Oh, non si trattava di dare la scalata al cielo, macché…

Unknown“Ancora oggi non so, non capisco, come gran parte della sinistra poté essere così miope… non comprese granché del fenomeno fascista, non ebbe la profondità di vedute per rendersi conto che si trattava di un movimento eterogeneo basato sul mito della forza, della sopraffazione,e che quindi non c’era alcuna via di dialogo possibile… I dirigenti socialisti nutrivano la nefasta illusione che facendo concessioni si potessero limitare i danni… Che follia: un movimento che sfrutta le più scellerate spinte irrazionali dell’animo umano e si alimenta di violenza, più spazio di manovra gli viene concesso e più violenza esercita. Il Partito Socialista avviò il suicidio della sinistra, firmando il patto di pacificazione, senza voler capire che il fascismo non sarebbe mai sceso a patti, non avrebbe mai rispettato alcun impegno, perché conosceva un solo modo di avanzare: schiacciando gli avversari. Di fronte a una simile realtà si poteva soltanto rispondere colpo su colpo fino a scompaginarlo e disperderlo. Gli unici momenti di crisi il fascismo li conobbe quando gli Arditi del Popolo contrattaccarono e colpirono più forte. Allora, avevamo avuto la chiara dimostrazione che non c’era altra via da seguire. Ragazzi, credetemi, ve lo dico con la mano sul cuore. Non c’è niente di esaltante nell’ammazzare un essere umano, e ci rendemmo conto che il rischio era arrivare a condividere il mito della violenza… ma davanti a una cancrena non si può perdere tempo e sperare che il dialogo la riduca alla ragione, la convinca ad accontentarsi di una sola porzione del corpo sano. Occorre intervenire duramente e spietatamente, prima che il male divori tutto. Gli Arditi del Popolo furono gli unici a capirlo, e agirono di conseguenza. Ma i partiti… Se i socialistici illusero di praticare le normali vie della politica, appellandosi a una firma sulla carta straccia, i comunisti furono altrettanto stolti da sconfessare gli Arditi per puro settarismo, anche se tanti comunisti, socialisti, repubblicani, una parte dei popolari, e persino i cosiddetti dannunziani si unirono a noi. Gli anarchici furono forse i più coerenti e avveduti, peccato fossero troppo pochi. E che potevamo fare, avevamo contro tutto e tutti: polizia, carabinieri, esercito,, certo, ma anche partiti e organizzazioni che sarebbero dovuti stare al nostro fianco. Oh, non si trattava di dare la scalata al cielo, macché, no… Nessuna rivoluzione vagheggiata durante la guerra del ’15-18 era possibile, ma schiacciare la testa allo scorpione prima che piantasse il suo veleno, quello sì, potevamo farlo. Ve lo ripeto: le uniche crisi profonde, il fascismo le attraversò all’indomani di dure sconfitte sul campo, di batoste ricevute da noi Arditi. Pensate un po’, se il fascismo non fosse arrivato al potere, forse neanche Hitler ce l’avrebbe fatta, da solo, senza esempi e sostegni concreti in Europa. E in Spagna, Franco non sarebbe arrivato da nessuna parte senza gli armamenti, le munizioni, i finanziamenti e l’aiuto diretto delle truppe italiane, un aiuto molto più forte di quello nazista. E chissà, andando avanti con i sé e i forse, niente guerra mondiale e campi di stermino. Ve l’immaginate?…. Se ci avessero appoggiato… tanti disastri non sarebbero avvenuti… Ma lo so, lo so, niente storia con i sé e i forse. E la storia la scrivono i vincitori. E i vincitori furono loro, non perché noi fossimo incapaci di sconfiggerli, ma perché ci ritrovammo soli, contro un nemico che rispettava soltanto chi lo bastonava più forte di quanto riuscisse fare lui…”

Parma, agosto 1972, si sono appena conclusi da poco i funerali di Mariano Lupo, un giovane militante di Lotta Continua aggredito e ucciso qualche giorno prima da un gruppo di fascisti. Un anziano racconta ad un gruppo di giovani militanti, una storia di cinquanta anni prima, quando la gente di “Oltretorrente”, insieme a gli Arditi del Popolo guidati da Guido Picelli e Antonio Cieri, respingono gli assalti, durati diversi giorni, dei fascisti di Balbo e Farinacci, molto più numerosi e meglio armati. La storia poi è andata come è andata, Picelli e Cieri moriranno in combattimento in Spagna nel ’37, nella guerra civile, a poche settimane di distanza uno dall’altro.

Questo di Pino Cacucci non è un romanzo ad ambientazione storica ma un pezzo di storia vera raccontato nella forma del romanzo, cioè dal punto di vista dei singoli, dal basso, vivendoci dentro. Il libro si apre con la lettera di Antonio Gramsci “Odio gli indifferenti”.

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