“L’uso del pensiero previene il male”

21“L’uso del pensiero previene il male” è una frase contenuta nell’ introduzione del sito dell’Aula della Memoria di Colle Ameno. L’articolo cita “La banalità del male” di Hanna Arendt, per sottolineare l’importanza della memoria, soprattutto quando non è soltanto commemorazione ma invito a riflettere: “Perché la capacità di pensare fa sì che l’uomo mantenga attivo un dialogo con se stesso, rifletta sul significato degli eventi e possa giudicarli. Il progetto – prosegue l’articolo introduttivo all’Aula della Memoria – prevede che il primo fondamentale livello educativo della memoria sia accompagnato da pratiche formative e comunicative: l’obiettivo è quello di aiutare gli studenti ad impadronirsi del loro intelletto e della facoltà di saper pensare e ragionare, di saper scegliere e orientarsi in situazioni moralmente significative”

C’è in apertura anche una poesia molto bella – “Il sogno del prigioniero” di Eugenio Montale, tratta da “La bufera e altro” del 1956 – che mi piace riportare:
Albe e notti qui variano per pochi segni.

La purga dura da sempre, senza un perché.
Dicono che chi abiura e sottoscrive
può salvarsi da questo sterminio d’oche;
che chi obiurga se stesso, ma tradisce
e vende carne d’altri, afferra il mestolo
anzi che terminare nel pâté
destinato agl’Iddii pestilenziali.

Avere avuto l’occasione di essere qui, grazie al mio libro “In bicicletta lungo la linea gotica“, mi ha consentito di conoscere la storia di Colle Ameno, di questa parte della Storia e delle Memorie di questo paese, ricco di passato e di esperienza da trasmettere al presente e al futuro.
Borgo di Colle Ameno è la cornice scelta dalla Pro Loco di Sasso Marconi per organizzare due giorni di incontri, di libri, di esposizioni e di eventi, un’esperienza collettiva in cui immergersi, per ascoltare, e anche parlare cercando di dare il proprio contributo.
In questo, gli stimoli di riferimento che hanno guidato un po’ le cose che ho detto nel parlare del mio libro, l’ho trovato proprio nelle stanze dell’Aula della Memoria, che durante il mattino ho avuto occasione di visitare, e nelle pagine del sito, che avevo letto prima di andare. Tra queste, in particolare, un passaggio in cui si dice che proprio la mancanza di una memoria collettiva – “questa specie di rimozione, collettiva ma non personale” – ha permesso al ricordo di non fossilizzarsi in una forma codificata. Trovo molto stimolante questo che a prima vista appare come un paradosso, un’asimmetria, che riguarda proprio ciò che sta alla base della ricostruzione delle memorie, e dei significati che assume questa stessa ricostruzione.

Seguendo questo stimolo – e tralasciando per ora il senso dell’intero testo che ho letto, assai più articolato, da cui ho tratto la citazione – mi pare che possa essere letta così anche la nostra esperienza della Staffetta della Memoria, che racconto nel libro che ho presentato.
Questa dialettica tra ricordi e memoria, come leggo ancora dal testo appena citato, “questa volontà di trasformarsi da luogo del ricordo – in cui qualcosa è avvenuto – in luogo della memoria è maturata piano piano ed è sfociata anche in questa aula della memoria dove si narrano gli eventi, fissandoli nella memoria, e dove si cerca anche di coinvolgere alunni, studenti e chiunque abbia voglia di ascoltare, in alcuni percorsi di conoscenza e di contestualizzazione.”

In altre occasioni, per descrivere simbolicamente il significato della Staffetta della Memoria, il suo percorrere i crinali e le valli di queste zone, attraversando i paesi e incontrando le persone, ho usato la metafora della puntina del grammofono su un vinile, che scorrendo risveglia suoni e immagini. Ricordi. Per cercare di restituire anche il nostro spirito durante questo transito, ho preso in prestito dalla scrittrice Simona Baldanzi l’immagine dello “spirito chourmo”, che significa mischiarsi, entrare dentro, in relazione, come una piccola ciurma in viaggio. Ma poi, anche per la Staffetta c’è il momento in cui tutto questo lavoro si struttura, cresce, prende un’altra forma, s’intreccia con la ricerca storica e con la costruzione delle memorie, come sta avvenendo a Badia Tedalda, con la realizzazione attualmente in corso del Parco Storico della Linea Gotica, dove letteralmente si scava per riportare alla luce postazioni, tracce fisiche, reperti, e insieme le testimonianze e i ricordi. Scavare per ricostruire, come nei ricordi e nelle memorie. E soprattutto farlo insieme, “mischiandosi”, condividendone emozioni e ricordi.

Qualcuno mi chiese qualche tempo fa le possibilità di sviluppo della nostra esperienza dal punto di vista del turismo. Sì, certo, c’è anche il piacere di viaggiare, i paesaggi e anche i paesi che si attraversano sono decisamente all’altezza e meritano, e magari si tratta anche di promuovere un turismo più critico e consapevole, ma non solo nel senso della sostenibilità e dell’impatto sociale e ambientale, credo che debba esserci anche di più, direi anche una sorta di sostenibilità dell’identità culturale. Ma allora anche la parola turismo svanisce, mi appare superata, è un’altra cosa, i significati sono altri, come nel titolo che ho usato per questo articolo: l’uso del pensiero previene il male, che rappresenta un’indicazione del metodo da seguire.

(Il prossimo appuntamento con il libro “In bicicletta lungo la Linea Gotica” è a Fabriano, sabato 15 alle ore 19, presso il Circolo Arci “Il Corto Maltese” – l’evento su FB)

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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