico ma coinvolto dentro – cultura e storia del mondo romanò, nonché la consapevolezza che il Porrajmos, in altre forme, prosegue anche oggi. Ma la musica è anche uno dei linguaggi più interculturali che abbiamo a disposizione, con l’energia e la vitalità che trasmette, l’emozione piena e il senso dell’incontro, soprattutto quando viene da lontano ed è il risultato di tante vite, storie, viaggi, vicende umane. In chiusura, un bellissimo omaggio musicale al grande Django Reinhardt, e poi l’inno dei Rom, Gelem, gelem, “camminando, camminando per le strade del mondo”. 

29%20Partigiani%20in%20marciaIn apertura gli organizzatori dell’Anpi avevano ricordato anche il ruolo di rom e sinti nella Resistenza italiana, leggendo i nomi dei partigiani uccisi. Come è stato per la presenza rom, sempre dimenticata in queste cose, possiamo trovare anche tanti ebrei nelle file della Resistenza; nella nostra regione ad esempio mi vengono in mente Abramo e Isacco Orbach, che si rifugiarono nelle Marche presso la “banda Panichi” nella zona del Catria, e poi più tardi insieme alla Brigata ebraica parteciparono alla liberazione di Trieste, la loro città.
Si potrebbero rintracciare migliaia di storie, dagli episodi grandi a quelli piccoli, e di fili che s’intrecciano tra loro, e una volta che qualcuno te li offre,  occorre metterci la voglia di prenderli in mano e ripercorrerli.
Sabato prossimo a Senigallia, parleremo di un po’ di queste cose

Sabato, 25 gennaio del 2014 ore 17.30, presso lo spazio autogestito Arvultùra, in via Abbagnano (vedi l’evento su FB).

(le prima foto in alto è di Mathias Canapini, dalla mostra Frammenti di Bosnia; la seconda l’ho scattata al cimitero tedesco della Futa, durante la Staffetta della Memoria; la terza al sacrario delle fosse ardeatine; la quarta l’ho presa dalla pagina FB dell’Anpi ed è un momento del concerto della mattina con le scuole; la quinta è tratta da questo sito. )

Annunci

Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
Questa voce è stata pubblicata in memorie e dintorni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...