Mi affascinano molto di più le storie dei vinti…

la_magnifica_felicita_imperfettaChe cos’è la felicità imperfetta? “In una vita niente è più imperfetto e doloroso di una felicità perfetta, alla quale ostinatamente ci si attacca per paura di perderla. Perderla e poi ritrovarla mille volte: questo è il segreto della vera felicità, che giustifica lo scorrere della nostra esistenza”, dice a un certo punto il protagonista del romanzo.
“Nella storia appena raccontata parlo di bambini di strada, di santoni, mercanti e pellegrini. Sono storie e personaggi solo parzialmente inventati perché frutto di decenni di incontri di viaggio, decenni nell’arco dei quali sono cambiata io ed è  cambiata anche l’India”, dice direttamente l’autrice nelle note finali, riferendosi non solo al protagonista ma all’intero mondo da lei rievocato: “L’india che mi ha fatto aprire gli occhi sulla complessità della vita, sulle sue ingiustizie, i suoi dolori, percorsi indispensabili per poi godere con appagamento e consapevolezza delle sue gioie, felicità ed emozioni. Fu camminando per una caotica Chandni Chowk, all’inizio cercando inutilmente di schivare le asprezze della vita che mi si paravano davanti, che cominciai a ricercare un senso in ciò che facevo e a capire che non sempre le cose sono  come ce le immaginiamo. Da allora mi affascinano molto più le storie dei vinti….”, prosegue ancora l’autrice.
Nel romanzo, come nelle favole più mature e strutturate, ci sono  tutti questi volti diversi diversi nella loro complessa relazione, di un India vista da differenti angoli visuali, destinati però a incontrarsi e superarsi, attraverso un lento e non banale ma lungo e intenso avvicinamento, che non dimentica da dove viene.
Tra verità semplici: “Non sono sempre riuscito a capire gli insegnamenti di ‘baba’. A volte ci ho messo anni a interpretare nel modo corretto ciò che mi diceva. Non soltanto quando parlava difficile, di cose che ancora non conoscevo, ma anche e soprattutto quando le sue parole, apparentemente semplici, nascondevano verità assai più complesse. Leccavo il cioccolatino senza riuscire a mangiarlo” dice ancora il protagonista nel corso del suo cammino, che inizia da bambino di strada, dove ciò che conta è immediatamente concreto, senza sfumature. C’è, sullo sfondo della storia, anche la tragedia di Bophal, avvenuta la notte tra il  2 e il 3 dicembre del 1984: “una mortale nube tossica si alzò dallo stabilimento e uccise in pochi istanti 3.787 persone. Intere famiglie furono completamente cancellate dalla vita. Nessuno rimase vivo per andare a far registrare i loro nomi nell’elenco delle vittime. Stime governative indiane parlano di circa ventimila morti, comprese le persone che morirono nei mesi successivi a causa della nube.” Una strage annunciata e la verità sull’imminenza della catastrofe, conseguenza dell’incuria voluta da alcuni, aveva iniziato a trapelare ma poi chi aveva cercato di avvisare era stato smentito dai potenti  e la gente così non lo aveva creduto: “Se solo qualcuno avesse ascoltato quell’umile padre di famiglia invece di dare credito alla voce del potente. Ma è così che succede troppo spesso. Gli ultimi, i vinti, nessuno li ascolta.  E se poi, quando l’evitabile è successo, qualcuno si ricorda delle loro parole, può succedere che vengano perseguitati: E’ lui che ha portato sfortuna.”  Il mito di Cassandra che si ripete. Leggendo questo episodio nel romanzo non può non venire in mente anche la catastrofe del Vajont – conoscendo anche l’impegno dell’autrice su tale argomento – una strage ugualmente annunciata ed evitabile, ma non evitata. Ma nel romanzo c’è la complessità della vita in tutti i suoi aspetti, con le sue soglie da superare, giorno per giorno, e a differenza delle favole, la felicità che si raggiunge non è perfetta: “Quasi tutti noi – dice ancora il protagonista – una volta raggiunto un livello che ci permette di stare sufficientemente a nostro agio con noi stessi, a volte raccontandoci delle comode bugie, mettiamo fine alla nostra ricerca e ci sediamo sui nostri limiti, difendendoli con tutte le armi che abbiamo. Il prezzo che dobbiamo pagare per la nostra rinuncia a migliorarci ci viene presentato ogniqualvolta qualcuno sfugge al nostro controllo, un insuccesso, un abbandono, una perdita o anche semplicemente qualche imprevisto o difficoltà..” Riconoscere la propria linea d’ombra per lasciarsela alle spalle, dice l’autrice nelle sue note, citando Conrad.

(Il book trailer)

Advertisements

Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
Questa voce è stata pubblicata in LIBRI e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Mi affascinano molto di più le storie dei vinti…

  1. mohamed ha detto:

    Spero di portare la tua parola per il popolo italiano

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...