I martiri del XX giugno

1017227_10200544801236172_1188213735_nDomani, 20 giugno, è il 69° anniversario dell’eccidio di Montecappone, l’uccisione dei martiri del XX giugno, tutti giovani, tra i 18 e i 25 anni: Armando e Luigi Angeloni, Francesco Cecchi, Alfredo Santinelli, Mario Saveri, Enzo Carboni e Calogero Grasceffo.
La cerimonia si svolgerà sul luogo dell’eccidio.
Qualche mese fa i martiri del XX giugno sono stati ricordati nel libro Martirio, presentato dall’Anpi di Jesi.

L’eccidio è stato rievocato anni fa anche nel libro “L’anno più lungo” di Giuseppe Luconi:
Sono all’incirca le sette di sera: in via Roma, all’altezza dell’edicola del Crocefisso, una trentina di giovani sono seduti avanti casa e discutono sui fatti del giorno. Improvvisamente arrivano tedeschi e fascisti, i quali, dopo aver bloccato gli accessi della via, obbligano i giovani a mettersi in fila e ad incamminarsi verso la villa Armarmi, in contrada Montecappone. Giunti alla villa, i giovani vengono rinchiusi nella brigata del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e rimessi in libertà: tutti, meno sette, che una spia di Fabriano (una donna?) qualifica come partigiani. Contro questi sette si accanisce la rabbia nazifascista. Vengono seviziati e torturati a lungo: da lontano si odono le loro grida di dolore e di implorazione. Riconosciuti come partigiani, vengono condannati a morte, senza processo. Agli abitanti della villa e della casa colonica sono impartiti ordini perentori: nessuno esca ed ogni porta e finestra sia serrata! Quando i sette vengono spinti in un vallone a circa duecento metri dalla villa, sono irriconoscibili per le violenze subìte. Poi il tragico epilogo: una scarica di mitraglia ed i corpi cadono dalla ripa, rotolando. Qualcuno si contorce, tra gli spasimi estremi chiama la mamma, invoca Iddio. Allora vengono finiti coi pugnali, coi calci dei fucili: negli orecchi, negli occhi, sui petti”. 

Lo scorso anno, con gli amici della Staffetta della Memoria, concludemmo idealmente un lungo viaggio lungo la Linea Gotica, dal Tirreno all’Adriatico, dal 25 aprile al 1° maggio, proprio qui da noi alla periferia di Jesi, sulla collina di Montecappone. Riporto qui un brano del mio libro dove ricordo, insieme tra loro, il nostro viaggio, la nostra serata e gli eventi di Montecappone:
“Si stima che in tutto, nelle battaglie sulla Linea Gotica rimasero sul campo circa 65 mila soldati tedeschi e 75 mila delle truppe alleate; gran parte caduti proprio negli scontri di questo mese. Cifre impressionanti.
Nel mezzo restano intrappolate le popolazioni, strette tra i tedeschi i rastrellamenti e le rappresaglie, e i bombardamenti alleati a copertura delle loro truppe.
Lo storico De Luna, riferendosi a tutta l’Italia, stima che tra il luglio ’43 e l’aprile ‘45, furono 65 mila i civili caduti sotto i bombardamenti alleati e 15 mila i civili morti nelle stragi in seguito ai rastrellamenti tedeschi.
Cercando di ricostruire un elenco di tutti gli eccidi, mi sono accorto che la mole è troppo elevata, va oltre la percezione quotidiana. Probabilmente non esiste nemmeno un elenco ufficiale e davvero completo. Ad esempio, non ho trovato negli elenchi consultati l’eccidio del 20 giugno’44, avenuto a Jesi, la mia città, di cui furono vittime sette ragazzi ricordati come i “martiri del XX giugno”.
Sembra un caso ma quando due mesi dopo ci rivedremo a cena per cucinare le pizze con la farina del compagno Bardeggia, nel cortile della casa di campagna di Diego, sul digradare della collina di Montecappone, ci troveremo affacciati proprio sulla zona – qualche centinaio di metri appena – dove quei ragazzi furono trucidati dopo essere stati torturati affinché tutti gli abitanti della zona potessero ascoltarne, per l’intera notte anche da molto lontano, le urla strazianti. Oggi c’è un cippo, eretto per loro, che ancora li ricorda. Basta girarsi attorno, anche qui nella nostra campagna e non solo sulle alture della Linea Gotica, che le tracce di memoria sono ovunque attorno a noi, pronte a risvegliarci.”

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