Passaggio in Lucania

Passaggio è la parola giusta per questo veloce transito turistico, come una moderna transumanza, raccogliendo appena qualche frammento di immagini ed emozioni. Siamo entrati in Lucania dalla Murgia pugliese, dopo una breve sosta ad Alberobello. I trulli allo stile di San Marino, tanto per citare un luogo comune del turismo di massa, fatto più di shopping che di “museo all’aperto”, anche se arricchito qua e la da qualche prodotto artigianale o locale più interessante. Ma oggi viviamo in un’epoca fatta di questo, la vacanza da consumare. Al museo leggevo che i trulli furono ideati o incoraggiati da un conte del ‘600 per non pagare le tasse al re di Napoli, perché i trulli con la loro tecnica di costruzione a secco e la povertà degli ambienti non venivano considerati case, e “se ci fosse stata un’ispezione nessuno avrebbe immaginato che in quei depositi rurali ci vivessero delle persone”. Insomma, anche allora qualcuno che contava più degli altri era ossessionato dall’Ici e dall’Imu che doveva pagare lui.
trulliAlla sera, al rione Aia Piccola, quello non commerciale, senza negozi, ove è possibile passeggiare tranquilli per i vicoli deserti, tra i trulli puliti e ordinati, in un angolo in discesa c’era uno spettacolo interessante di letteratura e cinema all’insegna dell’impegno sociale. Un’ampia selezione delle immagini del film “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino“. Senza audio, con le colonne sonore riprodotte dal vivo e una voce narrante che in luogo dei dialoghi del film riproponeva il testo originale del libro. È come guardare un evento da angoli visuali diversi, attraverso codici diversi del linguaggio, mentre il pensiero si forma, consentendo così una maggiore profondità allo sguardo. Arte e cultura per l’impegno sociale, pensando ai giovani che si perdono.
L’arrivo a Matera nel Sasso Barisano, dove abbiamo alloggiato, costituisce un emozione unica. Si scende dall’alto, come in un anfiteatro. Poi, per un paio di giorni immersi in questa storia. L’evacuazione forzata dai Sassi avvenne dopo la legge speciale del ’52 di De Gasperi, stimolata anche da Carlo Levi, che li descrive come un girone dantesco. Vivevano, nei due Sassi, oltre 15 mila persone, in condizioni di sovraffollamento e igieniche difficili. Certo, era ora di fare qualcosa e dare un sollievo a tutte quelle persone. Ma mi ricorda un po’ la mia infanzia, fu infatti negli stessi anni che anche noi, come tanti, ci trasferimmo in città dalla nostra campagna, dove l’elettricità stava appena arrivando, non parliamo dell’acqua corrente. Qui a Matera l’evacuazione fu massiccia e concentrata, sorsero nuovi quartieri, lontani. Mi sono venute in mente le “niutàun” di L’Aquila (scritto al modo di un gruppo di giovani musicisti aquilani che un paio di anni fa si esibì al festival contro il razzismo che si tiene dalle nostre parti, a Filottrano).
sassiA Matera, nei due Sassi, il Caveoso e il Barisano, divisi dalla Civitas, si parlavano due dialetti diversi. Una o più città scavate dentro la roccia, nascoste nella terra, lontane dalla vista, lo stesso Levi faticò prima di vederle apparire, che si svelassero.
In un bar con la terrazza sul Sasso Caveoso abbiamo incrociato Vinicio Capossela. Aveva un concerto al Castello, quella sera. Una delle cose più simpatiche di Capossela che ho apprezzato in questi anni, è stata l’esibizione al concerto del 1° maggio a Roma di Enzo del Re. L’etnomusicologo, di queste terre, molto legato in particolare a Tricarico.
Il nostro passaggio in Lucania s’è limitato alla valle del Basento, che abbiamo risalito, sfiorando Ferrandina, la città di Maria Barbella, la signora di Sing Sing, e sostando a Grottole, una modesta frazione dove bisogna venirci apposta per soddisfare la curiosità di vedere il paese raccontato da Mariolina Venezia in Mille anni che sto qui. Tutto attorno ci sono le vallate, che digradano ampie, dove alla fine degli anni Quaranta ci furono importanti occupazioni di terre.
Avevamo letto qualcosa prima di questo veloce passaggio turistico. Oltre a Mariolina Venezia anche Raffaele Nigro, con le sue storie romanzate di briganti, dal periodo napoleonico a quello garibaldino, raccontate nel libro I fuochi del Basento. E poi l’autobiografia di Carmine Donatelli Crocco: “Come divenni Brigante”. E naturalmente Rocco Scotellaro, L’uva puttanella, con quel suo linguaggio organizzato in forma di musica e poesia. Anche qui, per la saracena e normanna Tricarico, un po’ troppo veloci, ma due passi, lungo i vicoli descritti da Scotellaro, dalla sua casa al palazzo Ducale e nella piazza giù in fondo, era il minimo che si potesse fare, pensando anche ai tanti altri suoi aspetti, dalle sue maschere alla musica, quella di Infantino e altri ancora.
doloPiù avanti, lungo la valle del Basento, ci sono le Dolomiti lucane, con i paesi che sembrano presepi impossibili, dove l’attrazione principale è il volo dell’angelo, 1 km sospesi a 400 metri d’altezza, giù, da un paese all’altro a 120 km orari. Mi sono limitato a fotografarli disteso sul letto del mio albergo, li vedevo arrivare poco sopra alla mia finestra.
