“Abbiamo filato molta lana senza aver fatto nemmeno un camiciotto”

Si è svolto ieri il quarto incontro della rassegna LETTURE PER LOTTARE; il tema trattato questa volta è stato il lavoro e le lotte sindacali, attraverso la presentazione del libro di Giorgio Sacchetti “Lavoro, democrazia, autogestione. Correnti libertarie nel sindacalismo italiano (1944–1969)”, edito da Aracne Editrice.1s2s354 Un contributo, se vogliamo, da un’angolazione molto particolare, ma sviluppato con uno sguardo attento al movimento dei lavoratori tutto insieme – alle forme organizzative e di lotta, e al suo interno al ruolo delle correnti libertarie – nel corso del Novecento ma con una grande attenzione rivolta anche all’oggi, grazie anche ai numerosi interventi in sala, tra cui quelli di lavoratori e delegati fiom della Indesit e della Fiat e di altre realtà.
La locandina utilizzata per la promozione dell’incontro (che vedete sullo sfondo delle foto qui accanto) riportava una foto importante, del 1981, con “la classe operaia” dell’allora Sjma, la principale fabbrica metalmeccanica del tempo, mentre bloccano i treni alla vecchia stazione di Jesi. Stava iniziando un forte attacco al lavoro e un lento processo di deindustrializzazione. Come declinare oggi,  in una situazione assai difficile, di rimessa in discussione dei diritti e della centralità del lavoro  (è stata questa la domanda principale emersa nel dibattito), i temi dell’unità dal basso, della solidarietà  di classe e della partecipazione, e in particolare dell’autonomia sindacale rispetto alle scelte e alle compatibilità imposte da altri. La riflessione e lo studio della nostra storia possono suggerirci qualcosa?
Scrive così l’autore nell’introduzione al libro: “Questa ricerca, mentre interseca differenziati filoni di studio dell’autore (culture libertarie, sindacato e labpur history nell’Italia del Novecento), si si propone di esporre una tesi interpretativa rimasta a lungo sottotraccia, o comunque mai esplicitata in ambito storiografico. Ossia che si possa riconoscere sul lungo periodo, in specifico nell’arco temporale dell’interminabile secondo dopoguerra, un percorso sufficientemente coerente – sebbene accidentato, minoritario, “carsico” e non univoco –  di una tendenza autogestionaria e libertaria del sindacalismo italiano. Così che il suo corpus teorico non si presenterebbe più come  un prodotto spurio estemporaneo, quasi un quid novi dell’anno 1969, bensì quale risultante di una robusta e antica corrente di pensiero, certo alimentata da nuove esperienze sociali, culturali e finanche esistenziali. (…) Considerate le cesure, si tratta di un field scarsamente frequentato dagli storici questo che ci accingiamo ad esplorare, che neppure colleghi autorevoli hanno pensato mai di percorrere. (…) Il titolo del nostro studio, contraddistinto forse da marcata enfasi evocativa, intende coniugare due valori universali e formalmente riconosciuti: Lavoro, Democrazia, con una pratica sociopolitica, l’Autogestione, che avrebbe la velleitaria ambizione di declinarli entrambi. Intorno al primo lemma ruotano, con tutta evidenza, le problematiche inerenti diritti, tutela rappresentanza e forma stessa dell’organizzazione sindacale. Il secondo concerne invece la natura  del rapporto che le rappresentanze del mondo del lavoro instaurano sia con la politica, sia con l’apparato produttivo nel suo complesso.”

(Il titolo che ho scelto – “Abbiamo filato molta lana senza aver fatto nemmeno un camiciotto” – l’ho ripreso dalla bella citazione di Umberto Marzocchi, con cui Giorgio Sacchetti apre il libro)

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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