“Come un fiume in piena” (Letture per lottare)

Alcune riflessioni libere su ciò che accade “attorno” e sulla nostra rassegna jesina di “Letture per Lottare“.  Adesso ho capito perché l’abbiamo organizzata (ad eccezione del primo incontro) di giovedì: perché il fine settimana risulta sempre denso di iniziative, 534026_659589937408601_1972111523_ncome nel prossimo, tra cui spiccano la Valsusa e Napoli contro il biocidio, ma anche Pisa, e poi Gradisca d’Isonzo e tante altre che è lungo citare, “come un fiume in piena”, ognuna legata ad una realtà specifica, reale ed importante, l’espressione di un’Italia che c’è, presente, articolata, vivace e molteplice, che non intende rassegnarsi al ruolo di una maggioranza senza voce. Ieri è iniziato anche il processo per la strage di Viareggio (con lo Stato che si tira indietro e sceglie di non costituirsi parte civile). Realtà e iniziative che si intersecano tra loro, cercano di continuo di ri-coordinarsi, unire le forze. Possibile che non si riesca a darle un’adeguata rappresentanza politica? Non nel senso di un vetero raccolto di consenso per altre finalità, ma reale e diretta!
Tanti gli appuntamenti che vedo in giro. Io personalmente mi troverò invece ancora in un altro luogo, all’Arci di Vasto, a parlare di memorie, resistenza e costituzione, con il libro “In bicicletta lungo la linea gotica“, e poi il giorno dopo a visitare la zona di Lentella, teatro di lotte contadine all’inizio degli anni Cinquanta, con le sue vittime.

Tornando al nostro ciclo di incontri jesini Letture per Lottare, giovedì prossimo, il 21, ci sarà il quarto e iultimo incontro. E’ nato come un esperimento e sembra che sia riuscito molto bene, tanto che già dopo il primo incontro abbiamo iniziato a pensare ad un secondo ciclo per i prossimi mesi. Il merito dev’essere anche della formula organizzativa: sei associazioni, diverse per attività, impegni ed orientamenti ma inserite in uno stesso orizzonte, che si sono messe insieme lavorando senza formalismi o calcoli,  come una sola associazione. Un punto di merito evidentemente è anche nella scelta dei libri, argomenti ed autori invitati.

Il primo incontro (“In direzione ostinata e contraria”) ha aperto la rassegna come una sorta di manifesto, di dichiarazione di intenti preliminare, di totale apertura alla dimensione sociale, da cogliere dal suo interno, secondo il suo sguardo. Come le foto di Bertelli, che guardano dritte negli occhi. Il secondo (“Il costo della vita”) ha proseguito la direzione di questo sguardo entrando nella dimensione del lavoro, nei rapporti che lo determinano, il lavoro, quando è imposto. Mi ha colpito il metodo di lavoro di Ferracuti, l’avvicinamento graduale, alla verità si può dire ma nell’accezione secondo cui la verità sta sempre dentro le storie e le percezioni delle persone. Il terzo è un’indagine sui poteri occulti e la loro infiltrazione, nello specifico nella Chiesa. Utilizzando un’espressione dell’autore, Galeazzi, ho ribatezzato questo incontro con il titolo “Il potere anfibio”, perché si occulta, gioca sporco alterando le regole, ci si può contrapporre solo rifiutando il blef. L’autore aveva citato l’esperienza di Libera e della restituzione sociale dei beni confiscati alla mafia. Restituzione sociale, apunto, un cerchio che unisce tutti e tre gli 1425576_10201489990665317_1168245454_nargomenti trattati negli incontri. Il quarto, ancora da fare, è dedicato alle correnti libertarie nel sincalismo italiano (con G. Sacchetti, autore di “Lavoro, democrazia e autogestione“). Anche qui, la ricerca di una diversa angolazione dello sguardo, meno conosciuta, che arricchisca la nostra capacità di guardare (ma la foto della locandina, questa volta, ci riporta ad un pezzetto di storia – e di lotte – della nostra città).
Ma oltre che dalla formula organizzativa e dalla scelta degli argomenti, il merito della riuscita deriva senz’altro anche dal bel titolo scelto: Letture per lottare. I libri e la lotta. Che racchiude innanzitutto l’impegno del lettore, che non vuole trascurare le storie. E poi naturalmente l’impegno dello scrittore – o del fotografo o, se vogliamo usare termini più generali, dell’artista o, come si diceva una volta, dell’intellettuale – e il suo rapporto con l’impegno sociale e civile.

Per finire queste brevi note, vado “fuori” dal contesto organizzativo solito in cui ci si muove “come movimenti” e mi riallaccio anche ad altre iniziative, organizzate da altre e seguendo altri percorsi. Ieri c’è stato nella sala maggiore della biblioteca comunale un incontro pubblico con Gianni Vattimo (organizzato dalla biblioteca diocesana). Un pubblico diverso dal nostro, ma attento, assai numeroso e pieno anche di giovani studenti. Un’ interessante orazione filosofica e politica, sul ruolo dell’ermeneutica per difenderci dal pensiero unico globalizzato. Una delle frasi più ripetute da Vattimo, citando Nietzsche, e utilizzata come “perno” dei suoi discorsi, è stata: “Non esistono fatti, esistono solo interpretazioni”.  Ecco, credo che Letture per lottare possa essere interpretato anche così: l’impegno a comprendere, interpretare per dargli concretezza, dal punto di vista dei deboli che subiscono – come sottolineava Vattimo – e che hanno invece l’esigenza di far sentire la loro voce e poter discutere -“negoziare” – le loro ragioni.

(“Come un fiume in piena”)

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