L’8 settembre del PD: ci vuole un altro 25 aprile?

NEWS_1287721Oggi è il 20 aprile, tra cinque giorni si celebra la Resistenza e la liberazione dell’Italia. Sembrava quasi che quest’anno – dopo il discorso d’insediamento della nuova Presidente della Camera, sulla Costituzione più bella del mondo – si potesse affrontare questo evento con un senso di liberazione in più, dopo che negli ultimi anni abbiamo sentito parlare più volte di “sdoganamenti”, “pari dignità” nelle quali la parola dignità c’entrava poco, modifiche di articoli della costituzione “a cuor leggero”, quasi facesse “tendenza”. La Boldrini nel suo discorso ha elogiato la “buona politica” ma pare che ancora, purtroppo, la buona politica non abbia potuto manifestarsi. Aspettavamo un 25 aprile e invece c’è arrivato un 8 settembre. Tutti a casa. Sembra quasi che lo slogan di Grillo – “siete circondati” – si sia avverato – con la variante che una parte del parlamento, tutta la destra escluso Monti, sia sia sottratta all’assedio e abbia abbandonato l’aula. Dentro c’è rimasto il centrosinistra, alle prese con un golpe interno, che somiglia però ad uno di quei golpe da “repubblica delle banane”. C’era uno, una volta, uno che se ne intendeva, il quale diceva che la storia quando si ripete lo fa sempre nella forma della farsa. Si chiude un ciclo, che temporalmente coincide con quella che tutti chiamano “seconda repubblica” – non ho mai capito fino in fondo il vero senso di questa espressione – e che è iniziata più di venti anni fa con la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, e invece era uguale a quel carro armato di cartone che esibirono anni fa i leghisti a piazza San Marco. E ora che si fa? Tutti a casa, anche se non in senso fisico – che invece desidereremmo in tanti – ma in senso politico, cioè nel senso che nessuno rappresenta la buona politica. Ma è un po’ anche un “tutti a casa” nel senso che non c’è in questo momento un vero governo e un vero presidente della repubblica – siamo soli, ci hanno lasciato soli – c’è solo un vero presidente del consiglio designato che pare però finto anche lui e che già ha annunciato le sue dimissioni – stai tu a vedere che non ha azzeccato nemmeno questa mossa? Metà Parlamento non c’era, era fuori, da un’altra parte, ma non ne sentiamo la mancanza, c’inquieta però immaginare che cosa potrebbe fare. M’interessano di più, piuttosto, le “bande di ribelli” che occupano le sedi del PD: ancora sono poche, chi sa se si fermeranno dopo un po’, stanche e isolate, oppure cresceranno di numero e di capacità politica, verso un nuovo 25 aprile? “Nessuno oggi morirebbe per questa democrazia”, inizio così il mio libro “In bicicletta lungo la linea gotica”, citando un cartello che ho visto in televisione, l’anno scorso alla sera del 25 aprile: sono di nuovo in partenza per un altro viaggio insieme alla “staffetta della memoria” e spero di non vederne un altro, di cartello simile. C’è nel nostro paese un problema generalizzato di nuove forme di rappresentanza politica e sociale, nel senso che i problemi mai come ora abbondano – chi ci ha governato è stato generoso in questo senso – ma non si capisce ora chi se ne occupi, quando, come, in che modo, con quale esito. I problemi abbondano e noi ci siamo dentro fino al collo. Punti di riferimento ce ne sono, per uscirne. Sulla questione della massima rappresentanza politica, la presidenza della repubblica, Rodotà è un punto molto chiaro. Non è un simbolo vuoto ma le sue prese di posizione, anche recenti, ad esempio lo scorso anno contro l’inserimento del vincolo di bilancio negli articoli della costituzione, oppure la sua presenza, fisica, alle manifestazioni dei lavoratori. Rappresentanza non è una bandiera vuota da sventolare perché fa tendenza, è indicare strade concrete. “E’ la semplicità, che è difficile a farsi”, si potrebbe dire, parafrasando Bertolt Brecht.

P.S. Nel frattempo è stato rieletto Napolitano, con una maggioranza “mezzo bulgara”; ora ci manca solo di ridare l’incarico di governo a Monti, così ci salva un’altra volta. Quando inizieremo a salvarci da soli?

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