Di fronte, sull’altro lato del Basento, c’è Campomaggiore, la città dell’utopia, distrutta da un terremoto nell’ottocento e ricostruita più in alto. Ma la vecchia città e diventata il magnifico scenario per importanti spettacoli all’aperto: un fastidioso contrattempo ci ha impedito di visitarla.
brigantiQualche km ancora e c’e il Parco della Grancia, con il cine spettacolo La storia bandita. Ho contato 200 comparse esibirsi contemporaneamente, davanti ad un migliaio di persone, in uno scenario naturale, sotto la montagna del paese di Brindisi, dove i gruppi dei briganti guidati da Crocco e gli altri capi si riunirono. Ho parlato con persone di qui che vengono ogni tanto a rivederlo, con la stessa emozione della prima volta. Ora, la voce narrante è quella di Michele Placido, un po’ ruvida come quella di un brigante. Nella colonna sonora ho ascoltato anche una bellissima canzone di Dalla che in questi anni m’era sfuggita. Dalla è stato uno dei primi a venire qui, circa una decina di anni fa, e dare il suo contributo a questa storia bandita dalle nostre memorie. Non c’è da esaltare nulla – come sottolinea lo stesso Crocco nelle sue memorie – ma da conoscere sì, tanto, per conoscere meglio anche noi stessi.
Prima dello spettacolo di chiusura della giornata, c’erano stati nel pomeriggio diversi eventi, tra cui il racconto della storia di Isabella Morra di Favale, un paese lucano della Valsinni dove oggi c’e un parco letterario per ricordare questa poetessa di nobile famiglia normanna, del 500, con una storia che è ancora molto attuale.
Prima di risalire più a nord, una visita al Museo Archeologico Nazionale di Potenza. Una vera sorpresa. Bene organizzato, completo, per una visione della storia antica di queste terre, di confine e di incontro, tra tanti popoli di diversa provenienza, che hanno lasciato qui parte delle loro radici. Viaggiatori, esploratori dei primi cammini umani. Che relazione c’è tra i miti e gli antichi riti dedicati a Demetra e Persefone, alle profondità e agli anfratti della terra, con la storia a noi più vicina?
Tra i tanti popoli c’erano gli Enotri, abitanti dell’Enotria, letteralmente la terra dei vini, già prima dei greci. A Matera ho assaggiato il Primitivo e qui l’Aglianico, insieme a tanti diversi piatti che valgono la pena. Il cibo in realtà è un linguaggio, per assaggiare almeno un po’ di una terra, come dicono anche i versi in chiusura di una bella canzone di De Gregori: “La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano”.
La sera dopo della Grancia eccoci ad Avigliano, un paese sopra Potenza, sulla strada che va verso Rionero, il paese nativo del brigante Crocco, e Melfi, nel cui castello – dall’imperatore che la leggenda, o forse la Storia, vuole che sia nato a Jesi – furono emanate le costituzioni melfitane. Tra Melfi e Rionero la montagna del Vulture, con le sue magnifiche foreste e i laghi di Monticchio, un tempo selvaggio nascondiglio di briganti espulsi dal contesto sociale, oggi luogo di relax e di passeggiate nel fresco dei boschi.
tamburigtruppodanzaAd Avigliano abbiamo trovato la notte rossa, una festa organizzata dall’Avis, all’insegna della solidarietà sociale. Del resto, girando per il paese, trovo anche una vecchia casa, tenuta bene, con la scritta “Società del mutuo soccorso”, e la data, pensate, del 1874. Non s’improvvisa nulla, nel sociale. Ho sempre pensato che la vera Italia, con la democrazia non in quanto regole formali ma come pratica di vita partecipata e solidale, sia nata soprattutto nelle leghe bracciantili e operaie, nelle società di mutuo soccorso, durante le occupazioni delle terre, dove tutti erano uguali nel decidere discutendo e votando, mentre ancora in Italia il voto non era concesso a tutti e soprattutto erano escluse tutte le donne. Trovare una società del mutuo soccorso proprio qui, in terra di briganti, mi sembra molto significativo. La storia bandita non è solo quella dei briganti, è la nostra, da riscoprire e conoscere meglio, in tutti i suoi anfratti sotterranei.
La notte rossa si chiude con il concerto di Pietro Cirillo e i Tamburi dei Briganti, intitolato insieme per il sociale, un progetto artistico e musicale all’insegna dell’impegno sociale. L’arte, la cultura e la musica che s’incontrano, attraverso laboratori dell’associazione insieme, in percorsi da costruire e condividere, relazioni, pensando ai giovani e non solo, che corrono il rischio di perdersi ma nell’arte si ritrovano anche protagonisti. I tamburi dei briganti, le percussioni, il ritmo che ti prende e ti trascina con la sua vitalità, mai scontata o gratuita, da conquistare, o liberare dalle proprie profondità. Due ore di bellissima musica, nella piazza degli aviglianesi lontani. Tarantato comm’a mè.

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Informazioni su Tullio Bugari

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