“Sui monti di Cantiano caddero per la libertà”

cantianoCosa c’è dietro una lapide, a cui facciamo appena caso, anche se esposta bene in vista, su una torre che domina la piazza di un paese? Basta incuriosirsi anche solo un po’, anche solo passeggiando per caso, e scorrere i dieci nomi in elenco, e poi cercare anche velocemente qualche informazione, che subito, ecco, inizia a riaffiorare una trama intera di vite, e di storia di un territorio.  Inizio a saltare tra i nomi e a leggere le prime informazioni che trovo: Tumiati Francesco,  fucilato il 17 maggio 1944, presso il cimitero di Cantiano assieme a due partigiani jugoslavi (da “il portale delle memorie”). Chi sono i due slavi? Vedo ben tre nomi sulla lapide. So che sono molti i partigiani slavi allora attivi dalle nostre parti, gran parte fuggiti dopo l’8 settembre dal campo di prigionia di Anghiari, che qui formano il distaccamento partigiano “Stalingrado”. Sulla lapide leggo Radovan Bulatovic: cercando scopro che “era un medico, già primario dell’ospedale di Pec”. Alcune fonti dicono che fu fucilato ma il corpo non fu ritrovato“era stato catturato cinque giorni prima [il 12 maggio]; non aveva voluto abbandonare un compagno partigiano ferito. Era stato fucilato anche per aver respinto la proposta di diventare medico per i tedeschi. Aveva proclamato fieramente la sua nazionalità e la sua fede politica. Il suo corpo era stato dato alle fiamme. Le sue ossa carbonizzate erano state poste ai margini della strada Flaminia presso il luogo dove era stato ucciso con sopra un cartello che recava la scritta: “Questi era un partigiano che ammazzava i soldati tedeschi”.  Le tombe degli altri due, Batric Bulatovic e  Djuro Franisić, si trovano al cimitero di Cantiano.

Nell’elenco c’è il nome di una donna, Santina Rabbini, uccisa proprio davanti casa sua. Anche lei allora una giovane ventenne. Una foto scattata nel settembre del ’43 presso il comando partigiano di San Polo – una frazione a pochi km da Cantiano – la mostra insieme ad altri partigiani e a sua sorella Maria (la si vede, Maria, in un video di pochi anni fa, che insieme ad altri ragazzi di allora racconta la battaglia di Vilano).

treGli altri sono Tommaso Cordelli, Francesco Battilocchio, Luigi Tarquini, Augusto Fiorucci. Il nome che cito per ultimo da questo elenco è quello di Antonio Gugliemi, ucciso a 23 anni, a cui è dedicato un piccolo memoriale subito fuori Cantiano, che nella mia passeggiata ho visto quasi per caso, lungo il bordo della strada che sale verso la frazione di Moria.  A diversi di loro – o forse tutti, non ho ancora controllato – mi pare che siano dedicate le vie dei paesi e delle frazioni della zona. “Sui monti di Cantiano caddero per la libertà”. Storie di singoli a formare insieme la storia e la trama di un territorio, e a connotarlo ancora.  

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