L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro

Articolo 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
trenoDal 25 aprile al 1 maggio, dalla liberazione alla giornata dedicata al lavoro. Sono le due date simbolo scelte dalla Staffetta della Memoria per il viaggio in Linea Gotica. Non potevano essere più adatte, ieri sera a Fabriano (presso il Circolo Arci Il Corto Maltese). Ad una settimana di distanza dalla manifestazione antifascista in città per cacciare casa pound. Proprio negli stessi giorni in cui è scoppiata in città la questione della Indesit, assai più rilevante dell’altra sul piano sociale e sulla stessa struttura e identità della città. Proprio ieri pomeriggio c’era stata in città un’assemblea pubblica, presenti molti sindaci dei paesi della zona. La situazione e davvero difficile.

Ha senso, in questo contesto, parlare di viaggi – nei paesaggi dell’Appennino e nelle memorie – di escursioni, di progetti, di cultura, di questa avventura della Staffetta e delle tante storie incontrate in paesi diversi da questo? Di un passato che a tratti può anche apparire lontano – sono trascorsi oramai settant’anni.
Credo di si, che lo abbia un senso, forse in un modo anche più diretto, che occorre sforzarsi di cogliere. Come sempre dovremmo fare.
L’avventura della Staffetta è stata accolta con molta curiosità, non solo facendo nascere la voglia di unirsi al viaggio il prossimo anno ma anche stuzzicando l’idea di riscoprire i tanti luoghi della memoria di queste stesse zone. Nel fabrianese e nei dintorni, dove la resistenza e stata ben presente – ieri sera io è Doriano abbiamo dimenticato di ricordarlo, ma nel primo numero dei quaderni della memoria che la Staffetta ha distribuito durante il suo primo viaggio, c’era anche la storia, a fumetti, dell’assalto al treno alla stazione di Albacina – o nel resto della regione, come un paio di settimane discutevamo ad Ascoli Piceno.
magliettaLa vita che abbiamo vissuto in questi settant’anni che sono seguiti, con le sue vicende, fatiche, lotte ma anche conquiste, passi in avanti, e nata anche da quelle giornate ai limiti dell’estremo, quando non ci si è tirati indietro. Ma la vita continua, con tutte le sue cose e le sfide che si rinnovano, e rispetto a queste le memorie non sono una fuga nel passato ma un modo per rivalutare in un senso più compiuto il presente.
Per chiudere, riporto un brano trato dal libro, che ho scritto la mattina del terzo giorno di viaggio, mentre scendevo dal Rifugio Le Cave verso il comune di Cantagallo, nella frazione di Luicciana. La sera prima era stata quasi un’epopea trovare la strada e soprattutto salirla con i furgoni, mentre i ciclisti salivano tranquilli dal versante opposto del monte. Avevo appuntamento con le ragazze del rifugio, che venivano a prenderci con il fuori strada in una località chiamata Luogomano, e proprio a Luicciana, di fronte al Comune ma non me n’ero accorto, avevo chiesto ad una signora l’indicazione della strada, e lei m’aveva indicato – guardando scettica prima me e poi il furgone – una sterrata in discesa poco raccomandabile. Io avevo risposto con una battuta, facendo un gioco con le parole: “Se lo chiamano luogo umano, una ragione deve esercì!”.
Quello che segue invece è il racconto del mattino dopo:
Luoghi carichi di storie ma anche di lutti, costellati di stragi o di deportazioni che non sempre prevedevano il ritorno. La morfologia e la geografia di questo territorio si confondono con la sua memoria. Queste valli intrecciate, i valichi, i corsi dei fiumi con i loro ponti, le zone abitate e coltivate, i sentieri e le strade, costituivano prima ancora che una difesa naturale per i tedeschi impegnati a ritardare l’avanzata degli Alleati, soprattutto un tessuto vivo di itinerari e punti di riferimento per le genti che vi abitavano e vi si muovevano con naturalezza. Nella loro terra. Come i pesci nel mare e gli uccelli nel cielo. La guerra deve avere avuto un impatto inimmaginabile sul territorio e sulle storie di questo territorio, che pure ha avuto la forza non solo di sopportare ma anche di reagire. Ecco, forse quando parliamo di memoria, è proprio questo l’aspetto che non dovremmo dimenticare oggi, la capacità di reagire. Resistere. Forse in questa accezione la parola Resistenza assume un significato meno militaresco ed eroico, meno retorico ma più immediato. In questo senso, il paesaggio che custodisce questa memoria collettiva, non è poco umano, come scherzavo con la signora incontrata ieri sera proprio qui davanti, a Luicciana. E’ invece un luogo molto umano.

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