Letture per lottare. Ricordando Don Gallo: incontro con Pino Bertelli.

“E’ una fotografia che guarda dritto negli occhi”, è questa l’impressione che avevo mentre seguivo la proiezione delle foto di Pino Bertelli, ieri sera alla iniziativa inaugurale del ciclo di incontri LETTURE PER LOTTARE.4
321Non potevamo iniziare meglio questo ciclo, con un incontro molto interessante e una partecipazione superiore alla media delle nostre iniziative.  “Sì, è vero – ha spiegato Pino Bertelli – ogni fotografia è come un autoritratto, quando scatto io vedo me stesso, sono l’altro che fotografo, lui o lei, il bambino, il rifugiato, il tossico che ha bisogno di aiuto” e così via, in un discorso  che diventa il racconto visivo della realtà e del modo di essere dentro quella situazione, nel caso specifico la Comunità di San Benedetto al Porto. La serata infatti era dedicata al ricordo di Don Andrea Gallo e le foto erano quelle degli ospiti della comunità, o forse sarebbe più corretto dire dei protagonisti di quella comunità. Forse  poco conosciuta al grande pubblico delle iniziative filantropiche di impatto mediatico, ma fortemente collocata  e presente nel tessuto così ricco e particolare di Genova. Un intero mondo da scoprire. La proiezione delle foto è accompagnata da alcune canzoni di Fabrizio De Andrè, che di quella città è figlio. La chiacchierata con Pino Bertelli è stata introdotta da Eleonora Camerucci e l’introduzione all’intera rassegna è stata fatta da Giordano Cotichelli. Dietro a loro sei associazioni, molto diverse tra loro e che da questa varietà, mi sembra, possano trarre un punto di forza. La partecipazione è stata molto alta rispetto alla media delle nostre iniziative, il merito credo che sia del titolo, letture per lottare, che non è semplicemente un titolo ma una specie di manifesto, di impegno, di corde giuste da toccare, del bisogno di letture che vadano al cuore delle storie. “Ogni foto è come un autoritratto” diceva Bertelli. Sembra quasi banale ma non è banale affatto, significa che dietro ogni foto c’è un’intera storia e in particolare la storia della relazione e della situazione reale nella quale il fotografo si colloca, vive, guadagna il suo spazio, entra per quanto può nella storia dell’altro fino a riceverne in cambio l’immediatezza dello sguardo. Magari poi la foto in sé, come atto tecnico, può nascere anche per caso in un momento qualunque ma diventa possibile perché la sua costruzione è venuta prima, vivendo in quella situazione. Anzi, aggiungerei: vivendoci bene in quella situazione, pur nella sua complessità e densità. Visitate il sito di Pino Bertelli, con un’ampia documentazione del suo lavoro: www.pinobertelli.it/

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