Nessuno ha mai saputo perché facciano queste buche

Unknown“Intanto sono arrivati gli operai coi picconi e scavano la fossa. Scamiciati, col muso duro e rossiccio, danno il piccone sull’asfalto, e se poi la massicciata è troppo dura, arrivano altri col martello perforatore, ci premono sopra con tutto il corpo e vibrano dai piedi alla testa; vibra anche l’aria attorno a loro. Aperta la buca, se ne vanno. Il giorno dopo altri operai provvedpono a rimettere a posto la terra scavata, che risultava sempre troppo e fa montarozzo, sicché bisogna far venire il rullo compressore a schiacciarla, e poi un’altra macchina a stendere altro asfalto, bitume e ghiaino. Gli scavatori intanto si sono spostati un poco più in là, sempre sul marciapiede, e scavano una fossa nuova, che sarà riempita puntualmente il giorno dopo. Nessuno ha mai saputo perché facciano queste buche (…) e la gente non protesta per l’incomodo, né per il fragore dei martelli vibratili. La gente protesta semmai se nella casa di fronte tengono il grammofono troppo alto e arrivano a cascata le note di Vivaldi (…) Che cosa ci sia sotto nessuno l’ha mai capito bene, ma intanto, dicono, ci ha lavorato un branco di gente, e come si sa il lavoro fa circolare la grana, l’operaio spende i dané e se ne avvantaggiano tutti. Per motivi di ricerca sociologica ho provato anch’io, una volta, a mettermi panni dimessi, camicia senza colletto, calzoni turchini sporchi di calce, la barba lunga e i capelli scarruffati. Ho provato, in questa tenuta, e munito di piccone, palline bianche e rosse a strisce e lanternino cieco per la notte – scelto un altro quartiere perché qui oramai mi conoscono – ho provato a scavare uno spicchio di strada, e poi lasciarci la buca. Nessuno me lo ha vietato, e anzi il giorno dopo c’erano operai a disfare il mio lavoro, a riempire la buca, guidati da un geometra in camicia bianca ma senza cravatta, serio. “Che lavori sono?” chiesi, e lui fece un gesto vago, senza rispondere. Mi pagarono anche la giornata, quando mi presentai all’ufficio tecnico comunale, poco ma me lo pagarono, e io conservo il mandato e posso anche esibirlo a richiesta, se qualcuno non mi crede.”

(Il famoso “miracolo” economico; brano tratto da “La vita agra” di Luciano Bianciardi).

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