Danni collaterali, da inconveniente a vantaggio

cop.aspx“Il nesso esistente tra una maggiore  probabilità di diventare una “vittima collaterale” e l’occupare una posizione svantaggiata sulla scala della disuguaglianza è il risultato della convergenza di due fattori: L’ “invisibilità” endemica o progettata delle vittime collaterali da un lato, e, dall’altro, l’ “invisibilità” imposta agli “stranieri in mezzo a noi”: gli indigenti e gli sventurati. Due categorie che, per motivi diversi tra loro, non sono mai prese in considerazione quando occorre calcolare e valutare i costi di un intervento programmato e i rischi che la sua implementazione comporta.
I danni sono allora detti “collaterali” perché non ritenuti sufficientemente rilevanti da giustificare i costi che la loro prevenzione avrebbe richiesto, o semplicemente “imprevisti” – in quanto coloro le cui decisioni li hanno determinato non li hanno
ritenuti meritevoli di essere presi in considerazione durante la fase preliminare di progettazione. Tra tutti i possibili candidati, i poveri, viepiù criminalizzati, sono dunque naturalmente votati al danno collaterale, e per sempre segnati dal duplice marchio dell’irrilevanza e dell’indegnità.  Ciò appare evidente nelle operazioni di polizia contro gli spacciatori di droga o i trafficanti di clandestini e nelle spedizioni militari contro i terroristi – e ogni volta che i governi per fare cassa, anziché intensificare la pressione fiscale sui ricchi aumentano l’Iva e rinunciano ad ampliare
i parchi-giochi per i bambini. In tutti questi casi, e in una moltitudine crescente di altri, causare dei “danni collaterali” e più facile nei quartieri difficili e tra le strade più malfamate delle città che nelle tranquille zone residenziali, sbarrate da accessi riservati e abitate da uomini potenti e altolocati. Tale distribuzione permette di trasformare il rischio di creare vittime collaterali da inconveniente a vantaggio, a seconda degli interessi e dei propositi.”

(dall’introduzione al saggio “Danni collaterali, Diseguaglianze sociali nell’età globale”, Zygmunt Bauman (Autore), Marzia Porta (Traduttore).

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