“Facciamo un coordinamento del dopo” (Serata importante ieri sera sulla diga del Vajont)

1243531_582813491785758_732984959_oLa nona veglia sulla dei “Cittadini della memoria per il Vajont” s’è svolta come da programma, sabato 5 ottobre. Nessuna pioggia è venuta disturbarci e il falò acceso sul piazzale di terra dietro la diga- formato da quella terra venuta giù dalla montagna 50 anni fa – ci ha riscaldati e accolti, uniti in cerchio. Non solo fisicamente ma anche metaforicamente. Non solo per ricordare il Vajont, la strage del Vajont di 50 anni fa – ma per ricordarci tra noi dei tanti Vajont che CI colpiscono ogni giorno. CI, con le lettere maiuscole, che colpiscono cioè le persone con nome e cognome, le loro storie. Non siamo, non dobbiamo essere numeri, annotazioni di qualcuno. Mi viene in mente un libro di Bauman che sto leggendo in questo periodo: Danni collaterali. Queli che non si mettono in calcolo volutamente, perché tra chi decide e chi è destinato a pagarne le conseguenze c’è di mezzo tutto ciò che disumanizza, nel senso che cancella, rende invisibili, senza la parola, chi invece la parola vuole averla e quindi resiste. Con caparbietà e tenacia.
Serata molto importante, dunque. Perché quando si lotta si rischia di trovarsi a lottare da soli – come è stato detto – e quindi è dura, con una difficoltà enorme di far arrivare la propria voce, E allora ecco la possibilità di unirsi in cerchio. Di fare un coordinamento, di ritrovarsi ciascuno nelle storie dell’altro. I paesi del Vajont, la Valsusa, Marghera, Seveso, i paesi dell’amianto – leggevo che sono ancora 34 mila i siti da bonificare e circa 2 mila le morti ogni anno in Italia – e ancora altri che sono intervenuti. La veglia è iniziata con un minuto di silenzio per ricordare la recente strage sulle coste di Lampedusa, e per ricordare che quelle vittime non appartengono ad una categoria particolare, definita solitamente “migranti” – una categoria da effetti collaterali di questa particolare globalizzazione dello sviluppo – ma ad una categoria più universale, quelle delle persone, la stessa a cui apparteniamo anche noi. Le tante testimonianze dirette della serata hanno avuto come cornice all’inizio il racconto della storia di Pierina, una delle 1900 e oltre vittime del Vajont, la storia della sua vita, ricostruita dalle lettere e dalle testimonianze raccolte, e racontata attraverso la lettura, le canzoni e le immagini. Siamo innanzitutto persone e quindi storie. E poi alla fine un altro reading, di storie del mondo e del tempo, anche agli antipodi del pianeta e in altre epoche, ma questa sera tutte incredibilmente così vicine. Un reading accompagnato da canzoni, alcune conosciute da tutti perché patrimonio comune della nostra storia e delle nostre lotte, altre composte da chi cantava, per ricordare ad esempio il terremoto dell’emilia e cosa ignifica essere soli oppure itrovare accanto la solidarietà. Che di solito arriva non da chi elargisce con distacco ma viene sempre da chi già vive nei suoi terremotati e quindi comprende subito quello che sta accadendo agli altri .
Ecco cosa unisce le tante altre italie nascoste di cui scrivevo ieri appena un acceno. Una serata non di commemorazione ma di lotta, e viva, non per piangersi addosso ma per sentirsi bene insieme e insieme ripartire, con caparbietà.
Ci sono tantissime cose, da dire e riferire, non posso farlo qui ora ma ho voglia di tornarci, con maggior dettaglio. Una sola cosa voglio sottolineare. Che ho ascoltato ieri sera. “Facciamo un coordinamento del dopo”, perché la tragedia non è soltanto quando accade ma anche e forse soprattutto dopo. Come si gestisce, si racconta, si rappresenta, si occulta, o si gettano le basi per nuovI “danni collaterali”. Perché il dopo siamo noi, mi verrebbe da dire. E nel dopo c’è anche, a ben guardare, una configurazione del potere – come ugualmente è stato ricordato ieri sera, spiegando la parola mafia – della società, della nostra capacità di prendere la parola, dalle forme nuove . Ci sono meccanismi che si ripetono sempre, con le stese dinamiche. Chi ci rappresenta di fronte a queste? Io da qualche tempo mi occupo di memoria. Qualche giorno avevo scritto “il Vajont, la memoria come lotta“. Ecco. Serata importante ieri sera sula diga, sottolineata da quella sensazione dello star bene insieme (la foto è di Fulvia Gueli, dalla pagina FB dei cittadini per la memoria del Vajont).

(Qui ci sono un po’ delle foto che ho scattato sabato notte durante la veglia)

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5 risposte a “Facciamo un coordinamento del dopo” (Serata importante ieri sera sulla diga del Vajont)

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